
Il termine ‘molteplicità’ è un composto formato da una radice latina ed una greca: all’aggettivo latino multus, -a, -um che indica la pluralità e la radice greca del verbo πλέκω che fa riferimento al tessuto. In effetti la trama richiama la varietà dell’intarsio tanto che questo termine nasce dalla stessa radice di πλεκτή, il nodo, o πλέξις, l’intreccio.
Per esprimere la molteplicità il greco ha spesso bisogno di termini intrecciati, composti che rendono, attraverso due radici, la trama e l’ordito di una realtà complessa. Queste espressioni rimandano spesso ad uno degli aggettivi più conosciuti dagli studenti del liceo classico: πολύς, πολλή, πολύ. Non è un caso che si tratti di un aggettivo irregolare: infatti segue la declinazione degli aggettivi della prima classe ma al singolare del maschile e del neutro presenta la forma della seconda classe.
La radice πολ(λ)-/ πλε- ha tantissimi esiti nella nostra lingua: pleonasmo, più, pletora, plurale, fino al frequentissimo prefisso poli- che in italiano indica appunto una pluralità della lingua (poliglotta), dei matrimoni (poligamia), dai molti angoli (poligono) fino all’animale con tante gambe, il polipo (πολύς, molto, e πούς, piede).
Lo stesso aggettivo nella lingua greca assume una pluralità di connotazioni, infatti può essere tradotto come ‘molto’, ‘numeroso’, ‘ampio’, ‘vasto’, ‘esteso’, ‘abbondante’, ‘potente’, ‘gagliardo’, ‘intenso’, ‘forte’, ‘ardente’ fino alle espressioni avverbiali – simili a quelle utilizzate anche dall’italiano – che indicano ‘molto’, ‘grandemente’ o, con accezione temporale, ‘spesso’, ‘molte volte’. Nella forma plurale – πολλοί, πολλαί, πολλά - indica ‘i più’, ‘la maggior parte’ o anche ‘una folla’.
Lo stesso aggettivo esprime poi una grandiosa fecondità semantica quando si unisce ad un secondo sostantivo o un aggettivo per dare vita a delle espressioni dense di significati che raccontano tante molteplicità e complessità: πολυάιξ (πολύς con αίσσω, lanciarsi) è l’uomo ‘molto furioso’, πολύκενος (πολύς con κενός, vuoto) indica uno spazio con molte cavità, oppure πολύς con il verbo μανθάνω, imparare, genera la πολυμάθεια, una vastità di sapere. Questi composti sono frequentissimi – centinaia di espressioni più o meno ricorrenti nella letteratura classica - nella lingua greca e sono stati resi celebri dai poemi omerici che ne fanno largo uso: Odisseo viene definito, all’inizio dell’Odissea, “dal multiforme ingegno” πολύτροπον (polytropon) in un conio che accosta all’aggettivo il verbo τρέπω, che indica la capacità di rivolgersi e di cambiare tipica dell’eroe di Itaca.
Il molteplice nella letteratura potrebbe essere espresso bene dall’aggettivo πολύπλοκος (polyplokos) composto dell’aggettivo polys e del verbo pleko: questa espressione infatti indica qualcosa di “intrecciato” ma anche di “avvolgente”. Non è un caso che questa espressione venga utilizzata da Euripide quando Medea racconta le avventure che l’hanno coinvolta e trascinata verso l’infelicità proprio come un drago dalle molteplici spire in cui la trama avvolge il personaggio e coinvolge il lettore/spettatore (Eu Med. 481).
Appare più incerto, sebbene suggestivo, l’accostamento dell’aggettivo polys del termine ποικιλία che indica la varietà come l’astuzia di Odisseo: tale radice afferisce soprattutto alla sfera semantica del ricamo dell’intarsio e della pittura. Infatti questo sostantivo indica la diversità che sa sorprendere attraverso colori sempre nuovi capaci di stupire. Non è un caso che dalla stessa espressione Saffo abbia coniato la notissima definizione di Afodite ποικιλό-θρονος, dal trono variopinto (fr. 1 V.). I versi della poetessa di Lesbo lasciano quasi intravedere la varietà dei colori del trono di Afrodite: la capacità di cambiare e di ac-cogliere i diversi colori della vita ha qualcosa di divino, lo dice Saffo!
Collaboratore
Insegna italiano, latino e greco nei licei della provincia di Cosenza, è consigliere nazionale dell'Azione Cattolica Italiana.
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