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REDEMPTION SONGS

Le canzoni come strumento didattico e trasversale nell’insegnamento della grammatica e della cultura angloamericane

21 maggio 2026 4 min

Stefania De Maria Cosentina naturalizzata lombarda, insegnante di inglese alla secondaria di primo grado, mamma di Giorgia e Alessio, femminista e viaggiatrice

What kind of music do you listen to?: non c’è studente al quale, a un certo punto dell’anno scolastico, non tocchi sentirsi rivolgere da me questa domanda; io con evidente paura, mista a speranza, aspetto la risposta. Tra i generi più disparati (e disperati) sui quali scelgo -Vostro Onore– di non pronunciarmi, e che decido di accettare cercando di assumere un atteggiamento aperto e non giudicante, emergono in numero sempre maggiore quei ragazzi e quelle ragazze che rispondono “I don’t listen to music, at all”, dichiarando cioè di non ascoltare musica di alcun tipo. Allora ripenso alla mia adolescenza, a quanto la musica l’abbia permeata, interpretando le mie emozioni e dando voce e parole ai miei sentimenti, dall’amore alla rabbia, e il fervore educativo mi assale: la musica può e deve essere uno strumento formativo. La musica come veicolo di messaggi potenti, civici, storici e sociali. Le canzoni come racconti, espressione di oggi e di ieri, come ricordo ancestrale di una cultura cantata; e nel mio caso, in qualità di insegnante di inglese, anche esempio concreto di utilizzo delle nozioni e delle strutture grammaticali faticosamente imparate e consolidamento di lessici diversi ma chiari perché inseriti in un contesto reale e vivo, in modo tale da ritrovare le espressioni, i verbi e i costrutti riconoscendo ciò che già si conosce ma che sul libro di testo appare spesso lontano dalla loro quotidianità, come un’entità “altra” diversa dalla vita vera.

Ormai fa parte della mia metodologia didattica affiancare una canzone a corredo di ogni argomento grammaticale o culturale studiato. La musicalità è infatti un mezzo potente per far assimilare agli studenti l’ordine corretto delle parole, la coniugazione dei verbi, il lessico, la pronuncia. In modo quasi inconsapevole, le canzoni insegnano tutto questo, e non solo. Puoi parlare ore di cambiamento climatico, ma basteranno cinque minuti di The Earth Song di Michael Jackson per raccogliere molti più frutti; puoi far svolgere decine di esercizi sui verbi irregolari, ma poi si ascolta Perfect di Ed Sheeran e metà del lavoro è fatto; puoi affrontare con tutte le parole in tuo possesso l’argomento femminismo e apartheid, ma poi fai spazio ad Aretha e la sua voce tira le fila di ogni discorso. E al di là, ancora, c’è un testo e un sottotesto, l’essere presente mentre accade qualcosa e poterlo rappresentare, testimoni di ciò che è avvenuto lontano da noi, nel tempo e nello spazio, eppure così vicino e reale. Allenare le orecchie e il cuore all’ascolto, all’empatia, avvicinarsi a una causa. Immergersi in una lingua e una cultura diverse per uscirne arricchiti e incuriositi, comprendere a fondo la metrica che segue il ritmo delle parole e della musica.

Un progetto del quale vado particolarmente orgogliosa, proposto in una classe difficile da coinvolgere e a tratti oppositiva (come solo gli adolescenti sanno essere), verteva sulla guerra raccontata dalla musica rock. Partendo da Woodstock con il Vietnam dei Jefferson Airplane, e passando dall’Irlanda del nord attraverso le voci di Bono e di Dolores O’Riordan, dalla voce dei reduci che invocano la morte in One dei Metallica alla Civil war dei Guns N’Roses che nulla ha di “civile”, fino ai messaggi di speranza e di redenzione di John Lennon e Bob Marley.

Note e parole per raccontare la storia e le sue storie. Va bene, sono una nostalgica e il mio approccio può apparire un po’ anacronistico, ma credo che sia dovere della scuola insegnare la curiosità verso diversi tipi di cultura anche attraverso la storia della musica che quelle storie ha accompagnato: e il risultato, negli occhi di alcuni di quei ragazzi, può testimoniare che c’è ancora speranza. E ti rendi conto di quanto essi abbiano sete e fame di tutto questo, di musica, di contenuti e di forma, di uscire dagli schemi e, soprattutto, di divertirsi. Rientra nel nostro dovere di insegnanti crearne le occasioni, ricordando che siamo gli adulti di oggi anche grazie alla musica che ci ha accompagnato da ragazzi.

“Emancipate yourselves from mental slavery, no-one but ourselves can free our minds” (Bob Marley).

La musica può e deve essere uno strumento formativo
Le canzoni come racconti, espressione di oggi e di ieri, come ricordo ancestrale di una cultura cantata
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Stefania De Maria

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