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TRE PERCORSI SCOLASTICI, UNO STESSO LINGUAGGIO: L’ASCOLTO

21 maggio 2026 3 min

L'idea di accoglienza e reciproca riconoscenza dei propri vissuti passa per le Scuole con l'esperienza che accomuna da alcuni anni famigliari di vittime ed ex militanti della lotta armata.

Franco Bonisoli, Agnese Moro, Adriana Faranda sono alcuni dei protagonisti di questo percorso riparativo che prova non solo a rendere il concetto stesso di giustizia più umana e conforme al suo spirito costituzionale. L'idea principale è, infatti, quella di offrire un'opportunità condivisa, pubblica, una sorta di sprone e incoraggiamento nella risoluzione dei conflitti.

Ecco perché il percorso è molto adatto per le Scuole. Solo una comprensione storica, politica e umana di quegli anni può restituire il clima e fare luce su un periodo ancora oggi considerato buio.

I protagonisti di quegli anni che hanno deciso di confrontarsi e dialogare hanno superato volutamente il binomio buoni-cattivi, quella contrapposizione che spesso impedisce riconciliazioni e accoglienza reciproca.

È un percorso pubblico perché le loro storie seppur entrando nel privato delle loro case, famiglie e vissuti sfociano in una dimensione collettiva. E proprio questa dimensione che diventa appartenenza per tutti in una Storia che incrocia le storie.

Perfetto per un percorso scolastico soprattutto nel ciclo superiore. Una possibilità di crescita civica ed educativa e poi anche di conoscenze e approfondimento della Storia.

Quale musica ascoltavano i giovani all'epoca, quali libri potevano trovare sugli scaffali delle librerie. E ancora, quali film venivano proiettati sui maxi schermi dei cinema?

E poi i quotidiani più letti, i commenti che scaturivano da anni pieni di tensione sociale, di lotta alle disuguaglianze, attentati terroristici di matrice fascista.

Un mix di storia e storie per non dimenticare, per non mettere nessuna pietra sopra anzi per creare occasioni di discussione e riflessione.

Se a parlare non possono essere i testimoni diretti, possono farlo i documenti.

Il progetto portato avanti dalla Rete degli archivi comunali della Regione Lombardia si chiama proprio "I documenti raccontano".

È un percorso pensato per le scuole medie inferiori e superiori in cui le studentesse e gli studenti si confrontano con episodi, a volte bizzarri, violenti o gioiosi, di vita quotidiana del territorio. Si lavora sulle fonti, su articoli di giornali, documenti giudiziari, in qualche caso reperti sonori. Tutto ciò che può raccontare e portare alla luce quell'episodio viene riesumato dagli scaffali degli archivi.

Il lavoro più grosso avviene poi in aula, dove gli studenti hanno un incontro ravvicinato con gli archivisti e le loro tecniche di documentazione. A quel punto la parola passa alla penna di chi siede tra i banchi.

"Raccontate la storia come se in quei giorni voi foste stati lì". Ne esce fuori ogni anno un mix di storie, una raccolta di fantasia e storia, un connubio di invenzione nella realtà, un processo di rielaborazione di ciò che è avvenuto. Una possibilità per le storie marginali di riemergere dall'oblio degli scaffali. Una seconda possibilità di vita per non cadere nel dimenticatoio.

L'ultima proposta viene dal Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati -JRS.

"Finestre - Storie di Rifugiati" porta donne e uomini nelle aule. Storie di esilio, fughe da disastri ambientali, guerre e conflitti politici e sociali. Da qualche anno ormai da Nord a Sud d'Italia proseguono incontri e dibattiti. Piccoli e grandi pezzi di storie che si fondono con la Storia di questo Tempo. La comprensione dell'Altro parte da una conoscenza delle storie e dei vissuti. Spesso ci si ritrova accomunati nella quotidianità, le ragazze e i ragazzi scoprono di avere in comune tante cose con chi arriva dall'altra parte del mare. Quel mare che sembra un muro, una linea di divisione si scopre essere un ponte, una strada privilegiata di dialogo.

In queste tre proposte presentate emerge con forza la capacità pedagogica del confronto, del dibattito, dell'ascolto. Al centro un linguaggio comune fatto di accoglienza, superamento dei pregiudizi, disponibilità alla scoperta. Nel secondo percorso presentato, quello de "I documenti raccontano" i frammenti muti delle fonti riescono a sintonizzarsi su frequenze mai battute dagli ascoltatori in questione. Eppure avviene qualcosa di sconvolgente e rivoluzionario per un Tempo fatto di touchscreen e smartphone. È la potenza del linguaggio che unisce, così come le storie di chi cerca rifugio e di chi cerca abbracci e sorrisi, forse comprensione nelle braccia dell'altro.

Se a parlare non possono essere i testimoni diretti, possono farlo i documenti
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Andrea Bevacqua
Andrea Bevacqua

Redazione

Insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Ama mischiarsi tra le persone.

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