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La valutazione in classe:

tra fondamenti e strumenti

21 maggio 2026 7 min

LA VALUTAZIONE IN CLASSE: tra fondamenti e strumenti

Giuseppe Schiumerini Docente di Geografia Generale ed Economica nella scuola secondaria di secondo grado

Il misfatto! - Breve racconto fantastico

Paolo è uno studente di primo liceo. Al suono della campanella, nell’atrio della scuola, incontra un suo Prof. – Buongiorno, Prof.! La verifica è oggi, vero? – Esclamò, senza indugiare, Paolo. – Mamma mi ha detto che se prendo dall’otto in su mi regala… – Completò la sua espressione sfregando l’uno contro l’altro indice e pollice della mano destra, il classico gesto che indica i soldi. – Buongiorno, Paolo! – Rispose il Prof. – Sì, la verifica è oggi. – E sorridendo diede un’affettuosa pacca sulle spalle di Paolo. Poi, continuando a sorridere, aggiunse: – Puoi dire a mamma che il buon voto non si compra! – – Ma allora perché dobbiamo fare la verifica se poi dal buon voto non ottengo un premio? – Disse Paolo preoccupato. Il Prof. guardandolo dritto negli occhi gli rispose: – Il voto è un valore che io attribuisco al tuo compito, è il risultato di una mia analisi, di una mia riflessione, del mio pensiero. È una cosa che serve a meglio orientare il percorso formativo, che con gli altri prof. abbiamo progettato insieme, per te e per i tuoi compagni. – – Che vuol dire, Prof.? – Chiese Paolo. – Che il voto della verifica è solo un’indicazione di come procede il mio cammino scolastico? – – Sì, proprio così. – E mentre Paolo lo ascoltava con attenzione aggiunse: – Non preoccuparti del voto, serve per fare memoria e segnare, per norma, i progressi oppure il rallentamento nel tuo percorso formativo. – Intanto, accompagnandolo verso la porta dell’aula concluse: – Piuttosto, dopo aver svolto la verifica ripensa alle tue potenzialità espresse o inespresse ed alle tue carenze, agli eventuali errori commessi e cerca di capire come modificare il modo in cui sei arrivato a svolgere la verifica. – – Ok! Grazie Prof.! Ci proverò! Farò il compito e poi penserò a come ho partecipato alle attività in classe, a come e quanto ho studiato, a come e quanto sono riuscito a rielaborare i contenuti. – Paolo prese posto nel banco e poi, con espressione convinta, disse: – Dirò a mamma che per farmi un regalo può aspettare il mio compleanno!

L’arte di valutare

Lo studente è il protagonista del percorso formativo e dei percorsi di apprendimento; la valutazione è strumento per favorirne il miglioramento. Gli insegnanti accompagnano gli allievi nel loro cammino verso l’autonomia, che vuol dire: consapevolezza di sé, autostima, responsabilità, capacità di pensare con la propria testa, di discernere e di scegliere, di sostenere le proprie idee e di argomentarle. Gli alunni e le alunne, gli studenti e le studentesse non sono oggetti di valutazione ma soggetti attivi del processo educativo. Il voto numerico costituisce lo strumento più potente per modificare la relazione educativa, rischia però di allontanare l’idea dell’apprendimento disinteressato, di destabilizzare gli equilibri sociali in un gruppo, spingendo lo stesso apprendimento ad un fatto improprio. Il percorso scolastico è costellato da situazioni e azioni accompagnate da elementi, a volte non misurabili, di cui tener conto. L’ambiente familiare di provenienza, la situazione psicologica legata all’età, così come il contesto sociale in cui il discente è inserito, sono tutte variabili da non trascurare. Lo studente non è una somma di risultati! Egli, come un’opera d’arte, sta prima nell’idea dell’insegnante che nella sua azione. L’idea si elabora, la realtà semplicemente è! Il docente ha la necessità di avere già un “pensiero” dello studente che si rivelerà poi nel dialogo, nella conoscenza dell’individuo, nell’incontro con quel “personalissimo io” che dalla realtà quotidiana si lascia ritrarre e sagomare. Pertanto, come l’artista fa con i modelli delle sue opere, l’insegnante deve approcciare al meglio il processo educativo: pensarlo ancor prima di progettare l’attività didattica, per non perdere il contatto con il soggetto che ha a cuore. L’insegnante, con l’intera comunità scolastica, ha il compito di aiutare lo studente nella costruzione di quel progetto di vita dotato di senso, che rende nobile l’arte di insegnare, di cui la valutazione è parte integrante.

