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HO SVOLTO IL TIROCINIO FORMATIVO IN CLASSE, E VOGLIO ANCORA FARE L’INSEGNANTE

21 maggio 2026 4 min

Voglio diventare un'insegnante perché, nonostante la complessità della scuola contemporanea, credo che condividere le proprie esperienze e competenze per contribuire alla crescita di un individuo, poterne valutare i progressi, conquistarne la stima, ripaghi di tutti i sacrifici e le difficoltà cui si va incontro. Per questo ho intrapreso il mio percorso universitario, che mi ha fornito un discreto bagaglio di conoscenze teoriche, pur con alcune carenze organizzative (nel mio caso, ad esempio, nell'accesso all'Erasmus, fondamentale per potenziare la competenza linguistica).

Penso che la scuola italiana, nel corso degli anni, sia molto cambiata. Il concetto di scuola come luogo in cui i giovani apprendono e si preparano ad affrontare il futuro è ormai lontano. Mentre la società cambia continuamente e velocemente, la scuola, come istituzione, è ancorata alla vecchia didattica, e il susseguirsi di riforme ha portato più confusione che benefici. Probabilmente, una delle cause che rendono difficile l'ammodernamento della scuola è il gap tra l'età media dei docenti e quella degli studenti, che complica la comunicazione. Se da una parte il docente è investito di un ruolo che richiede preparazione e autorevolezza per raggiungere degli obiettivi, dall'altra gli studenti sono bombardati di informazioni e dotati di strumenti tecnologici potenti e sofisticati che li distraggono e rivelano le carenze di un sistema scolastico antiquato e incapace di rispondere alle loro aspettative. Se si dispone di smartphone che istantaneamente traducono un testo in qualsiasi lingua, svolgono temi o equazioni e risolvono problemi, a cosa serve studiare? Nasce da qui il senso di sfiducia che gli adolescenti manifestano, direttamente o indirettamente, nei confronti della formazione scolastica.

Da studente in procinto di diventare insegnante, mi rendo conto che, ancor prima delle competenze disciplinari, per avere l'attenzione degli allievi bisogna conquistarli, dimostrare comprensione delle problematiche della loro età e dei fattori che influenzano la relazione educativa. Bisogna essere validi modelli di riferimento per convincerli dell'importanza di una buona formazione per affrontare il futuro al massimo delle proprie possibilità, e affermarsi come persone e come professionisti.

L'esperienza del tirocinio, seppur breve, è stata fondamentale per la mia crescita. Prima di iniziare avevo paura di imbattermi in una realtà che avrebbe potuto infrangere la mia idea della professione docente. Sin dal primo giorno, invece, il timore iniziale ha lasciato il posto all'entusiasmo di intraprendere una nuova avventura.

Il mio tutor è stato una guida impeccabile per umanità, empatia e professionalità, mi ha accolto facendomi sentire subito parte integrante del lavoro e della comunità. Ho potuto partecipare a tutte le attività, ricevendo suggerimenti utili a creare un ambiente di apprendimento efficace e imparando ad osservare ogni singolo studente per comprenderne le specificità comportamentali e cognitive.

Nonostante la scarsa motivazione e collaborazione di molti alunni, il Prof trovava sempre il modo di coinvolgerli, applicando metodi originali che da studentessa non avevo mai sperimentato. I momenti che ricordo con maggiore piacere sono legati ai giochi: la classe divisa in squadre, una palla che veniva lanciata da una parte all'altra, le carte usate nei modi più impensabili, la competizione che finiva per stimolare anche studenti che di solito lamentavano l'inutilità della lingua straniera nella loro vita.

Ho scoperto quanto è difficile 'gestire' una classe; ho imparato che bisogna calibrare la lezione in base alla classe e all'orario in cui si svolge, differenziando le attività per renderle attraenti per gli studenti. Nelle ultime ore, quelle difficili, ho visto a volte il docente restare in silenzio finché gli alunni realizzavano che dovevano ricomporsi per fare lezione, altre volte alzare la voce per sovrastare le loro e farsi ascoltare. Anche sul tema dei Bisogni Educativi Speciali la mia esperienza è stata ricca e complessa. Il mio tutor mi ha coinvolto sin da subito nel lavoro con i nostri studenti speciali, motivandomi ad approfondire personalmente una tematica che richiede un'elevata sensibilità e grande competenza.

Il meglio che mi porto della mia esperienza di tirocinante è la constatazione che gli alunni, anche o forse soprattutto i peggiori, creano legami profondi e sanno apprezzare gli sforzi che i docenti fanno per la loro crescita. Ho scoperto che essere docente non è semplicemente trasmettere nozioni e verificarne l'apprendimento, ma è una missione che richiede molteplici competenze, tra le quali l'aspetto disciplinare è solo la base. Ho scoperto la necessità di captare ogni cambiamento degli alunni, per tenerli sempre al centro del processo educativo. Non sarà facile, ma voglio ancora fare l'insegnante.

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VC
Vanda Caterina De Marco

Collaboratrice

Studentessa di Lingue e Letterature moderne presso l'Unical, vive a San Giovanni in Fiore e studia per insegnare Inglese e Spagnolo.

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