Identità e Cultura Basca
Uno sguardo sul concetto di identità e cultura basca nelle istituzioni scolastiche
Da calabrese che vive all’estero da poco più di vent’anni, posso affermare che il mio concetto di identità si è evoluto continuamente. Ogni volta che scendo dall’aereo che mi riporta “a casa”, mi accorgo di riprendere una vita diversa, dove spesso la mia identità si confonde con quella del luogo in cui mi trovo. Eppure, nel profondo, mi sento sempre la stessa persona. Questo continuo confronto tra appartenenza e adattamento ha arricchito il mio sguardo sul tema.
I miei studi sui conflitti etnici presso l’Università di Queen’s a Belfast, intorno al 2010, hanno trasformato il mio approccio all’identità. Fino ad allora, con una formazione in Scienze Politiche e una passione per le questioni politiche e sociali, nutrivo un’idea piuttosto romantica dell’identità, specie quando legata a temi politici. Durante il master alla Queen’s, però, il focus si spostò su una prospettiva sociologica e culturale. Studiare le teoria sulle minoranze etniche e sui conflitti etnici e osservare come i governi affrontano l’integrazione delle diversità culturali è stato un vero "eye-opener". Non si trattava solo di scoprire diverse correnti di pensiero, ma di affrontare le contraddizioni che emergono nel confronto con le diversità sociali e culturali.
Questa prospettiva mi ha permesso di comprendere meglio il luogo in cui vivo oggi: Bilbao, nel Paese Basco. Qui, il concetto di identità è profondamente radicato, tramandato di generazione in generazione e legato a una lingua unica, l’euskera, le cui origini risalgono a prima dell’era indoeuropea. Questa lingua rappresenta un pilastro dell’identità basca: persino la parola euskaldun significa “colui che parla basco” (euskara + -dun, suffisso che indica possesso).
A livello culturale, l’identità basca si trasmette non solo attraverso la lingua, ma anche tramite tradizioni familiari, celebrazioni, feste locali e attività del tempo libero. Tra queste, ir al monte rappresenta quasi un rito d’iniziazione: la montagna, nella cultura basca, è simbolo di identità, spiritualità e connessione con la terra. Le cime che caratterizzano Euskal Herria non sono solo un elemento del paesaggio, ma anche uno sfondo simbolico che riflette resilienza, lotta e desiderio di libertà. Questa dimensione culturale, per certi aspetti, sembra trascendere l’ideologia politica, pur rimanendone inevitabilmente influenzata. Nelle scuole pubbliche, ad esempio, si celebrano spesso eventi in cui i bambini indossano abiti tradizionali baschi per omaggiare la cultura locale.
Nelle scuole del Paese Basco, il legame con l’identità culturale è particolarmente evidente. Inoltre, conoscere l’euskera è un requisito fondamentale per lavorare nel settore pubblico, sottolineando l’importanza della lingua nell’ambito sociale e professionale. A seconda del modello educativo scelto – A, B o D – si può osservare come la lingua diventi un veicolo essenziale di identità. Questi modelli, molto diversi da quelli italiani, si distinguono principalmente per l’uso dell’euskera e dello spagnolo come lingue di insegnamento. Nel modello A, l’insegnamento avviene prevalentemente in spagnolo, con il basco come materia secondaria. Nel modello B, invece, le due lingue si integrano in modo equilibrato, offrendo agli studenti un bilinguismo completo. Il modello D, infine, è caratterizzato da un insegnamento quasi esclusivamente in basco, con lo spagnolo come seconda lingua. Questo sistema permette alle famiglie di scegliere quale livello di immersione linguistica e culturale sia più adatto ai propri figli, contribuendo così a preservare e promuovere la lingua e la cultura basca.
Il confronto con l’Italia – e in particolare con la mia esperienza scolastica in Calabria – è inevitabile, anche se complesso. Cresciuta a Cosenza, la mia formazione è stata profondamente influenzata dagli studi classici, da autori greci e latini, e da una concezione dell’identità legata all’eredità culturale e accademica. Questo bagaglio mi ha arricchita, ma mi chiedo spesso come sarebbe cambiata la mia percezione dell’identità se avessi frequentato una scuola con un approccio diverso. Forse non c’è una risposta definitiva: l’identità è un concetto fluido, personale e collettivo, che si evolve con le esperienze e il dialogo con gli altri.
Riflettere sull’identità oggi significa anche interrogarsi sui valori che essa dovrebbe promuovere. Inclusione, rispetto e dialogo tra culture diverse sono fondamentali per costruire una comunità globale capace di riconoscere e valorizzare le differenze.
In un momento storico in cui in Italia si discute di libertà di espressione e di censura, soprattutto nel contesto scolastico, mi chiedo: come possiamo conciliare il rispetto per l’identità individuale con la necessità di costruire una società basata sul rispetto reciproco? La risposta potrebbe risiedere proprio nel riconoscere che l’identità è un mosaico di esperienze, legami e scambi. E che, in fondo, siamo tutti parte della stessa umanità.
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