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LA PAURA DEL GANCIO

21 maggio 2026 2 min

Serena Gabriele Nata a Cosenza il 27 gennaio 2003. Attualmente studia Lettere classiche all’Università della Calabria

Tra le domande più frequenti che vengono poste a bambini e bambine di qualunque parte del mondo ce n’è una in particolare che persino a distanza di anni potrebbe risuonare nell’anima: Cosa vuoi fare da grande?

Si tratta di un quesito che per i più piccoli appare innocuo e che di solito non genera alcun tipo di preoccupazione. Tuttavia accade che lo scorrere del tempo porti con sé cambiamenti notevoli, così si cresce e quella che prima era una semplice curiosità su mestieri e inclinazioni può subire una metamorfosi, annidarsi nella mente della persona interrogata e diventare “paura del gancio”. Prima di capire cos’è effettivamente “il gancio” bisogna sapere che in questo processo è proprio la metamorfosi il punto essenziale, perché è inevitabile che la domanda di partenza si evolva in nuove questioni, spesso relative alla scelta dell’università, del lavoro oppure della città in cui si vuol vivere. Insomma, tutte quelle cose che ci pongono di fronte ad un bivio e ci costringono a imboccare una strada piuttosto che un’altra, sono causa di profondi tormenti interiori poiché non è affatto facile stabilire chi siamo e cos’è meglio per noi. È qui, allora, che subentra “il gancio”. Si tratta di un concetto teorizzato da Luigi Pirandello nell’omonima novella (Il gancio, 1902), divenuta in seguito un dramma con sostituzione del titolo in Il dovere del medico (1911). L’autore sostiene che nella vita di ciascuno vi possono essere delle azioni nobili o vergognose cui si resta incatenati, come agganciati per sempre, e ogni gancio a cui c’impigliamo è frutto – maturo o acerbo – delle decisioni prese. In quest’ottica, scegliere diventa una sorta di cristallizzazione dell’essere e quindi fa paura. Di contro, non legarsi a nulla, non avere relazioni stabili e valori duraturi comporta meno rischi e fa sentire addirittura più liberi. In poche parole: è conveniente. Sviluppare la consapevolezza che dentro di noi abitano infinite possibilità è senz’altro indispensabile per condurre un’esistenza migliore ed è ormai assurdo credere che una persona possa essere caratterizzata solo dal Bene o solo dal Male.

L’essere umano è complesso ed è più volte costretto a fare i conti con gli oscuri intrecci che lo abitano, ma ciò non significa dover vivere nella precarietà assoluta o nella non-identità. Di questo ha parlato a lungo il sociologo Zygmunt Bauman nei suoi saggi sulla società moderna, ispirando anche il cantante calabrese Brunori Sas nel suo brano “Vita liquida”, nel quale viene analizzato il concetto di fluidità nelle sue diverse sfaccettature. Mettere radici, comunque, può essere meraviglioso se serve a costruire piccole realtà uniche e capaci di comunicare tra loro, senza far mai prevalere logiche di supremazia o di estremo rigorismo. In conclusione, con la paura del gancio è necessario fare la sola cosa che fa in modo che qualsiasi paura venga superata: affrontarla.

L’essere umano è complesso ed è più volte costretto a fare i conti con gli oscuri intrecci che lo abitano, ma ciò non significa dover vivere nella precarietà assoluta o nella non-identità
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SG
Serena Gabriele

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