LA CONOSCENZA DELLE LINGUE PER DISEGNARE UNA NUOVA EUROPA E UN NUOVO MEDITERRANEO
Andrea Bevacqua Insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Ama mischiarsi tra le persone
La conoscenza delle lingue nazionali come strumento per la convivenza, l’accoglienza e la costruzione di un’Europa e un Mediterraneo di pace. Sono sempre di più le esperienze che in Italia come in Europa si moltiplicano e si radicano nelle scuole di ogni grado innescando una progettualità tesa a valorizzare le lingue cosiddette straniere.
C’è da dire che andrebbe cambiata la vulgata comune, quella che vede vicino al sostantivo lingua l’aggettivo straniera. Un aggettivo più consono al senso di comunità inteso come grande villaggio globale dove si mescolano suoni, tradizioni, usanze? Un’inversione di rotta rispetto all’idea di lingua comunitaria intesa come interna ed esclusiva dell’Unione europea. La conoscenza diventa così uno strumento pacifico in grado di abbattere i muri della nostra fortezza Europa.
Lo sforzo dovrebbe proprio andare in questa direzione, partire dai suoni di una lingua per non definire confini ed esclusioni. Partire dalle storie raccontate con parole diverse per giungere a un’accoglienza reciproca.
È il caso dell’iniziativa “La coperta di Yussef” nata a Lampedusa a seguito di uno dei troppi sbarchi finiti tragicamente. Un gesto semplice di solidarietà, una mamma africana rimasta orfana del figlio piccolo, Yussuf, nella traversata del Mediterraneo; una mamma lampedusana e una coperta sulle spalle a voler dire: “Ti riscaldo io, ci sono io qui con te”. Quella coperta diventa un ponte di comunicazione non verbale, un pezzo di stoffa misto a lana a rappresentare un intreccio di storie e solidarietà, vicinanza, ascolto, accoglienza. Così questo gesto viene raccolto in lungo e largo da nord a sud dell’Italia diventando memoria e denuncia nelle piazze, nelle strade, nelle famiglie, nelle scuole. Unisce uomini, donne, bambini e anziani. Si intrecciano fili e storie, vissuti, parole e suoni. Ci si scopre nella lingua dell’altro migranti e fragili, combattenti, cittadini del Mediterraneo.
Il Liceo classico Internazionale “Mameli” di Palermo parte dallo studio dell’Arabo per riscoprire le proprie origini e non solo. Dall’anno scolastico 2020/2021, ai ragazzi viene offerta la possibilità di studiare questa lingua. Ci sono due motivazioni dietro tale scelta: guardare al passato di Palermo e di tutta la Sicilia, vivere il presente di una terra di approdi. Il futuro è nella possibilità di rendere il Mediterraneo un luogo di Pace.
Da qualche anno Save the Children propone, nelle scuole italiane, l’attività “Diverse lingue, stessi diritti” che scaturisce dall’esigenza di sensibilizzare grandi e piccoli sui Diritti Umani.
Le attività, che hanno dato vita a una pubblicazione rintracciabile sul sito dell’organizzazione internazionale, sono incentrate sugli articoli della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Una traduzione in sei lingue affinché tutti se ne sentano partecipi e protagonisti. È un pretesto per una conoscenza reciproca della lingua. Così, Italiano, Francese, Spagnolo, Arabo, Cinese e Inglese diventano un grande terreno comune su cui muoversi per scoprire i suoni delle parole che rendono i cittadini provenienti da ogni luogo liberi e uguali.
Nella Piana di Sibari in provincia di Cosenza è attivo da qualche mese il Bibliocamper che percorre molti chilometri a settimana per le città e i piccoli villaggi dell’Alto Jonio Cosentino. Si tratta di un progetto promosso dalla Fondazione Con Il Sud e CEPELL e gestito localmente da Credito Senza Confini, Comune di Corigliano Rossano, Idee in Movimento e Torre del Cupo Onlus. L’idea nasce dal bisogno di sostenere il sistema bibliotecario dei comuni della Piana di Sibari. I libri con le loro storie giungono con appuntamenti cadenzati nel corso della settimana nelle scuole, nelle piazze, a ridosso dei piccoli insediamenti agricoli.
Un’idea di lettura di prossimità, una democrazia della parola che vede nelle lingue delle popolazioni che si ritrovano in questa striscia di terra rigogliosa e fertile, ma spesso sfruttata nei diritti, una possibilità di accoglienza e conoscenza reciproca.
Tante altre sono le esperienze che si intrecciano nelle nostre aule. Tutte a voler dare un aggettivo appropriato alle lingue da apprendere e conoscere. Potrebbe essere “senza confini” la locuzione ricercata dove con questo termine intendiamo qualcosa in grado di metterci in contatto con gli altri al di là di ogni divisione o linea immaginaria e di ogni muro, al di là della Fortezza Europa, a intrecciare idiomi e suoni oltre il Mediterraneo e oltre ogni mare. A costruire una grande comunità, quella umana. Per resistere e non voltarci mai dall’altra parte.
Un’idea di lettura di prossimità, una democrazia della parola che vede nelle lingue delle popolazioni che si ritrovano in questa striscia di terra rigogliosa e fertile (la Piana di Sibari), ma spesso sfruttata nei diritti, una possibilità di accoglienza e conoscenza reciproca

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Insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Ama mischiarsi tra le persone.
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