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LA MEMORIA E LA REALTÀ

La disciplina musicale e “il senso che si dà alla storia”, ecco gli adolescenti di oggi e i cantautori di sempre

21 maggio 2026 6 min
LA MEMORIA E LA REALTÀ

Daniele Moraca Cantautore, antropologo e insegnante nella scuola secondaria di primo grado. Da alcuni anni si occupa di trasmettere la bellezza della musica italiana nelle aule di scuola

Faccio il cantautore ed insegno musica che è stata la mia compagna di vita. Coniugare l’empatia della musica con l’insegnamento della parola è cosa molto ardita. Quando le parole si sposano con la musica ne nasce una bella poesia, parlo di poesia perché i cantautori hanno scritto dei versi piuttosto che degli articoli. La poesia scatena l’immaginazione, anzi è l’immaginifica… sta sullo spartiacque tra ragionamento e sentimento. Nel rapporto di docente con il discente ho cercato di catturare l’attenzione degli adolescenti proponendomi come portavoce dei cantautori. Le parole hanno un potere demiurgico che il gesto non ha, le parole sono pietre ricordava Carlo Levi per cui ogni canzone è un atto di prepotenza, intesa come preponderanza del verbale sulla staticità fisica, complici le immagini, le metafore e le assonanze. Dalle parole scaturiscono i luoghi laici dell’inconscio quali sono l’indiretto, l’implicito, il non detto. Il cantautore ha una spada in bocca con la quale affronta il silenzio di Dio e lo trasforma in preghiera, naturalmente preghiera in senso sentimentale, preghiera nel senso di una spiritualità tutta corposa che vuole trasmettere nelle immagini evocate un significato più o meno esplicito o recondito. Non risale a molto tempo fa la significazione o significanza dei testi cantautorali che finalmente sono approdati nelle antologie scolastiche. Un esempio ne sono i testi di De Andrè, Guccini, De Gregori e altri che hanno fatto la storia della canzone d’autore italiana.

Nella mia esperienza di docente ho coniugato l’autorevolezza necessaria per veicolare un significato tanto importante e prezioso con la socialità, mi sono approcciato amichevolmente pur mantenendo integro il mio ruolo di educatore. Ho cercato di veicolare la conoscenza attraverso la musica e le parole, più o meno poetiche o prosaiche. Mi torna in mente il fanciullino pascoliano perché facendo un gioco di parole il poeta ha un po’ di età e quindi torna bambino, fanciullo, torna allo stato primordiale. Il cantautore è un poeta, il cantautore si trastulla con la sua musica e le sue parole nell’evocazione di immagini. Bisogna dire che ogni atto di parola è la rottura della naturalezza del silenzio che avvolge la persona, quindi poi c’è la continuità significativa della parola che è la parola della parola come può essere definita una metafora, una allitterazione, una rima. Non si prendono forse con un Sì gli sposi? È dunque un prolungato Sì, ogni atto di parola, e solo dopo si è una sola carne ci si appartiene. L’atto di parola poetica dei cantautori è un prolungato Sì sponsale. La parola dei cantautori unitamente alla musica che armonizza, purifica il possesso degli ascoltatori, purifica e amplifica. Nei concerti per esempio, attraverso l’atto di parola del cantautore e l’ascolto attivo del pubblico gli aloni termici ci intersecano idealmente e si è una sola carne. Io qui sto disquisendo in maniera cattedratica quello che ho fatto insegnando, certamente ho proposto all’uditorio degli adolescenti cui ho insegnato dei termini più consueti ma che nella sostanza andavano a parare nell’ascolto attivo che è l’ascolto fisico che genera ascolto mentale…sentimentale…spirituale.

