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LA SCUOLA INTERROTTA

Un anno, tre mesi e dodici giorni

21 maggio 2026 3 min

Nella ormai numerosa schiera di libri che tracciano delle linee riflessive sull'esperienza della dad e conseguentemente sulla centralità dell'esperienza scolastica nel sistema sociale, La scuola interrotta si presenta come uno dei testi più corposi e strutturati, in cui confluiscono in maniera tripartita sia le riflessioni teoriche e analitiche sia le prassi ed esperienze scolastiche sia i riverberi e le risonanze nel dibattito pubblico. Tutto origina da un gruppo di insegnanti del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno alle porte di Bologna, costituitosi insieme ad altre scuole della zona in Presidio primaverile per una Scuola a scuola che scuote, interroga e cerca il confronto con la politica sull'importanza della scuola nel dibattito sociale. Il libro arriva alla fine di questo dibattito ed è molto interessante rilevare come le varie sezioni si armonizzino efficacemente tra loro. Già nella prefazione, l'animatore di tutto il Presidio, Lorenzo Morri, denuncia l'esperienza "violenta" a cui la scuola, ma soprattutto gli studenti, è stata sottoposta e che spacca in un prima e in dopo la scuola intesa come spazio di relazione e di affettività. Nell'introduzione a cura del professor Genovesi viene analizzata la funzione architettonica dell'aula scolastica in cui sia l'insegnante sia gli studenti sono protagonisti nella relazione educativa, l'insegnante con l'occupazione dello spazio in aula tramite il suo corpo - l'actio ciceroniana è richiamata come fattore fondamentale - e gli alunni che con la loro vitalità trasformano il vuoto freddo creato delle pareti divisorie delle classi in "biotopi irripetibili". La dad disumanizza, passivizza, colonizza, opera una "granularizzazione dei contenuti" e una "rivoluzione dromotica" in cui il perverso ideale panottico si sostanzia tranciando il flusso della relazione educativa.

A seguire le riflessioni di cattedratici e accademici che mettono in risalto come l'esperienza della dad sia stata certamente classista e discriminatoria ma soprattutto, aggiunta al prolungato confinamento casalingo, abbia aggredito e tormentato in maniera implacabile la psiche di tanti ragazzi adolescenti, creando uno tsunami di disturbi psichiatrici e malessere psicologico e dando vita a un boom di richieste di cure mediche da parte dei soggetti in età evolutiva. Si va dalle riflessioni della professoressa Anna Oliverio Ferraris inerenti soprattutto alla contrazione del linguaggio e della capacità dialogiche e interlocutorie degli adolescenti – la neolingua di Orwell – che chiaramente hanno risvolti poi sociali e democratici, alla riflessione del professore Giuseppe Riva, esperto di neuroscienze, che analizza come l'organizzazione del nostro cervello vada in tilt nella pratica della dad poiché spiazza le coordinate spazio-temporali dei neuroni-specchio, indebolendo e alterando così anche il nostro senso di identità personale e professionale. Molto acute e lungimiranti le considerazioni del professor Borgatti, neuropsichiatra, che analizza il modello della cosiddetta "triplice onda" che comparando la pandemia a uno tsunami indica la prima onda impattante a livello della salute fisica, la seconda legata all'economia, la terza legata alle condizioni di benessere psicofisico.

La seconda parte del libro racchiude, declinandole, le riflessioni degli insegnanti sulla loro esperienza in campo-dad, riflessioni in cui molti docenti si riconoscono perché tematizzano un vissuto personale che è diventato comunitario, riflessioni perlopiù amare, di delusione, di sconcerto, impotenza, forse anche di sopravvivenza in un momento in cui la torsione della storia ha prodotto macerie ancora fumiganti ma che non autorizzano gli adulti significativi ad abbandonare i ragazzi a loro stessi, così come scrive la professoressa Chiara Stancari: "Figuriamoci, poi, se possiamo insegnare qualcosa a loro, mentre stiamo vivendo un'esperienza storica unica, un'esperienza che noi non avremmo avuto i mezzi tecnologici e psicologici per sostenere e per attraversare indenni; un'esperienza che nemmeno noi riusciamo ancora a decodificare. Mettiamoci in cammino con loro, quindi, ed ascoltiamoli, solo loro ci daranno le soluzioni per aiutarli e uscirne. E uscire da questo "nonluogo", soprattutto. E non permettere più che siano prigionieri di una gabbia di cristallo che brilla di possibilità tecnologiche, ma che li costringe a una solitudine forzata, che ha come unica consolazione il fatto di condividere con i coetanei la stessa situazione. Ascoltiamoli, accompagniamoli fuori dalla loro stanza, perché la giornata di scuola deve iniziare quando la campanella suona. Fuori dal silenzio, dal sempre e dall'ovunque."

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