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È SUCCESSA UNA COSA INDESCRIVIBILE, INENARRABILE, INCOMMENTABILE, IMPERSCRUTABILE, INSUPERABILE!

21 maggio 2026 6 min

Frida è una ragazza di quattordici anni, che frequenta la prima classe del professionale di indirizzo socio sanitario. È alta e magra e porta sempre i capelli raccolti in una coda ed è molto curata nel vestire. Indossa spesso dei cerchietti colorati che incorniciano il suo bel viso un po’ nascosto dagli spessi occhiali da vista. È una ragazza abbastanza socievole anche se cerca prevalentemente il rapporto con gli adulti rispetto a quello con i coetanei. Ama il colore viola in tutte le sue sfumature e impazzisce letteralmente per tutto ciò che brilla. È molto precisa e rispettosa delle regole ma intransigente verso sé stessa. Esprime con serenità emozioni e stati d’animo personali, si confida senza imbarazzo ma trova grande difficoltà nel comprendere gli stati emotivi altrui.

Quando l’ho conosciuta, un anno fa, ho notato subito che non incrociava spesso il mio sguardo, anzi, cercava sempre di evitarlo prontamente.

Frida ha la sindrome di Asperger o, come direbbero i ragazzi della sua età, è “un’Aspie”.

Lei è molto attenta al suo profitto scolastico: ci tiene ad avere voti alti e a dimostrare il massimo impegno anche nelle materie che le piacciono meno. A scuola portava sempre lo zaino pieno di libri, quaderni e diversi astucci che contenevano materiale perfettamente suddiviso in base all’utilità; ogni giorno l’ho osservata mentre compiva i suoi rituali precisi e puntuali: all’inizio delle lezioni doveva correttamente togliersi la sciarpa, il giubbino, sistemarsi gli occhiali, aprire lo zaino, con i suoi tempi spesso rallentati. Durante le nostre prime chiacchierate mi sono accorta subito che utilizzava un linguaggio molto forbito, pieno di parole pompose e complicate di cui dubitavo capisse il senso fino in fondo. Le sue conversazioni, a volte, si facevano deraglianti. Spesso rimaneva concentrata sul suo discorso estraniandosi completamente dal contesto.

La sindrome di Asperger è ancora oggi una condizione molto complessa di cui diversi aspetti sono ancora poco chiari. Dal 2013 la sindrome di Asperger è stata inserita tra i disturbi dello spettro autistico.

La definizione è stata data da Lorna Wing, in un articolo scritto in onore di Hans Asperger, pediatra austriaco che, nel 1944, descrisse, dopo averli osservati a lungo, un gruppo di quattro bambini definendoli affetti da una “psicopatia autistica”.

Gli studi di Asperger procedevano di pari passo con quelli di Leo Kanner che osservava bambini con una forma più grave di autismo. I due però non si scambiarono mai informazioni sui bambini da loro descritti. I loro studi e i loro scritti ebbero un destino notevolmente diverso: gli scritti di Kanner vennero diffusi ampiamente non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa e nel resto del mondo, mentre le pubblicazioni di Hans Asperger rimasero sconosciute per molto tempo sia per un problema legato prettamente alla diffusione della lingua tedesca e anche perché Asperger era stato considerato da alcuni uno studioso legato in qualche misura al Terzo Reich e alle politiche mostruose di cui era espressione. La comunità scientifica, quindi, si concentrò completamente sulle teorie di Kanner. Così l’autismo è stato conosciuto precocemente, mentre per la sindrome di Asperger si dovette attendere l’intervento di Lorna Wing, avvenuto molti anni dopo [1].

