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Favoloso Calvino: la mostra del Centenario tra scrittura e arte, visione e bellezza

21 maggio 2026 4 min
Favoloso Calvino: la mostra del Centenario tra scrittura e arte, visione e bellezza

"Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni?"

Nelle sei Lezioni Americane, Calvino definisce così la molteplicità.

E questa "combinatoria di esperienze, informazioni, letture, immaginazioni", emerge molto bene nella Mostra che ha accolto migliaia di visitatori nelle Scuderie del Quirinale a Roma tra 2023 e 2024, dedicata al grande scrittore nell’anno del Centenario dalla sua nascita.

La molteplicità è proprio la chiave di lettura di questa Mostra, a mio parere (come lo è per tutta l’opera calviniana).

Ho avuto la fortuna di visitarla nel mese di dicembre.

Il Calvino che ho amato durante gli studi universitari, l’autore di uno dei miei "libri dell’anima", cioè "Se una notte d’inverno un viaggiatore", ovvero il romanzo del Calvino combinatorio, letterato puro, che gioca con la scrittura e con le immagini che essa evoca, è al centro di una mostra ricca di visioni, di parole, di pensieri, di immagini.

La mostra, dal titolo Favoloso Calvino, curata dal professore Mario Barenghi, accompagna il visitatore alla scoperta dello scrittore, attraverso un percorso di sezioni tematiche modulari, realizzate con oltre 400 prestiti (dipinti, sculture, bozzetti, illustrazioni, arazzi, fotografie e prime edizioni di libri), per mettere in scena la complessità del Calvino affabulatore, militante, ecologista, interprete, traduttore, appassionato di cinema e fumetti, cultore di fiabe e lettore della realtà.

Interessante il racconto del suo rapporto con la natura e la botanica, mutuato dai genitori Mario Calvino ed Eva Mameli, con una serie di documenti e stampe che rivelavano un interesse acuto di Calvino per questi temi, riferimenti alla botanica che lui tra l’altro ha inserito spesso nelle sue opere.

Ho apprezzato molto la sezione dell’impegno partigiano, al cui centro è la canzone Oltre il ponte, nata dalla collaborazione tra Calvino e il gruppo musicale torinese "Cantacronache" e riprodotta in loop, nella versione di Moni Ovadia con i Modena City Rambles, completata dalla scelta di aderire al PCI.

Continua il racconto con il periodo torinese ed Einaudi; Parigi; le relazioni e gli avvenimenti immortalati nelle foto d’archivio. Ma al di là dei riferimenti cronologici alla biografia ciò che colpisce è l’immaginario generato dall’autore che domina. E poi i rapporti con gli illustratori e gli artisti: Emanuele Luzzati, Toti Scialoja, Giulio Paolini ed Emilio Isgrò.

E poi ci sono i tarocchi, da cui scaturiscono le storie de La taverna dei destini incrociati e un’ampia sezione dedicata al suo muoversi tra il mondo reale e le fiabe.

Tutta la mostra rivela questo rapporto tra scrittura e visione, che in Calvino è fondamentale: "All'origine di ogni storia che ho scritto c'è un'immagine che mi gira per la testa, nata chissà come e che mi porto dietro magari per anni. A poco a poco mi viene da sviluppare questa immagine in una storia con un principio e una fine, e nello stesso tempo - ma i due processi sono spesso paralleli e indipendenti - mi convinco che essa racchiude qualche significato. Quando comincio a scrivere però, tutto ciò è nella mia mente ancora in uno stato lacunoso, appena accennato. È solo scrivendo che ogni cosa finisce per andare al suo posto."

Un’altro aspetto molto interessante è la presenza di opere degli artisti che si fanno ispirare da Calvino: c’è uno scambio continuo con il mondo dell’arte pittorica. Ispirazione che lui prende, ispirazione che lui dà. Come accade ad esempio per i bellissimi ritratti di lui, opera di Levi, mentre c’è tutta una sezione sezione sulle opere ispirate alle sue città invisibili, come le città metafisiche di De Chirico. Per completare con il codice di Luigi Serafini, la scacchiera di Enrico Baj, l’illustrazione per il "Barone rampante" di Domenico Gnoli, Filo conduttore della rassegna, come recita il comunicato stampa ufficiale della mostra, è chiaramente la dimensione visuale: "Il punto di partenza è un’immagine – 'nata chissà come' – che si porta dietro a volte per anni; a poco a poco dall’immagine comincia a dipanarsi una storia, che gradualmente dispiega significati inattesi e acquista senso. Più tardi, a innescare la fantasia calviniana saranno fattori diversi: le teorie cosmologiche, gli arcani dei tarocchi, oggetti d’uso quotidiano. Costante rimane però l’avvio da uno spunto visuale, di cui il lento lavoro della scrittura rivela le potenzialità dandogli forma di racconto".

Tutta la mostra sembra quindi adeguarsi all’affermazione espressa da Palomar: "Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, ci si può spingere a cercare quel che c'è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile."

Calvino ci mostra quindi che la realtà è molteplice, ogni visione che si ha di essa è diversa, "...e così anche adesso se mi chiedono che forma ha il mondo, se chiedono al me stesso che abita all'interno di me e conserva la prima impronta delle cose, devo rispondere che il mondo è disposto su tanti balconi che irregolarmente s'affacciano su un unico grande balcone che s'apre sul vuoto dell'aria, sul davanzale che è la breve striscia di mare contro il grandissimo cielo, e a quel parapetto ancora s'affaccia il vero me stesso all'interno di me, all'interno del presunto abitante di forme del mondo più complesse o più semplici ma tutte derivate da questa".

"Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni?"
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Alessandra Luberto
Alessandra Luberto

Redazione

Docente di Italiano e Storia nelle Scuole Superiori. Con una forte passione per la letteratura contemporanea, e un passato di redattrice editoriale prima, di imprenditrice sociale poi.

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