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Franco Costabile. La rosa nel bicchiere. Tutte le poesie

21 maggio 2026 4 min

FRANCO COSTABILE. La rosa nel bicchiere. Tutte le poesie (Rubbettino, 2024)

di Vincenza Costantino

L’ho letto tutto in treno, nel mio Sud, da Cosenza a Reggio Calabria. E mentre dal finestrino lato mare al mio fianco scorreva il degrado e la bellezza di un paesaggio immerso nel luglio del presente, nei versi delle pagine aperte sulle mie ginocchia scorreva il tempo indefinito del passato per sempre perduto e del futuro per sempre atteso della poesia di Franco Costabile.

L’estate del 2024 è arrivata così, con un volume in cui tutti i componimenti del poeta di Sambiase stanno uno a fianco all’altro, in un’edizione che include - oltre alle note raccolte Via degli Ulivi e La rosa nel bicchiere - le poesie disperse e una completa nota biografica a cura di Giovanni Mazzei, per la collana "La nave dei pini" di Rubbettino. Quanto sia speciale questa pubblicazione, che esce a cento anni dalla nascita di Costabile, si intuisce già dalla laconica nota che precede l'introduzione; in essa l'Editore, con scarno linguaggio tecnico dichiara di mettersi a disposizione dei titolari dei diritti delle poesie, ricercati con ogni mezzo e non trovati. Queste due righe ci immettono in un universo poetico i cui temi, e i cui versi, stanno sotto i nostri occhi da decenni, esposti allo sguardo di tutti, mandati a memoria da tanti, eppure sconosciuti, invisibili ai molti, per quanto a disposizione di chi voglia reclamarli. Noi col poeta, nel suo consueto farsi prima persona plurale, intanto andiamo incontro agli interrogativi ricorrenti e urgenti: A chi appartiene la Poesia? A chi appartiene il Sole, a chi la Luna? A chi appartiene il Sud? E la Calabria? È di chi resta, di chi torna o di chi se ne è andato per sempre?

L’introduzione parte proprio dal concetto cardine dell’urgenza del dire di Costabile. Aldo Nove articola un ragionamento concreto sul poeta e sulla sua produzione, inquadrandone da una parte il profilo letterario nel panorama culturale e storico italiano della sua epoca, dall’altro evidenziandone la difficile classificazione, la refrattarietà alle correnti, agli -ismi. È una contestualizzazione che dapprima sembra limitata alla solita difesa della poesia calabrese del Novecento (con l’ovvio accostamento a Lorenzo Calogero), sempre bistrattata, incompresa, tacciata di provincialismo. Ma è solo un sembrare, perché Nove, attraverso una lettura puntuale, assume un decentrato e libero punto di vista sulla scena della poesia italiana, traccia inediti legami fra testi e traiettorie artistiche, smantella falsi limiti e critiche intrise di pregiudizi, e infine dà spazio e voce ai versi di Costabile grande poeta d’Europa, legittimandone la futura presenza nelle antologie scolastiche.

Nell’attesa che questo avvenga, possiamo usare questo volume per fare irrompere la poesia di Costabile fra i banchi di scuola. Occorre lanciarsi, senza starci troppo a pensare, ad esempio io l’ho fatto: ho sostituito tre romanzi del Novecento da leggere durante l’estate con La rosa nel bicchiere. Le alunne e gli alunni della mia quarta classe del liceo linguistico hanno accettato il compito per le vacanze di certo valutando gli aspetti positivi, che per loro sono tutti di natura quantitativa: è un solo libro invece di tre e le poesie finiscono prima perché non riempiono tutta la pagina. Leggeranno, non leggeranno, ameranno, odieranno? A settembre lo vedremo. Intanto apriamo e sfogliamo i cieli azzurri, il silenzio di Rosa, il niente che succede, l’antico splendore che rinasce e il passo da soldato sconfitto. Quest’estate pronunciamo parole che credevamo consegnate al passato, parole come feudo, bracciante, padrone e serva, ma anche cuore, grano, favola e amore. Intanto noi leggiamo e, da adulti, accogliamo la preghiera, il presagio e la sfida a declinare Uomo al plurale.

Rileggiamo a voce alta questa poesia, facciamola vibrare dentro e fuori dalle aule, per e con i ragazzi e le ragazze di questo nostro tempo di guerra.

Perché è a noi che il poeta parla, è a noi che ne Il canto dei nuovi emigranti si rivolge con un imperativo che con rabbia ci include e con profonda pietà ci abbraccia, chiedendo che ci venga levato il I giorno di scuola / senza matita / senza quaderno / senza la camicia nuova. È proprio a noi che il poeta lo ricorda, perché possiamo farne testimonianza, perché possiamo spiegare che sono solo cambiati i termini e dire che ad oggi ancora no, non ce l’hanno levato il primo giorno di scuola con le mancanze che umiliano i bambini e le bambine: senza zainetto nuovo, senza libri, senza tablet, senza internet, senza cittadinanza.

Rileggiamo a voce alta questa poesia, facciamola vibrare dentro e fuori dalle aule, per e con i ragazzi e le ragazze di questo nostro tempo di guerra. Perché è a noi che il poeta parla, è a noi che ne Il canto dei nuovi emigranti si rivolge con un imperativo che con rabbia ci include e con profonda pietà ci abbraccia
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Vincenza Costantino

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