Vai al contenuto principale

PERCHÈ (NON) ANDARE A SCUOLA

21 maggio 2026 3 min

La testimonianza del professor Perretti è molto profonda, mai banale, perché cerca di indagare il fine ultimo ed essenziale della scuola, il suo significato estremo ma anche iniziale: a cosa serve la scuola, qual è il suo mandato, perché non riesce a raggiungerlo. Nelle lunghe riflessioni inserite nel libro e che spesso prendono la forma del dialogo tra il docente e i suoi studenti, altre volte tra lettore e autore, si analizza la situazione attuale della scuola e si rimarca come questa situazione sia catastrofica e come i rimedi per sanarla siano stati e ancora sono inefficaci (volutamente?). La parte iniziale del libro tratteggia lo smarrimento dell'autore, ma anche della classe docente tutta che, costretta a recepire decisioni ministeriali quasi sempre incomprensibili a chi vive giornalmente nelle classi, si è quasi arresa e autoconfinata in una dimensione esistenziale regressiva di rassegnazione e frustrazione visto l'azzeramento del credito sociale. I pochi che resistono spesso affidano alla denuncia episodica e inconcludente le loro posizioni professionali oppure cercano una via di fuga consolatoria nella testimonianza scritta della loro esperienza, come avviene in questo caso. Eppure l'autore è molto analitico nella denuncia delle colpe e degli errori sulla scuola, a partire dalle motivazioni personali dei ragazzi che quasi meccanicamente frequentano la scuola senza particolari slanci conoscitivi - l'autore parla della sua esperienza come docente di materie letterarie nei licei - continuando sulla scelta dei voti come indicatori valutativi imperfetti e limitati per descrivere il "successo scolastico" degli alunni. Addirittura denuncia, la "fine" della scuola, annullata nel suo mandato esclusivo di valorizzazione dei talenti e delle potenzialità dei ragazzi, tesa invece a preservare e tutelare la sua funzione di istituzione, in maniera autoconservativa e replicativa – molto illuminanti i capitoli sui voti, sugli Esami di Stato, sui "debiti" da "saldare" a settembre, sull'orientamento - non badando a mortificare e depotenziare i docenti per raggiungere questo scopo.

La fine della scuola, senza che ciò causi uno scandalo collettivo e sociale, come esprime l'autore, è dovuta all'incuria e alla perdita di senso dominante nella scuola, a partire dal linguaggio ormai scaduto in forme elementari, per arrivare al ruolo marginale socialmente, quasi inesistente, "una dolorosa necessità" per affermarsi nella vita (visti anche i modelli di riferimento di "successo").

La seconda parte analizza i principi valoriali del fare scuola, la funzione intrinsecamente conoscitiva della scuola che si realizza soltanto nell'incontro esclusivo tra allievi e insegnanti, nel gusto (erotico) della trasmissione della conoscenza (con buona pace dei detrattori del trasmissivismo scolastico), nella bellezza e nel valore dell'atto maieutico, formativo, realizzativo, che è l'unico fine della scuola. E questo atto risiede nella libertà dell'insegnante che vive per questo e non per altri distraenti e strumentali motivi, che dedica tempo e memoria proprio per incontrare il volto dei suoi alunni, quel volto che è specchio leale del suo retto agire. Ma quel volto si trasfigura e vivifica soltanto se dall'insegnante all'allievo passa la corrente dell'amore, una parola che nella iper-specializzazione anodina dell'attuale pratica dell'insegnamento sembrerebbe una parola fuori contesto, ma che invece è l'ingrediente insostituibile (seppur non contemplato in nessun corso per diventare insegnante) nell'incontro tra cuori e menti formate e altre in divenire.

Condividi

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo a scrivere.

Lascia un commento

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.

Continua a leggere

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per le finalità di misurazione come specificato nella cookie policy.

Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso, in qualsiasi momento, accedendo al pannello delle preferenze. Il rifiuto del consenso può rendere non disponibili le relative funzioni.

Usa il pulsante “Accetta” per acconsentire. Usa il pulsante “Rifiuta” per continuare senza accettare.