Attraverso le mie proposte musicali, durante l’insegnamento ho potuto constatare come l’empatia, il feedback si scateni attraverso il rapporto docente discente, mercé la musica cantautorale. Certo sono stato agevolato dal fatto che io stesso sono un cantautore e che sono più di 20 anni che studio ed insegno la storia della canzone d’autore italiana, nello specifico i cantautori. Senza nulla togliere alla musica classica ho cercato di veicolare attraverso la parola poetica e la musica dei cantautori i significati altri della vita.

“In-signum”: lasciare traccia con la musica” è la mia proposta didattica-musicale: l’incontro tra gli studenti con il cantautore.

La canzone d’autore per riflettere sull’importanza di acquisire autonomia di pensiero e capacità di selezionare le informazioni, di sviluppare un’identità consapevole e aperta senza limitarsi a convivere nella società ma contribuendo a crearla. L’incontro con il cantautore, attraverso il quale mettere in evidenza gli aspetti peculiari della vita degli adulti, del loro vissuto personale e di quanto la musica sia stata importante e presente nel proprio vissuto. La musica sia per l’ascoltatore, che per chi la esegue è una espressione di arte che può trarre benefici di tipo emotivo, relazionale e cognitivo.

L’ascolto musicale è, inoltre un vero e proprio mezzo per “l’attivazione delle funzioni cerebrali, poiché è un’azione complessa che coinvolge non solo la componente affettiva della persona ma anche quella razionale. È dimostrato che l’ascolto della musica con un atteggiamento prevalentemente dominato dalla emotività provoca un netto aumento dell’attività cerebrale nell’emisfero di destra, mentre un ascolto analitico-interpretativo, che si accompagna alla lettura dello spartito, produce un aumento della funzionalità dell’emisfero di sinistra” (Marco Trabucchi in Lorenzetti L.M., 1984).

La parola poetica dei cantautori sta sullo spartiacque tra ragione e sentimento.

Gli adolescenti ascoltano musica, direttamente o indirettamente. Ogni forma d’arte contribuisce allo sviluppo psicologico, alla conoscenza, alla crescita e alla formazione del proprio modo di essere.

Sostengo un mio pensiero che molto probabilmente è già stato detto altre volte, ogni giovane dovrebbe avvertire il bisogno, la necessità, la curiosità di conoscere e amare l’arte: l’ascolto di un disco, la lettura d’un libro, osservare un dipinto, guardare un film sono lo specchio di ognuno di noi, pertanto nel corso della crescita non riusciamo a comprenderne l’importanza.

Il ruolo del docente con le competenze specifiche è in grado di valutare comportamenti che rispecchiano l’insofferenza dell’adolescente, l’insicurezza, il non accettarsi, fattori che scatenano conflitti interiori, atteggiamenti poco chiari da interpretare e che molto spesso si ripercuotono in alcuni casi specifici di alunni fragili, introversi, poco aperti al dialogo. I giovani spesso disconoscono le forme d’arte perché troppo legati alle tecnologie del loro tempo.

Io negli adolescenti mi rivedo e penso alle opportunità di conoscenza che non avuto ma che ho inseguito personalmente attraverso la lettura.

I miei allievi sono fortunati non perché io sia un docente ineccepibile, anche se mi auguro di esserlo, ma perché spalanco le porte della conoscenza musicale e loro seguono il mio magistero.

Io sono approdato alla musica e alle parole poetiche da autodidatta leggendo molti autori, pietre miliari nella storia della letteratura. I miei allievi conoscono le tecniche informatiche ma non conoscono la Callas per esempio. Lasciatemi fare questa piccola polemica perché la parola pur essendo evanescente accompagnata dalla musica come è nei cantautori, dà testimonianza storica della vitalità: “È come camminare su un campo di neve e voltarsi indietro a guardare le orme, una strada tracciata dunque, che è memoria storica”.

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Daniele Moraca

Collaboratore

Cantautore, antropologo e insegnante nella scuola secondaria di primo grado. Da alcuni anni si occupa di trasmettere la bellezza della musica italiana nelle aule di scuola.

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