LEGGERO È CHI IL LEGGERO FA

Maledizione Gump! Sei un maledetto genio, è la risposta più azzeccata che ho sentito, devi avere un maledetto Q.I. di 160, sei maledettamente dotato, militare Gump!“ Il celebre film del 1994: Forrest Gump, interpretato dall’attore Tom Hanks che ha riscosso un enorme successo di pubblico, racconta l’affascinante vita di un quarantenne, caratterizzata da problemi mentali e fisici. Mentre attende un autobus, seduto a una fermata, narra la sua storia ad ascoltatori occasionali e completamente sconosciuti che cambieranno diverse volte nel corso del film, alcuni reagiscono mostrando indifferenza, altri incredulità e a volte commozione. Riflettere sul tema della “leggerezza”, in chiave educativo-scolastica, mi ha fatto ripensare alla risposta che Forrest Gump usa spesso per difendersi dagli attacchi di chi lo offende: “Stupido è chi lo stupido fa“. La frase del protagonista del film trasmette un significato che è davvero profondo: non è stupida la persona, ma è il suo comportamento a renderla tale. La scuola è il luogo dove gli incontri in una giornata si moltiplicano, sia per chi la scuola la frequenta da studente ma anche per chi in essa lavora. Nei corridoi, nel cortile, in sala insegnanti, come Forrest Gump alla fermata dell’autobus, capita di ascoltare ma anche di raccontare le nostre storie. Ciascuno degli interlocutori porta con sé il carico del proprio vissuto. Come avviene nel film, alcuni interlocutori mostrano indifferenza, altri incredulità e a volte commozione. La scuola, tra le altre cose, è anche luogo di socializzazione ed al suo interno si compie, dando vita a questi racconti, uno speciale rito che rende davvero magico il clima vissuto a scuola. I ragazzi e le ragazze, protagonisti delle nostre giornate scolastiche, portano in classe la complessità delle loro vite. Lo si legge nei loro occhi, lo si capisce dai loro comportamenti. Quando Giovanni, della IIA, litiga con la sua fidanzatina non puoi chiedergli nulla. Vorrei domandargli se l’Italia confina con la Francia o qual è il motivo per cui puoi viaggiare dalla Spagna al Portogallo anche senza passaporto. Ma lui, in quei momenti, ha gli occhi bassi e mi chiede con un filo di voce: “Prof. posso uscire?”. Anche a Simona della IIC, che oggi è uscita dall’aula senza autorizzazione sbattendo la porta, avrei voluto chiederle qual è la differenza tra il clima tropicale e quello continentale. Genny, sua compagna di banco, mi riferisce poi candidamente: “Simona ha problemi a casa prof., il papà ha perso il lavoro”. La società complessa in cui viviamo esprime complessità di relazioni e la misura delle nostre azioni è sempre proiezione dei nostri stati d’animo. Lo è, a maggior ragione, per preadolescenti e adolescenti che vivono l’età complessa per eccellenza. Il peso di un periodo di vita nel quale non sono gli anni o le esperienze a caricare le loro spalle, ma a volte anche la difficoltà a razionalizzare e compensare, con leggerezza, il peso di quanto sta accadendo dentro e intorno a loro. Anche noi adulti portiamo a scuola sulle spalle, come uno zaino, il carico delle nostre. Le relazioni difficili tra colleghi o con il Dirigente Scolastico per incomprensioni e/o “irrigidimenti da posizione“. Avere le spalle forti è la risposta che ciascuno riceve o che vorrebbe dare, ogni volta, difronte ai racconti di stress che si accumulano a causa dei pesi che ci carichiamo ogni giorno in aula e fuori.
Chi non porta niente viaggia leggero! Questa potrebbe essere la soluzione dello spensierato, oppure sarebbe meglio avere la capacità di raccogliere dalle nostre storie, ripensando alla risposta laconica di Forrest Gump, l’espressione “leggero è chi il leggero fa“: non è leggera la persona, ma è il suo comportamento a renderla tale.
La vita scolastica non richiede la leggerezza dello stupido ma, a mio avviso, la necessità di guardare alle cose con la prospettiva di leggerezza di calviniana memoria. Può risultare saggio condividere il carico dei pesi che ciascuno porta con sé, non dimenticando che l’agire personale si intreccia necessariamente con quello di altri, nel desiderio di costruire relazioni buone. Oppure, lasciarsi “alleggerire“ dallo stupore della bellezza di ciò che ci circonda, per vincere le paure e la stanchezza. Come accade al personaggio pirandelliano Ciàula, un “caruso“ di circa trent’anni con dei problemi mentali che lo rendono preda delle percosse e dei soprusi dei suoi compagni minatori, schiacciato dal carico pesantissimo che sta trasportando sulle spalle, quando si avvicina all’ingresso della miniera dove sa che lo coglierà il buio terrificante della notte.
“E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.“ (Ciàula scopre la luna - Novelle per un anno, L. Pirandello)
Può risultare saggio condividere il carico dei pesi che ciascuno porta con sé, non dimenticando che l’agire personale si intreccia necessariamente con quello di altri, nel desiderio di costruire relazioni buone
Collaboratore
Docente di Geografia Generale ed Economica nella scuola secondaria di secondo grado.
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