Vai al contenuto principale

Una scuola che diventa laboratorio dove sperimentare

21 maggio 2026 3 min

Premessa della redazione

È una domenica mattina e stiamo raccogliendo la testimonianza di Alfonso D’Ambrosio, dirigente dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino in provincia di Padova. È un fiume in piena nel suo racconto. E così decidiamo insieme di far diventare questa intervista una piccola riflessione a voce alta. Di seguito ne potete leggere il risultato

Al Prodotto interno Lordo abbiamo risposto con il FIL (Felicità Interna Lorda). È un modo per misurare la felicità e il benessere dei nostri studenti. Ovviamente non ci muoviamo così a caso, diciamolo subito per i più dubbiosi e un po’ maliziosi. Ci siamo dotati di uno strumento di valutazione QBS testato in Emilia Romagna. I dati vengono verificati e validati ciclicamente e ci danno un quadro complessivo del benessere a scuola. Fin qui i dati raccolti poi viene la pratica quotidiana. Investiamo tantissimo negli ambienti di apprendimento e nello sportello di psicologia. Diventa necessario formarsi, condividere tra gli insegnanti e gli altri operatori scolastici e sociali informazioni, idee, progetti, spunti, riflessioni. Un cantiere didattico e pedagogico aperto e dinamico. Tutto è teso a rendere viva l’idea di una Scuola aperta, circolare, comunitaria che pratichi saperi e condivisioni tra studenti e insegnanti.

L’apprendimento diventa narrazione e anche la nostra valutazione ha scelto questa strada. Libertà e creatività sono i due criteri che ci siamo imposti. Non ci siamo dati gabbie per valutare, non abbiamo scelto il predefinito. La narrazione diventa così un momento di crescita per spronare e aiutarsi. Anche qui massima condivisione e confronto tra docenti. La domanda è sempre la stessa, mai banale e scontata: “Cosa è meglio per gli alunni?”

E gli alunni che ruolo giocano? Nella nostra scuola abbiamo abolito la passività. Abbiamo pensato a uno strumento efficace di autovalutazione con domande semplici e mirate: “Prof, come sto studiando?” “Come posso migliorare?” È tutto mirato a un obiettivo: sostenere. La parola diventa che ricerca di fiducia. Ce n’è tanto bisogno.

E poi valutare significa anche capire che ruolo giocano gli ambienti di apprendimento. Ecco perché i ragazzi stanno al centro dell’aula e nel nostro istituto non si trova una classe in cui dalla cattedra si danno lezioni. È tutto orientato a creare situazioni di cooperazione. I tavoloni per esempio evitano il binomio cattedra-banchi.

Vi chiederete leggendo che pensano gli insegnanti di tutto ciò? Vi dico solo che nel cambiare la disposizione degli ambienti di apprendimento, c’è stata un’esplosione di creatività e dinamismo.

Alla fine posso concludere questa chiacchierata affermando che tutto ciò non potrebbe accadere senza cinque verbi fondamentali.

Comunicare. Una scuola che non comunica perde in partenza. Bisogna condividere e spiegare le scelte pedagogiche e didattiche, creare un senso di comunità, aprire un orizzonte di senso.

Organizzare. Una Scuola che sa organizzarsi migliora tutto ciò che ha intorno.

Rischiare. Il rischio viene respinto a scuola. È un errore. Si deve sbagliare per tentare strade nuove.

Liberare. Liberiamoci dalla burocrazia. Liberiamo le idee degli studenti. Noi qui si è messo in piedi un Parlamentino delle studentesse e degli studenti.

Sconfinare. Andare oltre il portone della scuola, abitare il quartiere.

Condividi
R
Redazione

Collaboratore

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo a scrivere.

Lascia un commento

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.

Continua a leggere

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per le finalità di misurazione come specificato nella cookie policy.

Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso, in qualsiasi momento, accedendo al pannello delle preferenze. Il rifiuto del consenso può rendere non disponibili le relative funzioni.

Usa il pulsante “Accetta” per acconsentire. Usa il pulsante “Rifiuta” per continuare senza accettare.