Le pratiche valutative

Nei processi di programmazione, gestione e valutazione che riguardano le Istituzioni scolastiche, i soggetti coinvolti sono diversi, come diverse sono le condizioni di partenza. Diverse sono anche le pratiche valutative. In particolare, tra apprendimenti, competenze e contenuti, ciò che assume rilevanza sono spesso i parametri da cui si parte, l’ambiente in cui si sviluppa il processo educativo e la realtà del territorio che ospita la singola Istituzione scolastica. Oltre, ovviamente, alle caratteristiche di apprendimento proprie di ciascun soggetto. “L’insegnante non deve essere un teorico della valutazione, ma deve sapere perché valuta, deve prefigurare i processi che le sue richieste attivano nella mente dello studente, deve essere consapevole dell’impatto formativo (ed emotivo) della valutazione.” [1] La valutazione nella scuola dell’autonomia si può considerare un sistema aperto, dinamico e funzionale. Complesse le situazioni, i processi e gli eventi: apprendimenti, insegnamenti, organizzazione della didattica si muovono in ambienti, contesti e territori diversi e originali. Sono elementi sempre in continua evoluzione perché a servizio della persona, funzionali a: qualità della professione docente, efficacia dell’offerta formativa ed efficienza dell’organizzazione scolastica. Tutto nella scuola si muove a vantaggio dello sviluppo delle attività pensate e progettate dagli insegnanti per i discenti: affinché si realizzi quella specifica azione della comunità scolastica di “promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti”. [2] Le tecniche, misurative e descrittive, e i nuovi strumenti statistici e narrativi, supportano e perfezionano la valutazione in ambito scolastico ma non si sostituiscono ad essa.

Valutare gli apprendimenti e le competenze e non le persone

La valutazione nella scuola è da sempre associata al voto. Ma c’è da fare una precisazione: il compito affidato alla misurazione è una cosa, il processo di valutazione è un’altra. Il voto è il numero con cui il riferimento normativo sintetizza il processo valutativo. Da questo poi si innescano situazioni, a volte difficili da gestire, che possono diventare problematiche, se intorno ad esso si costruiscono aspettative che ne deviano il senso. A volte, anche tra addetti ai lavori del mondo della scuola, si affronta il tema della valutazione con troppa superficialità, dando per scontato che la normativa scolastica sia inequivocabile. Si tende ad attribuire al voto il significato di giudizio insindacabile, affidando al processo valutativo un’apparente scientificità, da cui discendono scale di merito. L’apprendimento è un evento così complesso e articolato che non consente di essere rilevato scientificamente, senza rischiare di commettere errori. Se ci fermiamo all’oggettività di una griglia valutativa ben strutturata tra indicatori, descrittori e livelli, rischiamo di perdere di vista quanto sia significativa una prova o un compito nell’intero percorso scolastico, più in generale nella vita di alunni e alunne, studenti e studentesse. La normativa impone l’uso del voto nella valutazione periodica (trimestrale o quadrimestrale) e nella valutazione finale, riferite sia ai livelli di apprendimento acquisiti sia al comportamento, quindi nel momento del giudizio conclusivo degli scrutini. Essendo l’unico modo con cui comunicare la valutazione, il voto diventa sicuramente un fatto oggettivo ma perché appartiene al regno dei numeri e dunque alle misure non discutibili. Anche il mettere insieme esiti di verifiche e costruire medie è diventato un fatto di prestazioni e non di attenzione allo “sviluppo dei processi (cognitivi, metacognitivi, affettivi, relazionali) che risultano centrali nella maturazione di una competenza; può essere legittima a livello agonistico, ma non in ambito formativo.” [3] È necessario, quindi, comporre armonicamente, ed in anticipo, i passaggi che portano alla valutazione: fase conclusiva ma anche di accompagnamento del processo educativo dell’insegnare. Ciò che ha nelle mani oggi il docente è lo strumento della valutazione, nel complessivo sistema scolastico, che deve far funzionare nelle sedi di programmazione e di verifica collegiale. Valutare non è giudicare, ma è l’opportunità di osservare con una prospettiva nuova quanto ancora c’è da fare per rendere migliore il servizio educativo che le scuole producono, a vantaggio della comunità, per le giovani generazioni che attendono dal mondo della scuola sempre nuove opportunità per la completa realizzazione della loro personalità.


Note e Riferimenti bibliografici [1] F. Tessaro, Modelli e pratiche di valutazione: dall’osservazione alla verifica (2017) [2] Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione - MIUR (2012) [3] Castoldi, M. Valutare a scuola, Carocci, Roma (2012). – Education Sciences & Society - Valutazione e competenze - Armando Editore - Anno 2 N.2 (2011) – Tessaro F., La valutazione nella scuola dell’autonomia - IRSEF i quaderni, n°9, Roma (1999) – Ferro F. C. e Schiumerini G. , Le difficoltà e le opportunità della valutazione attraverso il digitale: gamification come strumento di valutazione, in rivista Bricks, Un’iniziativa AICA e SIe”, n. 2 (2021)

“Lo studente non è una somma di risultati!”
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GS
Giuseppe Schiumerini

Collaboratore

Docente di Geografia Generale ed Economica nella scuola secondaria di secondo grado.

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