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INCLUSIONE E LINGUAGGI SPECIALI

21 maggio 2026 5 min

Erika Patitucci - Docente di scuola primaria specializzata sul sostegno e sulla Media Education. Referente per l'inclusione, ha approfondito gli studi sui DSA

Il primo assioma della comunicazione di Watzlawick "Non si può non comunicare" ci ricorda che per l'uomo condividere emozioni, pensieri o stati d'animo è una necessità fondamentale, un bisogno primario.

Siamo ormai lontani dal semplice binomio comunicazione-linguaggio verbale (parola) e il mondo dei Bisogni Educativi Speciali concretizza la varietà di linguaggi speciali che nella scuola si possono -e dovrebbero- "parlare", soprattutto in riferimento alle disabilità sensoriali, come quella visiva ed uditiva, senza dimenticare nel quadro della disabilità cognitiva i disturbi dello spettro autistico.

Molti di noi sapranno senza dubbio cosa siano il metodo Braille, la Lingua dei Segni, la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) o la Comunicazione Facilitata; allo stesso tempo ci si potrebbe chiedere quanti docenti, nel proprio percorso di studio o di formazione e aggiornamento professionale si siano scontrati ed interfacciati con questi linguaggi alternativi.

Esiste dunque una formazione ad hoc pensata nei percorsi di specializzazione? Basta effettuare una semplice ricerca in rete sui piani di studio del TFA sostegno per rintracciare a volte un laboratorio di Linguaggi e tecniche comunicative non verbali di 20 ore come predispongono ad esempio l'Unical, l'Università di Verona e quella di Bari. Eppure, ricordiamo ancora una volta che l'insegnante di sostegno, introdotto nella scuola dell'obbligo italiana ai sensi della L.517 del 1977, è un docente specializzato nella didattica speciale per l'inclusione di alunni certificati "in situazione di handicap" nei modi e nei termini previsti dalla legge 104/92. Si desume pertanto che la preparazione degli stessi debba inevitabilmente presupporre lo studio e la pratica di linguaggi speciali. Come si può mediare e facilitare il processo di apprendimento con un alunno con sordità senza conoscere e comunicare in LIS?

Facciamo un passo indietro.

Il 19 maggio 2021 è una data storica per la comunità sorda perché con l'articolo 34-ter del decreto Sostegni, approvato alla Camera, la LIS è stata riconosciuta ufficialmente come lingua dallo Stato italiano. Si legge infatti: "In attuazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione e degli articoli 21 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché in armonia con gli articoli 9, 21 e 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e ratificata ai sensi della legge 3 marzo 2009, n.18, la Repubblica riconosce, promuove e tutela la lingua dei segni italiana (LIS) e la lingua dei segni italiana tattile (LIST). La Repubblica riconosce le figure dell'interprete in LIS e dell'interprete in LIST quali professionisti specializzati nella traduzione e interpretazione rispettivamente della LIS e della LIST, nonché nel garantire l'interazione linguistico-comunicativa tra soggetti che non ne condividono la conoscenza, mediante la traduzione in modalità visivo-gestuale codificata delle espressioni utilizzate nella lingua verbale o in altre lingue dei segni e lingue dei segni tattili". Si tratta di un riconoscimento di notevole importanza, ma dovuto e necessario, soprattutto se si considera che a livello statale, l'Italia sia stata l'ultima nazione in Europa a riconoscere la LIS pur contando nella comunità sorda all'incirca 40.000 persone che utilizzano la LIS.

Prestando ancora attenzione ai numeri e alle altre figure specialistiche che affiancano gli alunni con disabilità, condividiamo i dati degli ultimi report dell'ISTAT "L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità- a.s. 2019-2020 'Tra gli assistenti che operano nelle nostre scuole risulta poco diffusa la conoscenza della lingua italiana dei segni (LIS) che riguarda solo il 5% degli operatori.'" Ed ancora "Nelle scuole italiane gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione, che affiancano gli insegnanti per il sostegno, sono più di 60mila, di questi il 4% conosce la lingua italiana dei segni (LIS). (L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità -a.s. 2020-2021.

Se volessimo ricercare invece dati statistici relativi ai docenti formati in LIS avremmo delle serie difficoltà, considerato che il comunicato MIUR del 06 dicembre 2018 "Primo ciclo di formazione per docenti di sostegno esperti in Lingua dei segni italiana (Lis)" parla di un avvio ufficializzato con la sottoscrizione e la presentazione, di uno specifico Protocollo d'intesa firmato dall'allora Ministri Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) e Marco Bussetti (Istruzione, Università e Ricerca) che ahimè ancora oggi non è stato intrapreso. Alla luce di tutto ciò ci chiediamo allora quando avverrà il cambiamento così tanto desiderato perché ai professionisti che lavorano con la LIS e con le persone con sordità quali interpreti, mediatori linguistici e culturali, assistenti alla comunicazione, docenti e docenti di sostegno) è necessario garantire una formazione accademica, come previsto per tutti gli altri professionisti delle lingue vocali. Ricordiamo ancora che la LIS viene usata anche da bambini e persone udenti con disturbi della comunicazione quali demenze, disprassie, autismo, sindrome di Down, ecc. per le quali l'uso della linguaggio verbale è momentaneamente o definitivamente impedito.

Forse la soluzione è l'istituzione di corsi di laurea come Lingua dei segni italiana dell'Università Ca' Foscari di Venezia o il corso di studio di nuova istituzione della Sapienza di Roma in Comunicazione e Interpretariato in Lingua dei segni italiana (LIS e LISt)? La risposta è fuorché scontata. Alla volontà dei docenti servono corsi di formazione ad alta fruibilità. Mi piace rammentare l'esperienza intrapresa lo scorso settembre grazie alla Terra di Piero, ovvero il CORSO LIS, Lingua dei Segni Italiana che ha avuto luogo presso il Parco dei nonni-Robinson a Roges di Rende con lezioni di base gratuite di una maestra, interprete LIS che ha guidato le nostre mani ed il nostro cuore verso un nuovo modo di comunicare.

Ogni docente può portare la LIS nella propria scuola e realizzare un coro dalle mani bianche; solo così sarà possibile allargare la cerchia dei segnanti e rendere l'inclusione possibile.

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