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QUANDO I LINGUAGGI SI INCONTRANO E DIALOGANO: IL PROGETTO DEL KAMISHIBAI SONORO

21 maggio 2026 6 min

Accade, a volte per caso, a volte per incanto ma anche soltanto per una progettazione condivisa, che si provi a comunicare messaggi sovrapposti con linguaggi diversi, lontani tra di loro eppure tanto vicini nella forza della partecipazione. Quando tra le parole, le immagini e i suoni si determina quell’intesa alchemica che porta a rendere omogenea la ricerca di senso, attraverso il verbale e il non verbale, con una lettura sincrona che approda alla comprensione di storie narrate con codici diversi, in quel momento si realizza una comunicazione che diventa anche apprendimento per tutta la vita. L’assioma può essere utile quando ci si avvicina alla lettura come abilità trasversale.

Da qualche tempo la diffusione di storie scritte e narrate per e con il kamishibai è molto prolifica e, dal Giappone (luogo da cui ha origine), lo strumento di lettura ha raggiunto molti paesi occidentali. In alcuni di questi paesi possiamo trovare più di una casa editrice che si è posta la riflessione sulla lettura e sugli apprendimenti trasversali che la caratterizzano e hanno trovato nel teatro kamishibai una soluzione a questo approccio come attività laboratoriale e come atelier¹.

Cos’è il Kamishibai?

Negli anni ’20 del Novecento (nell’aria già la crisi che di lì a poco avrebbe invaso le economie mondiali), per le strade e le piazze delle città dell’arcipelago giapponese era possibile incontrare persone molto particolari con una bicicletta strana e parecchio funzionale, capace di trasformarsi in un vero e proprio teatro per la lettura. Lo strano ciclista portava un bagaglio nella parte posteriore della bici e in quella sorta di valigia nascondeva la possibilità di narrare storie, in un modo seducente e meraviglioso che ci regala, a pensarci oggi, la tradizione di lettura ancora una volta come luogo di crescita, sia a livello individuale che collettivo. La valigia narrativa conteneva un teatro di legno (butai in giapponese) e delle storie illustrate a fogli mobili costituite da testo e immagini che, scivolando nel teatro, riuscivano a dare l’idea dell’esposizione delle diverse sequenze del racconto.

Kamishibai è una parola composta, da kami che vuol dire carta e shibai che significa teatro.

Dunque la nostra attenzione è subito richiamata sulla metafora del teatro di carta, di per sé già evocativa di segni e simboli fondamentali per la comunicazione e per la narrazione.

Il lettore di Kamishibai faceva accorrere nelle piazze moltitudini di bambini interessati alle storie, richiamandoli con un particolare arnese chiamato hyōshigi, due legnetti che, sapientemente incrociati e percossi, attiravano la loro attenzione.

A pensarci bene, alle nostre latitudini, soprattutto nei territori meridionali della nostra penisola, leggere storie in modo collettivo e in piazza è una tradizione non solo storicamente accertata ma una vera e propria filosofia del "raccontare storie" che riesce a travalicare il tempo passato e i luoghi per giungere allo sguardo lungo dell’azione del raccontare come momento di aggregazione e di condivisione nel presente e nel futuro.

Chi non ha nella propria memoria il luccichio degli occhi dei bambini e degli adulti dinanzi ai cantastorie, al teatro dei burattini, dei pupi e delle marionette ma anche all’immagine del naso incollato al teatro delle ombre?

Il kamishibai riesce ad inserirsi in questa tradizione e a rendere ancora più forte il tema del narrare le storie, introducendo l’elemento della consapevolezza della lettura condivisa, capace di creare continuità, trasversalità e impatto con il sapere/i saperi in modo ludico e partecipato.

Le storie pensate per il Kamishibai sono storie non eccessivamente lunghe, scritte con un linguaggio accattivante e immaginifico, illustrate in formati più o meno grandi per provare nell’ascolto e nella visione la possibilità di avere la peculiare esperienza di una storia che viene composta attraverso canali sensoriali diversi ma che aprono alla creatività e all’immaginazione². Ogni storia può essere concepita per immagini e come racconto verbale, offrendo la possibilità di individuare quali percorsi metacognitivi attivare per entrare in sintonia con quello che ascoltiamo e vediamo.

