La classe non è acqua, è solo una grande orchestra
Alex Corlazzoli Giornalista, maestro, scrittore, viaggiatore. Scrive per “Il Fatto Quotidiano” dove tiene anche un blog; “Focus Junior”, “Focus Scuola”; “Scarp de Tenis” e “Conflitti”
Che cosa nasconde il sostantivo molteplicità? Dal latino multĭplex, formato da multus cioè "molto" e dalla radice plicare cioè "piegare". Avente molte pieghe. Di più forme e qualità cita il dizionario etimologico. Nulla che abbia a che fare con la monotonia, con una linea retta, con il numero uno, con il singolo, con il poco. Quando pensi alla molteplicità ti immagini una miscellanea di colori, un tutto e più parti, una complessità di suoni, di sguardi, di emozioni, di sentori. A venirci in soccorso nel pensare la complessità ci aiuta la natura. Quando in un bosco, nel silenzio di un monastero, su una spiaggia d’inverno, resti solo e lasci che il tuo orecchio compia quell’atto sacro dell’ascoltare, sei assorto e avvolto dall’armonia creata da più canti degli uccelli; dai tanti versi degli animali; dal rumore della risacca delle onde; dal fruscio delle foglie; dal ronzio delle api.
È un ordine misterioso che ha a che fare con il più. La molteplicità conosce la somma non la sottrazione. È l’insieme. È una sorta di comunità di linguaggi, una pluralità che rende tutto più fantastico. Ce lo insegna proprio Italo Calvino che attraversa la molteplicità per estrarre leggerezza e semplicità. Tutto, dice Italo Calvino, è un groviglio di reti e di relazioni, di nessi e di legami. Dobbiamo perciò abbandonare la visione frontale dell’oggetto che ci lascia distanti e passivi di fronte ad esso. Nulla pertanto può definirsi davvero concluso, esaurito, tutto può ricominciare partendo da nuovi punti di vista, da nuovi spunti e sentieri. Nel “Il castello dei destini incrociati” l’autore parte da un unico elemento comune, un mazzo di carte di tarocchi, dal quale sviluppa una molteplicità di narrazioni diverse l’una dall’altra, quasi per una sorta di principio di emanazione. La molteplicità quindi per Calvino è un principio vitale, un ideale da tutelare e preservare, non un limite frapposto allo scrittore. Essa è anzi un’opportunità che ci consente di analizzare il nostro oggetto di studio sotto diversi punti di vista, come qualcosa che ha più facce, più volti, più lati. La molteplicità è una qualità essenziale per il lavoro dello scrittore ma anche per chi educa, per chi entra in una classe. Chi meglio di un maestro ha a che fare con più volti, con più occhi, con più sorrisi, con più lingue, con più caratteri? Il mestiere dell’insegnante non può non fare i conti con la molteplicità. Quando entri in un’aula ti ritrovi davanti a una complessità di storie con le quali devi lavorare. Proprio come lo scrittore sta a te dare voce a ciascuno di loro. Trovare nelle tante pieghe una propria originalità. Abbiamo bisogno di imparare a guardare alla molteplicità come se fossimo un maestro d’orchestra. La classe è composta da più strumentisti, ognuno essenziale per l’altro. Serve chi suona gli archi (violini, viole, violoncelli, contrabbassi), i legni (flauti, oboi, clarinetti, fagotti), gli ottoni (trombe, corni, tromboni), le percussioni (timpani, triangolo, piatti) ma sta a te comporre una sinfonia. Dobbiamo essere capaci come quel maestro di guardare ciascuno e tutti, di avere ben presente lo spartito ma allo stesso tempo di non distrarci dalla bellezza dell’improvvisazione.
Collaboratore
Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo a scrivere.
Continua a leggere
La scuola non dia un valore ma aiuti a scoprire il proprio valore
Note a partire da una storia personale
L'autore riflette sul senso della valutazione scolastica a partire dalla propria esperienza personale, evidenziando come la scuola debba accompagnare gli studenti a scoprire il proprio valore e non limitarsi a emettere sentenze definitive.
La risposta alla domanda fondamentale sulla vita
Sull’universo e (quasi) tutto quanto
Un parallelo ironico e profondo tra le fasi di una maratona e quelle della vita. Dall'entusiasmo iniziale da gestire con la testa, si arriva allo sforzo finale che richiede cuore per tagliare il traguardo con ritrovata leggerezza.
NON DI SOLI PROGRAMMI VIVONO I BAMBINI E LE BAMBINE
L'educazione emotiva è fondamentale per lo sviluppo di bambini e bambine. L'insegnante deve svestire i panni dell'adulto per comprendere le loro emozioni, aiutandoli a costruire un'identità in continua evoluzione e con meno maschere, oltre i rigidi programmi ministeriali.