LINGUAGGI INEDITI PER COSTRUIRE STRADE NUOVE
Questo secondo numero è molto particolare. Abbiamo affrontato il tema dei linguaggi provando, come già accade da un anno, a sviscerarne commenti, riflessioni, esplorazioni educative. Poi accade che, mentre i contenuti prendono forma, da Milano giunge una notizia che non avremmo mai voluto apprendere. È come quando vedi un film per l’ennesima volta conoscendone ogni battuta sperando che arrivi un finale diverso.
Franco Dionesalvi va via in una mattina di luglio lasciandoci una produzione poetica e letteraria notevole, capace di disegnare un’epoca, dalle contestazioni e i movimenti di Avanguardia degli anni Settanta fino ai giorni nostri. Uno sguardo che dal profondo Sud si è aperto verso il Mediterraneo andando ad abbracciare lidi e terre lontane.
A rileggere il suo pezzo, pubblicato nel primo numero di Registro (s)connesso, sembra quasi di rintracciare un testamento spirituale. Su quell’ultimo metrò che accompagna i suoi studenti adulti a scuola, c’è un incoraggiamento a tratti commovente, che qui riportiamo in questo editoriale collettivo scritto da tutta la redazione per stringerci intorno a Claudio, nostro direttore editoriale: “Ma io so che i miei ragazzi ce la faranno, che questa volta hanno deciso, che nebbia o non nebbia, covid o non covid, non si fermeranno”.
È un incoraggiamento anche per noi insegnanti, operatrici e operatori culturali, teatrali, artisti, giornaliste e giornalisti. Nonostante tutte le difficoltà del momento, la crisi non solo economica ma valoriale che soffia da più parti, resistere diventa senza retorica un esercizio quotidiano, un esperimento linguistico e pratico da trasmettere alle nuove generazioni, ogni mattina, ogni sera nelle nostre aule, nelle sezioni carcerarie, nei musei, nei teatri, nei luoghi che frequentiamo.
Che siano pagine utili anche quelle di questo numero, , buona lettura e ancora una volta ciao Franco e grazie per averci reso tuoi compagni per un piccolo pezzo di strada!

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