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Il voto come punto di partenza, mai di arrivo

21 maggio 2026 3 min

Il “caso” Buzzati: quel 6 alla Maturità diventato dieci

Qualche settimana fa ai miei ragazzi di quarto superiore ho proposto la lettura di un articolo su Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore (ma anche poeta, pittore, drammaturgo) del Novecento, autore, tra gli altri titoli, del famosissimo “Deserto dei tartari”, uno dei libri che mi piace consigliare per invogliare alla lettura e alla introspezione. Sarà per il mio lungo trascorso giornalistico, fatto sta che diverse mie lezioni di Italiano e Storia iniziano proprio con la rassegna stampa e il commento degli articoli di prima pagina (evviva dunque il progetto della lettura del giornale in classe!). Il bello è che si riesce sempre a trovare un punto di incontro con ciò che si sta studiando, sia che si sta affrontando la Rivoluzione francese o la Guerra mondiale che l’Illuminismo o Dante in persona. E la cosa affascina i ragazzi, che si concedono, reagendo in modo costruttivo, al mio “assalto mentale”. L’articolo in questione, pubblicato dal Corriere della Sera, parlava dell’esame di maturità classica sostenuto dallo scrittore nel lontanissimo 1924, quasi cento anni fa. Ebbene, ai miei alunni ho chiesto qual è stato, secondo loro, il voto che Buzzati ha preso in Italiano. “Professò, uno come lui non meno di 9”. hanno praticamente risposto all’unisono. “Non ci crederete – ho replicato - ma ha preso 6!”. Certo, bisogna considerare – ho aggiunto - che il voto in questione è figlio dei tempi, quando cioè i prof, armati di bacchette, erano davvero severi. Ciò che dicevano equivaleva a una sentenza di terzo grado, quindi definitiva e inappellabile. E non c’erano genitori che osavano contraddirli. La cosa importante – ho spiegato – è che però Buzzati è andato oltre quel 6. Ha creduto nelle sue capacità e potenzialità ed è arrivato a essere il grande uomo di cultura che conosciamo, eccellendo proprio nella letteratura. Spetta quindi a ciascuno di noi decidere se la nostra vita, dopo il necessario percorso scolastico, dovrà essere “mediocre” o “ottima”. Il voto scolastico, qualsiasi esso sia, deve essere un inizio e non una fine, uno sprone per reagire e migliorarsi. Non bisogna mai leggerlo passivamente. Non bisogna arrendersi se negativo o appiattirsi se positivo. E qui entra in campo il docente, chiamato appunto a valutare, a dare un voto, a indirizzare. Il compito forse più importante da svolgere. Sicuramente quello più responsabilizzante. Si dibatte molto sulla questione e alcune scuole hanno finanche deciso di eliminare i voti intermedi (in determinati istituti pare che la cosa abbia funzionato, migliorando di molto la preparazione degli alunni, non più assillati dallo spauracchio del giudizio numerico e dalla competizione). Non so se sia quest’ultima la soluzione. Resta la provocazione, che fu già montessoriana, che tiene giustamente vivo il dibattito. Valutare mette in gioco la parte “calda” (dentro ogni prof c’è comunque un cuore che batte) e quella “fredda” (vedi griglie dipartimentali), che generano il voto scolastico, che si presuppone essere quello giusto e che dà le prime indicazioni sulle potenzialità di questo o quell’alunno. Ho fatto leggere lo stesso articolo anche ai miei alunni speciali del carcere di Paola. Con loro il discorso si è soprattutto concentrato sul voto che possiamo dare alla nostra vita. Si può sbagliare, prendere delle “insufficienze”, ma si può recuperare alla grande se davvero lo vogliamo, guarda caso partendo proprio da un percorso didattico, necessario per la formazione di ciascun individuo. Cambiano i luoghi di apprendimento, ma l’invito, che faccio anche a me stesso, è uguale: “Riempiamo di dieci le pagelle della nostra vita, rendiamola interessante continuando ad apprendere e a studiare”.

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RG
Roberto Grandinetti

Collaboratore

Cosentino. Docente di Italiano e Storia nelle scuole secondarie di secondo grado, giornalista professionista e scrittore. Classe '67. Cronista di nera e giudiziaria per venti anni, ha lasciato la vita di redazione per fare il prof.

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