Una scuola che diventa laboratorio dove sperimentare
Premessa della redazione
È una domenica mattina e stiamo raccogliendo la testimonianza di Alfonso D’Ambrosio, dirigente dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino in provincia di Padova. È un fiume in piena nel suo racconto. E così decidiamo insieme di far diventare questa intervista una piccola riflessione a voce alta. Di seguito ne potete leggere il risultato
Al Prodotto interno Lordo abbiamo risposto con il FIL (Felicità Interna Lorda). È un modo per misurare la felicità e il benessere dei nostri studenti. Ovviamente non ci muoviamo così a caso, diciamolo subito per i più dubbiosi e un po’ maliziosi. Ci siamo dotati di uno strumento di valutazione QBS testato in Emilia Romagna. I dati vengono verificati e validati ciclicamente e ci danno un quadro complessivo del benessere a scuola. Fin qui i dati raccolti poi viene la pratica quotidiana. Investiamo tantissimo negli ambienti di apprendimento e nello sportello di psicologia. Diventa necessario formarsi, condividere tra gli insegnanti e gli altri operatori scolastici e sociali informazioni, idee, progetti, spunti, riflessioni. Un cantiere didattico e pedagogico aperto e dinamico. Tutto è teso a rendere viva l’idea di una Scuola aperta, circolare, comunitaria che pratichi saperi e condivisioni tra studenti e insegnanti.
L’apprendimento diventa narrazione e anche la nostra valutazione ha scelto questa strada. Libertà e creatività sono i due criteri che ci siamo imposti. Non ci siamo dati gabbie per valutare, non abbiamo scelto il predefinito. La narrazione diventa così un momento di crescita per spronare e aiutarsi. Anche qui massima condivisione e confronto tra docenti. La domanda è sempre la stessa, mai banale e scontata: “Cosa è meglio per gli alunni?”
E gli alunni che ruolo giocano? Nella nostra scuola abbiamo abolito la passività. Abbiamo pensato a uno strumento efficace di autovalutazione con domande semplici e mirate: “Prof, come sto studiando?” “Come posso migliorare?” È tutto mirato a un obiettivo: sostenere. La parola diventa che ricerca di fiducia. Ce n’è tanto bisogno.
E poi valutare significa anche capire che ruolo giocano gli ambienti di apprendimento. Ecco perché i ragazzi stanno al centro dell’aula e nel nostro istituto non si trova una classe in cui dalla cattedra si danno lezioni. È tutto orientato a creare situazioni di cooperazione. I tavoloni per esempio evitano il binomio cattedra-banchi.
Vi chiederete leggendo che pensano gli insegnanti di tutto ciò? Vi dico solo che nel cambiare la disposizione degli ambienti di apprendimento, c’è stata un’esplosione di creatività e dinamismo.
Alla fine posso concludere questa chiacchierata affermando che tutto ciò non potrebbe accadere senza cinque verbi fondamentali.
Comunicare. Una scuola che non comunica perde in partenza. Bisogna condividere e spiegare le scelte pedagogiche e didattiche, creare un senso di comunità, aprire un orizzonte di senso.
Organizzare. Una Scuola che sa organizzarsi migliora tutto ciò che ha intorno.
Rischiare. Il rischio viene respinto a scuola. È un errore. Si deve sbagliare per tentare strade nuove.
Liberare. Liberiamoci dalla burocrazia. Liberiamo le idee degli studenti. Noi qui si è messo in piedi un Parlamentino delle studentesse e degli studenti.
Sconfinare. Andare oltre il portone della scuola, abitare il quartiere.
Collaboratore
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