RIFLESSIONI SPARSE SUL TFA
Che il corso di specializzazione per il sostegno didattico, nel suo VII ciclo, sia stata un’esperienza formativa sul piano più prettamente della formazione didattica, questo si può dire, con delle precisazioni. Che sia stata anche un’esperienza di tipo relazionale da una parte, e con spunti di riflessione sul piano sociale, anche questo può essere detto. Procediamo con ordine. Da circa otto anni a questa parte, presso l’Università della Calabria, come in tantissime altre università italiane, si svolge un corso di formazione per il sostegno per tre gradi di scuola: primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado. Tra la primavera e l’estate di ogni anno si svolgono le tre prove preselettive che consentono l’accesso al corso di formazione che inizia a ottobre e finisce a giugno, della durata di circa nove mesi dunque. Ho potuto constatare che mediamente le persone che provano ad accedere ai circa 300 posti riservati per la scuola secondaria di secondo grado sono 1200 persone, avendo provato due volte (ed avendo visionato quindi gli stessi numeri delle persone che hanno tentato l’accesso al corso) le prove preselettive ed essendo riuscito a passarle la seconda volta. E insomma, nei primi mesi di ottobre, si inizia. Alcuni limiti evidenti di un corso di formazione di un anno non sono addebitabili all’organizzazione interna delle singole università in cui viene implementato; tra quelli più evidenti, il numero alto di corsi di insegnamenti teorici che vengono dispiegati in pochi mesi, alla fine dei quali si svolge una prova d’esame. Si parla di circa tredici esami in 4–5 mesi. Qui la capacità di industriarsi da parte dei docenti viene messa alla prova: alcuni riescono ad essere chiari, schematici, a fornire i concetti chiave in maniera da poterli fissare adeguatamente, altri (non molti fortunatamente) intavolano lezioni come se si trattasse di un corso di più anni, con digressioni teoriche e discorsive che si contestualizzano poco rispetto alla contingenza del corso. Gli insegnamenti teorici, con esami annessi, durano fino ai primi di febbraio. Intanto, a partire dai primi di dicembre inizia la fase del tirocinio diretto: si fa un’esperienza diretta in una scuola di Cosenza e della sua provincia, dove si porta avanti anche un progetto didattico inclusivo con lo studente con disabilità. Questa fase non è affatto inutile: si entra infatti nella carne viva della scuola, di ciò di cui si parla in termini più teorici in altri contesti, potendone saggiare gli aspetti concreti, le peculiarità, e anche le asperità. Da febbraio si passa alla seconda fase del corso, in cui si svolge l’attività dei laboratori, presentati come un’attività in cui vengono messe in pratica le metodologie e strategie inclusive per diversi tipi di materie e tipi diversi di disabilità. Da un punto di vista personale si è trattata della fase più critica del corso: a volte si è reiterato un approccio teorico invece che più prettamente pratico, ed un’attenzione agli strumenti formali e la documentazione scolastica più che a situazioni pratiche ed a tipi di disabilità a cui associare delle metodologie e strategie utili per l’inclusione scolastica. Non tutto è inutile durante i laboratori ma le criticità che emergono sono state condivise da me insieme a tanti altri colleghi.
All’inizio del mio pezzo ho parlato del corso di specializzazione per il sostegno come un’esperienza importante sul piano sociale e relazionale. Da un punto di vista sociale, essa fornisce degli ottimi spunti di analisi per leggere la situazione generale in cui ci troviamo: molte persone accedono a questo corso per uscire dalle maglie della precarietà e della disoccupazione. Docenti precari, avvocati, precari del call center, disoccupati: questo è il popolo del corso di sostegno. Attenzione però, chi legge, se non ha le lenti che ho io e che vorrei fornire al lettore, cadrebbe nel formulare il pensiero per cui questo tipo di corso viene visto come ripiego. Non è così, perché le persone, laureate, responsabili, preparate, lo fanno con il massimo della serietà. Quello che voglio invece dire io è che ci sono una disoccupazione ed una precarietà molto alte, al sud Italia come nel resto del paese, e questo è un problema che un corso come quello del sostegno mette indirettamente in luce (chi poi non ha a cuore i diritti sociali ma vuole vivere in un mondo di competizione e individualismo, può pensare che chi fa il corso di sostegno è un furbastro etc etc). Su un piano sempre di osservazione visto con le lenti del sociale, è un peccato constatare che il popolo che frequenta il corso di sostegno, non ha alcuna voglia di discutere, nelle tante ore che si passano insieme (dieci ore di sabato e dieci ore di domenica), di questioni come l’ingiustizia sociale, la disuguaglianza, i problemi della scuola alla luce dei costanti tagli che le politiche neoliberiste in questi anni hanno inflitto a questa istituzione sociale ed al diritto annesso ad esso (ma come, la famigerata “inclusione” non dovrebbe essere intesa come un riflesso frattale del principio di uguaglianza?). Niente, il popolo del corso di sostegno subisce l’egemonia culturale dei nostri tempi: c’è vergogna nel dire che si è disoccupati o precari, c’è l’impossibilità di parlare di politica e diritti sociale etc etc. Una speranza invece viene dal lato più prettamente relazione, pre-politico: il corso è un’esperienza di condivisione di ore passate insieme, difficoltà da superare collettivamente, momenti ricreativi e mangerecci, veramente unica. Ognuno trova una sua dimensione: c’è chi cucina ottimi piatti che vengono degustati da tutti, chi organizza divertentissime feste nell’orario del pranzo, chi si occupa di fare riassunti degli insegnamenti per gli altri, chi fa imitazioni e canzoni, chi si occupa di rappresentare gli studenti, chi si occupa di fornire consigli utili per affrontre gli esami ed altro ancora. Sotto questo punto di vista il corso sprigiona una grande energia e dimostra il potere della socialità e del confronto diretto tra le persone.
Collaboratore
Laureato in Giurisprudenza presso l'Università della Calabria, ha conseguito la specializzazione per le attività di sostegno didattico nell'anno 2022/2023. Ha svolto attività giornalistica. Ha scritto un libro di racconti edito da ilfilorosso "Il palazzo blu e altri racconti".
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