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Una scuola senza voti

Forum in classe sull’esperienza del “liceo senza voti”

21 maggio 2026 4 min

“Ma voi come vi trovereste in una scuola senza voti?”\n\nDopo aver visto il video che racconta l’esperienza del Liceo Morgagni di Roma, i miei alunni sono spiazzati.\nNon riescono a comprendere il funzionamento della sperimentazione.\nLo analizziamo insieme e poi ne discutiamo.\nUn miniforum in V e in IV superiore per capire cosa ne pensano gli alunni della valutazione, dei voti e di modalità alternative di valutazione.\n\n## Studiare per il voto o per imparare?\n\nLe voci degli alunni non sono omogenee. Qualcuno studia per il risultato, per raggiungere voti buoni.\nQualcuno invece va oltre: ammette di studiare per il voto ma anche per sé stesso. Ammette di studiare per imparare e acquisire competenze che saranno spese nel lavoro futuro.\nIl voto mette ansia. Indubbiamente. Lo sostiene F. che ricorda quanto alcune materie lo spaventino così tanto da renderlo insicuro alle interrogazioni.\nA. invece ammette che una scuola senza voti numerici gli piacerebbe perché si potrebbe dare il massimo senza aver paura di sbagliare.\nMentre M. non sarebbe molto d’accordo perché non avrebbe un parametro facile da comprendere sul proprio rendimento: quando un alunno prende 10 non sa cosa c’è dietro ma sa che quello che ha fatto l’ha saputo fare. Quindi il voto è facile da capire.\nIl voto rappresenta numericamente quanto una persona si è applicata nello studio. Ed è facilmente comprensibile: se si prende 10 la prova è perfetta, se si prende 4 no.\n\n## La valutazione descrittiva come completamento del voto\n\nDavanti all’ipotesi di una valutazione descrittiva (come quella che usano nella sperimentazione del Liceo Morgagni), che illustra a parole le competenze acquisite, le conoscenze e il livello di apprendimento raggiunti, che spiega meglio anche il perché di quel risultato, gli alunni sono divisi.\nM. è sempre dell’idea che il voto numerico è giusto, perché grazie al voto si riesce ad avere un feedback di ciò che si fa e di come lo si fa. Ammette però che forse il miglior metodo di valutazione di un alunno potrebbe essere l’abbinamento di voto numerico e valutazione descrittiva.\nF. ritiene che non bisogna sottovalutare l’aspetto psicologico: l’alunno che viene valutato con un 2, sente questo voto come un macigno insuperabile e irrecuperabile. Per recuperare un voto negativo l’alunno sente di dover fare una prova perfetta, per arrivare ad un risultato soltanto sufficiente. Perché il voto numerico dà l’idea immediata della media matematica, che molto spesso non è favorevole all’alunno.\nInvece G. sostiene che non cambierebbe molto: il sistema di base è comunque una valutazione, che sia numerica o che sia descrittiva non cambia nulla.\n\n## Il voto è un sistema di valutazione oggettivo?\n\nCerto un numero non descrive un alunno in modo esaustivo, perché ogni alunno è diverso, ogni alunno studia in modo particolare, ogni persona ha capacità diverse di apprendere. Riscontra però un limite nei voti numerici: non è un sistema di valutazione oggettivo, e dipende anche da come il docente lo adopera. Ci sono docenti che hanno parametri di valutazione più ampi e altri invece che hanno parametri stretti.\n\n## Il voto come etichetta\n\nE arriviamo all’argomento dell’uso che i docenti fanno dei voti: molto spesso il voto è un marchio, un’etichetta che rimane impressa sull’alunno e non cambia anche se migliora il suo rendimento. Come dire: un alunno è da 4 e uno da 8, e così rimane per sempre…\nI miei alunni unanimemente sostengono che il voto numerico è discriminatorio, sminuisce le persone, non rappresenta bene l’alunno, non spiega il suo livello di apprendimento, non dice quanta fatica, quanto impegno, quanta creatività, quali competenze egli mette nell’eseguire una prova.\n\n## Ma noi docenti, come valutiamo?\n\nSu questo allora forse un esame di coscienza da docenti dovremmo farlo: come usiamo lo strumento del voto? Come valutiamo? Siamo davvero oggettivi? Valutiamo senza pregiudizi nei confronti degli alunni? Siamo attenti ai loro progressi e siamo disposti a registrarli in valutazioni sempre migliori, o ci affidiamo ad una fredda media matematica che non ci dice cosa davvero è un alunno, che potenzialità ha, che capacità mette in campo?\nIl nostro sistema attuale prevede i voti numerici, ma forse noi potremmo anche implementarlo con l’aggiunta di valutazioni descrittive informali, che illustrino il voto all’alunno. Accompagnare il voto di una prova scritta con un giudizio, ad esempio, farebbe capire meglio all’alunno i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza e potrebbe renderlo capace di tarare meglio il suo impegno per migliorare.\nForse non ci immedesimiamo molto negli alunni quando mettiamo un voto, non pensiamo a quanto possono sentirsi giudicati nel vedere un 3 in pagella e forse non pensiamo che quel 3 è un fallimento anche per noi.\nLa valutazione di un alunno diventa allora anche autovalutazione per il docente, per il suo metodo d’insegnamento, per la sua capacità di trasmettere il sapere.\nE mi risuonano nella mente le parole di F.: “Prof. io quando vengo interrogato sudo”…\nE noi ci ricordiamo di come sudavamo quando eravamo alunni?\n\nGrazie alla IV e V B MEC dell’ITI “A. Monaco” di Cosenza.

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Alessandra Luberto
Alessandra Luberto

Redazione

Docente di Italiano e Storia nelle Scuole Superiori. Con una forte passione per la letteratura contemporanea, e un passato di redattrice editoriale prima, di imprenditrice sociale poi.

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