Leggerezza è: peso condiviso
Carolina Berardelli Studentessa, frequenta la 2A Cambridge “Liceo Telesio“ Cosenza, prima di quattro fratelli, appassionata di lettura, adora viaggiare
Tenere una lezione ad Harvard non doveva essere cosa da poco. Figuriamoci sei. Ma nessuno può scrivere il proprio destino, nemmeno un grande autore come Italo Calvino. Così quelle sei lezioni a Cambridge, Calvino non le tenne mai.
Morì dopo la prima lezione. In essa egli elogia la virtù della leggerezza, che colora il grigiore della vita. Se gli orrori della guerra non avevano impedito a Calvino di concepire il concetto di una leggerezza capace di eliminare il peso superfluo, ancor più possiamo applicare questo concetto al nostro quotidiano, alle dinamiche interpersonali, alla gestione di emozioni contrastanti. Guardare il mondo con leggerezza significa non rimanerne soffocati, evitare che il suo peso ci crolli addosso. Un secchio vuoto può darci la sensazione della miseria o può farci volare come sulla groppa di un cammello oltre le Montagne di Ghiaccio. Io non so se sarò capace di elaborare la realtà con leggerezza, come se indossassi i sandali alati di Perseo, o se mi capiterà di precipitare, tirata giù dalla pesantezza delle mie paure, ma so che vorrei essere capace di vedere, in mezzo ai mostri, volti clementi, sotto la pioggia, l'arcobaleno, tra lampade spente, il bagliore di un fiammifero. Forse non sarà facile saltare le macerie che ingombrano il sentiero, ma più difficile sarebbe, dopo essere caduti, non restarne intrappolati.
Mi torna in mente la mattina in cui la professoressa stava distribuendo i compiti in classe corretti. Era una mattinata come tante, in cui i macigni di ognuno incurvano la schiena sul banco. Vidi accanto a me la delusione negli occhi di Claudia. Sapevo che avrebbe preso quel brutto voto come un fallimento, come segno indelebile della sua inadeguatezza. Quando chiese di andare in bagno già le lacrime le rigavano le guance. Le serviva guardare dall'alto quel numero che, con leggerezza, avrebbe potuto voler dire: "Tu puoi modificare il tuo percorso, raggiungere risultati migliori, impegnandoti puoi dare di più". Poco dopo, la professoressa mi chiese di raggiungere Claudia per assicurarmi che stesse bene. Avviandomi verso il corridoio, pensai che avrei potuto preparare due parole di conforto da dirle, perché nessun numero può indicare il valore di un essere umano.
Bussai, non rispondeva. Aprii la porta piano, come se fosse l'uscio di uno sconosciuto che non era in casa. Misi a fuoco l'immagine che avevo davanti: la sua mano destra stringeva delle forbici appuntite che, tremante, spingeva nella pelle, sul polso sinistro.
"Dammela. Così rischi che si formi una valanga che potrebbe travolgerti" dissi.
Ecco l'importanza della leggerezza. Potevo vedere la differenza tra la leggerezza che eleva e libera, e la pesantezza, che imprigiona e offusca la mente. Avrei voluto farle capire che, come diceva Einstein, studiare non è un dovere, una punizione da subire, ma un'opportunità e un privilegio che rende migliori. Le pagine di un libro sono ali capaci di farci volare verso il cielo più alto. Un libro non è un mattone legato alle nostre braccia che ci ostacola e ci impedisce di avanzare.
E torna di nuovo così il concetto di leggerezza. Essa trasforma la crisi in opportunità, la disperazione in malinconia, la tristezza in consapevolezza. Possiamo guardare dall'alto una Terra che continua a girare con la stessa lentezza, a prescindere dagli uomini che corrono, combattono, muoiono. Con la convinzione che tanto pesante quel macigno non può essere, nemmeno quando ci troviamo scaraventati a terra nel fango. Le porsi la mano e insieme tornammo in classe, consapevoli che non è il peso che trasportiamo sulle nostre spalle che conta, ma la leva con la quale ogni mattina rimettiamo a posto i nostri macigni sull'atlante e ripartiamo per affrontare la giornata camminando dritti quanto più possibile.
Collaboratore
Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo a scrivere.
Continua a leggere
LEGGERO È CHI IL LEGGERO FA
Nella vita scolastica, condividere il peso delle difficoltà con i colleghi e guardare la realtà con la leggerezza calviniana aiuta a costruire relazioni positive. Come il pirandelliano Ciàula, occorre sapersi alleggerire lasciandosi stupire dalla bellezza.
IL SORRISO OLTRE LA MASCHERINA / TI HO CHIAMATO PER NOME…
La riflessione di un'insegnante sull'importanza di guardarsi in volto nell'era delle mascherine. Un piccolo gesto in classe restituisce l'identità agli studenti, ricordando che dietro ogni dispositivo di protezione c'è una persona unica.
NON PAROLE NÈ SIMBOLI, MA CORPO ED ESTETICA
Racconti di una mutazione di natura antropologica
Un'insegnante di matematica racconta la difficile ripresa scolastica post-DaD, evidenziando una preoccupante mutazione antropologica nei ragazzi. Tra linguaggi del corpo, apatia e rifiuto dei simboli, il testo esplora l'incapacità di decodificare la realtà e il sapere.