QUANDO TI GUARDO NEGLI OCCHI
Settembre 2021: inizio di un nuovo anno scolastico. Un inizio speciale perché la scuola ricomincia in presenza. Ansia, timore, gioia, speranza; un turbinio di sentimenti ci investe. Ognuno di noi si chiede: come sarà l’anno scolastico futuro? Riusciremo a svolgerlo tutto in presenza? Eppure, si ricomincia, si deve ricominciare. I “miei ragazzi” sono seduti lì, nelle classi: quelli della quinta (abituati alla mia presenza fisica da un po’), la classe prima (spero di riuscire a farli abituare), la mia seconda che non ho avuto il tempo di osservare nella loro fisicità, nella loro gestualità e lo stesso non hanno potuto fare loro con me. Sono quelli che hanno più patito, subito la non presenza, maggiormente bisognosi di essere presi per mano e guidati nel loro nuovo percorso: la scuola secondaria di secondo grado. Ho sempre pensato che le classi seconde siano le più complesse, le più difficili da gestire, i ragazzi non hanno più quel bambinesco timore reverenziale nei confronti degli adulti e assumono quel piglio ribelle, una sorta di sfida nei tuoi confronti. Specie in alcuni contesti, specie se hai a che fare con una classe tutta maschile, specialmente se l’anno precedente erano in Dad! Così entro nelle mie classi, pensando come sempre, alla gestione delle stesse, anzi alla “cura” delle stesse, a seconda, naturalmente, del grado di maturità di ognuno dei “miei ragazzi”. Nella seconda, come ogni anno succede non sono più in quindici ma in diciannove, quattro ragazzi in più e tra questi, seduto al primo banco, alla mia sinistra dietro una mezza colonna, tra il “mi vedi e non mi vedi”, ci sei tu. Non parli molto, dici solo il tuo nome, ma non perché hai scelto di trasferirti in questo istituto. Gli altri ragazzi, al contrario, alla mia domanda specifica sul perché hanno deciso di proseguire gli studi in questa scuola, non si fanno scrupoli e rispondono candidamente: “Prof, ma perché qui non si studia!”. Accenno un sorriso, penso, anzi spero di far loro cambiare idea entro la fine dell’anno! Certo non sarà semplice visto che la maggior parte non possiede testi scolastici, specialmente per una materia come la mia, materia umanistica che poco ha a che fare con un indirizzo meccanico di un istituto professionale, ma tant’è. È da tempo che ormai sono abituata a non usarli più i libri di testo. Si va avanti con schemi, mappe, sintesi e PDF da molto prima della famigerata Dad. Così, mentre loro pensano di non studiare nulla proprio perché non hanno i libri di testo in realtà qualcosa assimileranno sicuramente, spero la curiosità, la voglia di sapere. Noto subito che i “miei ragazzi” quest’anno, sono più agitati del solito, sembrano animali in gabbia, non riescono a stare seduti, si alzano in continuazione, fanno fatica a seguire le regole di sicurezza anti-Covid. Sono queste, le prime conseguenze della Dad. I ragazzi sono affamati di socialità, di contatto, come dargli torto? Tu naturalmente ti integri subito, affiancandoti a quelli più indisciplinati. Passano i giorni, ora conosco la tua storia e non è una bella storia. Sei passato da una scuola all’altra, liceo, istituto tecnico, istituto professionale (refugium peccatorum), parcheggiato in una casa-famiglia. Ogni giorno entri in classe (naturalmente in ritardo) e ripeti sempre la stessa frase: “oggi non faccio nulla, prof”, ti siedi e metti le cuffie. Ascolti musica isolandoti da me e dai tuoi compagni di classe, ma, soprattutto isolandoti da te stesso, dal fragore dei tuoi pensieri. Ogni volta che provo a riportarti tra noi, mi ripeti come un mantra: “Prof, mi volete bene?” Allora, se ti guardo negli occhi vedo la tristezza che mascheri con la falsa spavalderia, la rabbia che esplode nelle tue giornate “no”, quando ti guardo negli occhi vedo la tua richiesta di aiuto.
Provo ad attirare la tua attenzione proponendoti di mettere per iscritto un brano dei tuoi cantanti preferiti, uso Capo Plaza e Ghali per farti comprendere il testo poetico. Quante sillabe in un verso? Contale! Le rime ci sono? Oh, ci sono pure gli enjambement! Qual è il messaggio che l’autore vuole dare con questo testo? Sai, in fondo i rapper sono come i poeti! Così alla fine ti arrendi e, al compito in classe, ti vedo seduto dietro la tua mezza colonna a contare i versi di una poesia di Montale (settenari e novenari); in realtà anche se li sbaglierai quasi tutti, ti guardo speranzosa mentre ti applichi per un’ora e mezza senza mai chiedere di andare in bagno! Trovi le rime interne, le figure retoriche e mi scrivi un bel commento sul testo! Le ore di lezione però non sono sempre così idilliache, altre volte non riesco proprio a farti togliere le cuffie e, quando vengo vicino a te, per attirare la tua attenzione alzi gli occhi e mi dici: “Prof non ci perdete tempo con me tanto tra poco cambierò scuola, torno a casa perché mi danno sicuramente il perdono giudiziario”. A questo punto la lezione canonica salta (in realtà avviene spesso), si apre un dibattito e mi ritrovo a discutere con te, con tutti, per cercare di farvi capire che dovete prendere tutto quello che vi viene dato durante le ore che passate a scuola, che non sono ore perse ma opportunità per rendervi consapevoli del vostro stare nel mondo, che non è tempo perso leggere un testo poetico o capire le evoluzioni, i cambiamenti della civiltà umana tanto poi non vi servono queste cose per aggiustare i motori, come ribattete voi. Certo, non vi servono contenuti o sterili nozioni ma capire che esistono altre visioni del mondo, altre prospettive che, aprendovi la mente vi aiuteranno a essere più consapevoli, capaci di compiere le scelte giuste non solo professionalmente ma soprattutto nella vita. Non so se ti ritroverò dopo le festività, spero che sarai riuscito a tornare a casa ma spero anche di avere avuto il tempo necessario di prendermi cura di te. Nella “mia scuola”, non sei l’eccezione, che, in realtà, è rappresentata dai ragazzi non difficili da gestire, ma sei il simbolo della ripartenza, della mia ripartenza, della mia possibilità di aver cura di te. Per Heidegger l’esistenza è essere nel mondo, fra gli altri, e la cura è l’espressione del rapporto tra l’uomo e gli altri… ma essa deve essere “autentica”. Ecco, tu mi permetti di realizzare il mio essere docente, mi dai la possibilità di capire che devo prendermi cura di te in maniera autentica perché tu possa realizzare te stesso, aver cura di te stesso e così “essere nel mondo”. Così mentre io mi prendo cura di te, in realtà, sei tu che ti prendi cura di me.
dovete prendere tutto quello che vi viene dato durante le ore che passate a scuola, che non sono ore perse ma opportunità per rendervi consapevoli del vostro stare nel mondo

Redazione
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