Famiglie e scuola pubblica: quale leggerezza?

Nunzia Capitano Giornalista, imprenditrice, mamma e membro della fondazione Marisa Bellisario. Responsabile del settore marketing e comunicazione dei negozi Capitano, l’azienda di famiglia. Nel 2023 il gruppo è stato premiato con il “Women Value Company: donne e imprese che guardano al futuro“ per l’impegno nelle politiche di inclusione, la valorizzazione del talento delle donne, il welfare aziendale e la parità di genere nel lavoro
“Oggi la classe di mio figlio esce due ore prima perché c’è un’assemblea sindacale, posso cambiare turno?“. Questa è una delle tante richieste che ci troviamo ad affrontare insieme alle nostre collaboratrici. Nella nostra azienda, infatti, le mamme lavoratrici sono quasi il 70% dei dipendenti, una fetta importante, che quotidianamente manda avanti le nostre attività. In un Paese in cui le donne che hanno figli e lavoro non hanno alcun sussidio statale e l’unico welfare, quando ci sono, sono i nonni, quanto è importante poter contare sulla scuola pubblica?
Risparmiamoci subito la solita banalità che “la scuola non è un parcheggio“, e proviamo ad andare oltre. Durante il lockdown, con le scuole chiuse, a restare a casa con i bambini collegati in Dad furono soprattutto, nella stragrande maggioranza dei casi, le mamme. Io sono stata una di loro. Questo avrebbe dovuto essere un dato importante su cui riflettere e da cui ripartire, tutti insieme, la società al completo, nel post-pandemia. Purtroppo però non è stato così. Nel 2022, infatti, sono state oltre 44mila le mamme che hanno lasciato il lavoro. Le dimissioni convalidate sono aumentate del 17,1% rispetto al 2021. E la maggior parte sono al femminile. Questi gli ultimi dati dall’Ispettorato del Lavoro. Il leitmotiv è sempre quello: la difficoltà di conciliare vita privata e un impiego. Essendo praticamente inesistente una rete di sostegno (ovunque mancano i nidi comunali), un valido aiuto potrebbe venire proprio dalla scuola pubblica. Se in Italia una mamma su 5 lascia il lavoro (dati Istat del 2022 elaborati dall’Inail) cosa può e deve fare la scuola pubblica?
Potrebbe essere più presente nella vita delle famiglie italiane. Una certezza quotidiana, un’istituzione granitica a cui affidare l’educazione dei propri figli, mentre lavoriamo. Perché sì: le donne lavorano se i figli vanno a scuola. Tra ponti lunghissimi, scuole senza tempo pieno e continue assemblee sindacali, spesso, con leggerezza, nella sua accezione negativa, si lasciano bambini (e quindi di conseguenza mamme) a casa. Chi può, paga un aiuto extra. Chi non riesce deve scegliere: lavorare o stare con i figli. Altro che leggerezza di calviniana memoria...
Tra gli obiettivi del Pnrr c’è quello di aumentare il numero delle scuole primarie a tempo pieno, che, soprattutto al Sud, scarseggiano. Ma anche ripensare il calendario scolastico dovrebbe essere una priorità. On line sono sempre di più le petizioni per chiedere che il calendario venga rimodulato: in gran parte delle regioni italiane, infatti, la pausa estiva è di circa 100 giorni, cioè tre mesi abbondanti. Secondo i dati raccolti da Eurydice, l’organizzazione dell’Unione Europea che si occupa di informazione sullo stato dell’istruzione, nel 2022 l’Italia è stato il paese con le vacanze estive consecutive più lunghe. In altri paesi vicini come la Francia e la Germania, invece, le vacanze durano un mese e mezzo o al massimo due, compensati con pause più frequenti durante l’anno scolastico (il numero di giorni di scuola infatti non è superiore a quello dell’Italia, anzi: è spesso inferiore). Sono Paesi in cui in estate fa meno caldo rispetto al nostro, è vero, ma la difficoltà resta, visto che le ferie dei genitori non durano altrettanto. I campus estivi non sono per tutti, considerata la notevole spesa economica, però le vacanze durano 3 mesi anche per i bambini e i ragazzi i cui genitori non hanno la possibilità di pagare loro attività ricreative, né quella di rimanere a casa a occuparsi di loro. Per una società senza diseguaglianze vanno date vere opportunità: migliorare le scuole pubbliche è tra queste. Rivedere e riprogrammare le pause, il calendario, ma pure le strutture stesse, e ripensarle come luoghi accoglienti e sicuri anche nei mesi estivi siano le priorità.
La scuola di oggi forma anche le mamme del futuro: facciamo in modo di non deludere le loro aspettative.
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