Il verbo greco πέτομαι comunica l'idea del volo. Le radici πετ-/ποτ-/πτ(ε)- infatti esprimono la sfera semantica che va dalle ali, ai volatili fino alla capacità di correre e muoversi agilmente. Lo stesso etimo diventa il suffisso/prefisso -pteros che richiama tutto ciò che è dotato di ala, πτέρυξ: fenicottero, elicottero, pterodattilo, coleottero.
Questa radice in latino darà origine al sostantivo 'penna'/'pinna', fino forse al verbo 'petere' che si traduce con "dirigersi verso", ma anche con "mirare a". Perché chi sfida la forza dell'aria lo fa perché ha un obiettivo alto, non si accontenta di rimanere a terra, si lascia trasportare dalla brezza come dal vento in tempesta nella certezza che il volo non dipenda solo dalle ali ma anche dal capriccio imprevedibile dell'aria.
È interessante poi che in alcune occorrenze - frequenti nel teatro greco - questo verbo indichi la capacità di danzare quanto quella di essere incerto: è proprio Euripide, il più abile ritrattista tra i tragici greci, che lo utilizza nelle Baccanti per descrivere le indecisioni e i dubbi di Penteo combattuto tra ragione e furore.
È questa l'esperienza dei ragazzi che quando crescono a volte pensano di poter/dover controllare tutto e poi in altri momenti rinunciano a spiegare le ali forse per mancanza di fiducia o semplicemente per la paura di cadere. Non è un caso che la radice di πέτομαι richiami –se non per comune matrice etimologica, almeno per assonanza– le radici di πίπτω che esprime la caduta e di πετάννυμι che vuol dire aprirsi, stendere, spiegare. Il volo contempla in sé il rischio della caduta, ma allo stesso tempo offre l'opportunità per spiegare le ali e sbocciare… non a caso la seconda radice dà origine al πέταλον, il petalo.
Accompagnare gli studenti nell'esperienza scolastica e umana coinvolge i docenti-educatori in una relazione che comporta acrobazie ed emozioni, incoraggiamenti e consigli rifiutati: è una sfida appassionante in cui ogni lezione, esperienza didattica, ogni parola dell'insegnante porta con sé un soffio di vento che fa prendere quota al volo dell'uomo di domani che abita il ragazzo di oggi.
Del resto la voce più nota di questo verbo l'omerico ἔπεα πτερόεντα –oltre cento occorrenze tra Iliade e Odissea– quando il participio di petomai mette le ali alle parole degli eroi che continuano ad essere modello per tutta la letteratura mondiale. Una scuola che educa alla leggerezza è quella che sa usare 'parole alate' perché aiutano i ragazzi a prendere quota, a non prendersi troppo sul serio accogliendo paure, stranezze e imprevisti, a gioire di orizzonti larghi come il cielo per guardare la terra a tutto campo, dall'alto.
Ogni lezione, esperienza didattica, ogni parola dell'insegnante porta con sé un soffio di vento che fa prendere quota al volo dell'uomo di domani che abita il ragazzo di oggi
Collaboratore
Insegna italiano, latino e greco nei licei della provincia di Cosenza, è consigliere nazionale dell'Azione Cattolica Italiana.
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