Da sempre la lettura delle storie e la visione delle immagini poteva essere accompagnata dalla musica, scelta per assonanze e somiglianze, nello spazio della produzione sia classica che moderna e contemporanea per offrire al gruppo di lettura un setting consono alle scelte comunicative.

Di recente formulazione, un progetto³ che offre al lettore-ascoltatore colonne sonore originali, scritte appositamente per le storie già raccontate per parole e immagini. Il compositore sceglie una melodia che possa raccontare la storia scelta, cadenzando le sequenze, accompagnando le azioni, enfatizzando i personaggi, i luoghi e le evoluzioni già espresse dalla testualità e dalle illustrazioni. Non un semplice sottofondo musicale ma una vera e propria storia musicale originale.

Il progetto si pone il traguardo di affiliare i lettori ad una lettura sincrona su tre livelli e, accanto alla tradizione, porre la questione dell’innovazione.

La lettura che ne deriva è una lettura collettiva, nell’immersione fantastica che deriva dalla combinazione dei linguaggi e con l’attenzione alle attività che mettono l’uditore nella posizione di decodifica di linguaggi diversi, in azione nello stesso momento. I tre linguaggi si intersecano, si dispiegano e provano a superare le barriere del codice da decifrare perché si misurano nella loro specificità e nel loro fondersi.

Chi ascolta la lettura, ascolta anche la musica e trova attraverso le illustrazioni i momenti più importanti della trasposizione narrativa nella propria esperienza; in altre parole, tre storie narrate in modo diverso si fanno una storia sola per poi riemergere nelle esperienze di lettura e di scrittura di ognuno.

Grazie alla presenza dei diversi linguaggi, le storie per kamishibai si prestano ad essere funzionali anche per la costruzione di percorsi inclusivi, sia per gli effetti comunicativi delle illustrazioni e del sonoro, sia per la possibilità di elaborare attività utili per le difficoltà di apprendimento della letto-scrittura.

Tra le possibili proposte laboratoriali anche l’analisi dei singoli linguaggi per la costruzione di laboratori creativi. Al lettore-ascoltatore la possibilità di scegliere la versione della storia che è più congeniale alla sua percezione e alla sua conoscenza dei linguaggi, perché si trasformino in competenza agita, attraverso l’invenzione di nuove storie. Chi ascolta storie per Kamishibai è chiamato, infatti, ad elaborare proposte di altrettante nuove storie, misurandosi con il linguaggio delle parole, con quello delle immagini, con la composizione musicale.


¹ Si confronti, a questo proposito, per l’Italia la proposta editoriale di Artebambini di Bologna che, accanto alla produzione e alla pubblicazione di albi appositamente elaborati per Kamishibai, offre una vasta gamma di percorsi formativi per adulti e ragazzi sull'uso del Kamishibai in diversi contesti, non ultimo quello didattico. Allo scopo è utile consultare il sito della casa editrice che è anche ente di formazione riconosciuto dal MIUR, www.artebambini.it ² Utile a chi avesse interesse sul tema, Paola Ciarcià e Mauro Speraggi (a cura di), Kamishibai, istruzioni per l’uso, Bazzano (BO), 2019; altro interessante testo da tenere in considerazione Allen Say, L’uomo del Kamishibai, Bazzano (BO), 2019 (anche in versione per Kamishibai) ³ Il progetto del kamishibai sonoro è stato ideato dall'autrice di questo articolo che è anche cantastorie per kamishibai e dal musicista Massimo Belmonte che ha composto le colonne sonore per alcune storie, proprio per i tipi della casa editrice Artebambini.

Chi ascolta la lettura, ascolta anche la musica e si fonde in esse attraverso le illustrazioni
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Assunta Morrone

Collaboratrice

Nata a Cosenza. Dirigente Scolastico, ama scrivere libri per bambini, ma anche per grandi. Si definisce una cantastorie fuori dal tempo.

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