L’Asperger viene anche osservata come una forma di autismo ad alto funzionamento, cioè propria di quei soggetti che presentano un QI spesso superiore alla norma e problemi evidenti nella sfera dell’interazione sociale e nella regolazione emotiva. Le persone con Asperger però non manifestano tutte gli stessi sintomi e ognuna presenta diverse sfumature. Sviluppano le cosiddette isole di competenza o di capacità, legate per lo più alla memoria, alle abilità di calcolo o alla creatività. Avere la sindrome di Asperger significa avere un cervello che funziona in maniera differente e vivere una condizione specifica, ma non significa essere malati. Già da piccole, le persone con Asperger non trovano conforto nelle coccole o nei gesti d’affetto che ricevono dai genitori o dalle persone care. L’abbraccio, ad esempio, che, nell’immaginario comune, è considerato il gesto di conforto e di protezione per eccellenza può essere percepito come una vera e propria costrizione. Con l’adolescenza, poi, la situazione si complica maggiormente perché lo scombussolamento ormonale e fisico a cui vanno incontro i ragazzi può essere causa di chiusura e di comportamenti problematici. In particolare, poi, i ragazzi con la sindrome di Asperger che hanno buone capacità cognitive potrebbero fare i conti con le evidenti differenze tra la loro vita sociale e quella dei coetanei. Questa è l’età in cui si creano le relazioni più significative sia sul piano amicale che amoroso: l’adolescente che ha disturbi dello spettro autistico, può non comprendere il valore dei rapporti di amicizia in quella fase della vita: gli scambi reciproci, gli apprezzamenti e l’affetto sono fondamentali per la costruzione di una personalità sana e dell’autostima necessaria per tutto il processo di crescita. Le relazioni di questa fase possono andare dall’amicizia, alla simpatia fino all’amore e, per questo, bisogna fare molta attenzione. Gli adolescenti con sindrome di Asperger possono conoscere alcune espressioni di affetto perché vedono i loro coetanei scambiarsele tra loro. Tali manifestazioni o relazioni tendono a suscitare inevitabilmente curiosità ed il naturale desiderio di vivere esperienze simili. Questa pulsione potrebbe esporre i ragazzi a situazioni pericolose o poco gradite. Il fatto di non riconoscere i segnali verbali e non verbali, in una relazione, potrebbe portare un ragazzo a non comprendere quando è il caso di fermarsi nelle manifestazioni d’affetto.

Con Frida mi sono trovata ad affrontare un vero e proprio viaggio in un mondo che non conoscevo e che, probabilmente, all’inizio non comprendevo. In alcune situazioni molto stressanti per lei, quando reagiva in maniera scomposta, ho capito che dovevo entrare nella sua dimensione per poterla riportare indietro. Nel percorso fatto insieme a lei ho capito quanto l’insegnante di sostegno possa essere una vera e propria cerniera tra il mondo individuale di ognuno e quello di tutti mettendo a disposizione la propria disponibilità emotiva, una delle risorse più preziose.

Sfruttando la sua spiccata creatività, abbiamo affrontato insieme un intenso percorso di alfabetizzazione emotiva, utilizzando il linguaggio dell’arte: abbiamo associato le emozioni ai colori e alle tecniche artistiche creando delle opere che contenevano tutto ciò che serve per costruire una relazione significativa di scambio reciproco. Quella ragazzina così testarda e piena di fragilità mi ha inconsapevolmente presa per mano indicandomi la strada da seguire per comunicare ed entrare in sintonia con lei e per capire di cosa aveva bisogno. Ho imparato a dare tempo ai suoi tempi. Il nostro percorso, finalizzato principalmente a ristabilire relazioni di intersoggettività, ha portato una riduzione sostanziale dei comportamenti problematici per Frida e a un arricchimento preziosissimo per me.

Frida ha la sindrome di Asperger e ne è perfettamente consapevole. Sa che il suo cervello viaggia su onde differenti rispetto alle persone che la circondano ed è consapevole del fatto che questo la rende unica. Non comprende bene cosa sia l’empatia e considera spesso i bisogni degli altri complicati ma riesce a lasciare il segno nel cuore di tutti. Nel mio è entrata, dopo che con pazienza abbiamo chiacchierato con un puntino che solo io non riuscivo a vedere:

“Prof è venuto a trovarmi il puntino, mi aiuti”.

Allora, superando la mia razionalità, ho sfoderato le mie migliori abilità oratorie e l’ho convinto ad andare via (il puntino). Da allora, Frida, ha riempito la mia vita con una pioggia di glitter, di colori e di meravigliosa “fantasia cognitiva”, come ama definirla la sua insegnante di sostegno.

Mi ha insegnato che ogni giorno succede qualcosa di “indescrivibile, inenarrabile, incommentabile, imperscrutabile, insuperabile ”!

E a pensarci bene, è proprio così.


[1] Contiero I. (2020), La Sindrome di Asperger: una correlazione tra genialità e bisogni educativi, Università Ca’ Foscari, Venezia

Con Frida mi sono trovata ad affrontare un vero e proprio viaggio in un mondo che non conoscevo
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Stefania Lecce
Stefania Lecce

Redazione

Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.

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