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Il bambino irraggiungibile

Storia di un ragazzo autistico non verbale ma pensante

21 maggio 2026 3 min

Stefania Lecce Storica dell’arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado

Manuel Sirianni oggi ha più di vent’anni. È un ragazzo alto e snello, dallo sguardo sfuggente ma gentile. Frequenta l’università e coltiva la sua passione per la storia e la letteratura.

Manuel va in giro con la sua bellissima famiglia a promuovere il suo libro e a raccontare a tutti una storia appassionante. Incontra bambini, ragazzi, studenti delle scuole e persone di ogni tipo. Manuel è un ragazzo autistico-non verbale e “il bambino irraggiungibile”, protagonista di questo libro, è proprio lui.

“Il termine autistico – scrive – con cui vengo dai più etichettato [...] indica chi come me vive in una bolla che ti isola dal mondo, dalla quale hai una percezione piena di ciò che accade fuori…”.

La sua è una storia potente, fatta di sofferenze e gioie che si uniscono in un raro e profondo senso di gratitudine per la vita, dettato anche da una grande fede.

L’esistenza di questo ragazzo cambia radicalmente quando, a soli 18 mesi, viene inghiottito da un silenzio che diventa assordante sia per lui che per i suoi genitori i quali, ben presto, ricevono la diagnosi: Manuel è un bambino autistico e il suo mondo funziona seguendo regole diverse.

Inizia così un percorso incredibile di resistenza e di speranza per tutta la famiglia.

In queste pagine il ragazzo racconta della tremenda sofferenza che ha provato quando non riusciva ad esprimersi pur avendo una percezione lucida di ciò che gli accadeva intorno. Del dispiacere nel vedere gli occhi tristi della mamma Oceania che non ha mai smesso di cercare un modo per tirare fuori suo figlio da quell’isolamento insopportabile.

Manuel ci conduce in un viaggio che ripercorre tutte le tappe della sua vita: già a quattro anni rifletteva sulla sua condizione e soffriva maledettamente nel non riuscire ad interagire con gli altri bambini che lo consideravano “una bestiola mai vista da esplorare”, senza rivolgergli la parola. I bambini giocavano insieme, parlavano di cose di bambini e Manuel restava da solo a pensare a quella sua condizione che lo teneva prigioniero. Dopo aver tentato tante strade, provato le terapie e le metodologie più accreditate, la svolta arriva quando ha nove anni grazie ad un’educatrice capitata quasi per caso nella sua scuola. Manuel comincia a seguire la tecnica della comunicazione facilitata, e, finalmente, dopo tutto quel silenzio, riesce a rompere la bolla che non gli permetteva di urlare a tutti i suoi sentimenti. Con l’aiuto di una tastiera e di alcuni programmi informatici, il ragazzo comincia a scrivere e trova il suo modo di aprirsi al mondo. Manuel è finalmente libero grazie alla scrittura. Manuel è libero di comunicare le sue fortissime emozioni. Non manca di sottolinearlo quando evidenzia l’importanza che hanno avuto la scuola e soprattutto le persone che la animano di sentimenti positivi. Dagli insegnanti, agli educatori e chiunque lo abbia “facilitato” nel suo percorso.

Queste pagine, riempite da una scrittura precisa e appassionata che, per certi versi, potrebbe sembrare inconsueta per un ragazzo della sua età, non sono soltanto la descrizione delle difficoltà e degli ostacoli che una persona autistica può trovarsi ad affrontare, ma spingono tutti quanti noi a una profonda riflessione su questo argomento: “tanti pensano che parlare e capire sono la stessa cosa, perciò ho pensato di scrivere questo libro, per far comprendere al mondo che non parlare [...] non significa non capire ma al contrario capire più degli altri…”.

L’onestà disarmante della scrittura di Manuel ci impone di guardare all’autismo con occhi nuovi, lasciando da parte convinzioni superate e sterili, spesso prive di fondamento.

Tutto ciò che non conosciamo ci spaventa ma se ci lasciamo guidare dalle buone emozioni possiamo, senza dubbio, gettare tutti il cuore oltre l’ostacolo e scoprire realtà meravigliose in cui è possibile imparare ad essere persone migliori.

(Il libro, edito da Bompiani, è alla sua seconda edizione. Da questa storia nascerà il docu-film Oceani, a cura di Barbara Rosanò)

“Il termine autistico – scrive – con cui vengo dai più etichettato [...] indica chi come me vive in una bolla che ti isola dal mondo, dalla quale hai una percezione piena di ciò che accade fuori…”.
“tanti pensano che parlare e capire sono la stessa cosa, perciò ho pensato di scrivere questo libro, per far comprendere al mondo che non parlare [...] non significa non capire ma al contrario capire più degli altri…”.
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Stefania Lecce
Stefania Lecce

Redazione

Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.

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