Carlo Cimino Musicista. Docente precario nelle scuole Secondarie di Primo Grado, Licei Musicali, Conservatori
Nella selva delle definizioni dei generi musicali, quella di “musica leggera“ è tra le più fuorvianti in quanto associata sovente ad un ascolto facile e disimpegnato, ad un prodotto banale.
D’altro canto l’aggettivo pesante risulterebbe a sua volta dispregiativo per qualsiasi prodotto artistico, per quanto definizioni come “heavy metal“ e “hard rock“ suggeriscano volutamente l’idea di pesantezza come tratto stilistico apprezzato da una comunità d’ascolto specifica.
Leggera o pesante che sia ci stiamo muovendo nell’ambito della cosiddetta popular music, cosa che annebbia ulteriormente lo scenario. Non è questa la sede per una disamina sulle diverse interpretazioni del termine popular associato alla musica, passo allo stretto finale dicendo che “popular music“ non equivale al nostro “musica popolare“, dunque non si riferisce alle musiche di tradizione orale bensì alle musiche diffuse dai mass media, sfuggenti al pentagramma e (rullo di tamburi) spesso considerate musiche di serie B ancora oggi.
Ma torniamo al nostro focus, cos’è la “musica leggera“? Certamente dovremmo restringere il campo alla musica cantata diffusa dai mass media in lingua italiana, perché tale definizione è usata solo lungo lo stivale, anche se a volte la si appioppa a qualche successo internazionale.
Potremmo dire che una certa comunità di ascoltatori riconosce come “leggeri“ alcuni repertori; ma è leggero il testo o la musica? Chi lo stabilisce? Dov’è questa bilancia?
Direi che, nonostante rimanga in parte ancorato a vecchie logiche, il Festival di Sanremo può a pieno titolo considerarsi una cartina di tornasole utile per restringere il campo prima di arrivare al nostro esempio pratico. Sul palco dell’Ariston da molti anni a questa parte possiamo ascoltare: ritmi ballabili, cantanti lirici, rap, assoli rock, sviolinate, testi che parlano a vario titolo di politica, amore, problematiche adolescenziali (“ti guardi e ti senti brutta“) o senili (“perdere l’amore quando si fa sera“)...insomma di tutto e senza logica apparente.
Ma mettiamo le mani nella marmellata. Si classificò al sesto posto nell’edizione del 2018 il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno“ di Max Gazzè. Ebbene sì! Anche la cosiddetta canzone d’autore rientra nel calderone della leggerezza.
Qui di seguito una guida all’ascolto utilizzabile anche in ambito didattico, realizzata senza notazione musicale così da essere intuitivamente compresa da tutti. Si potrebbero usare anche dei colori (es. gialla l’introduzione, verdi le strofe, rossi i ritornelli, azzurro lo special). Unico prerequisito tecnico è quello di tenere il tempo e saper contare le battute, ma con un piccolo aiuto da parte del docente diventa tutto molto semplice.
Cosa si evince? Che la struttura del brano, lungi dall’essere banale, è estremamente raffinata; prevale la dimensione strofico-narrativa rispetto alla ripetitività tipica del ritornello, uno special strumentale in posizione decentrata prepara magistralmente un finale che riassume ritornello e strofa.
La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Schema formale
SEZIONE | introduzione | strofa | strofa BATTUTE 4/4 | 2 - 2 | 4 - 4 - 3 - 2 | 4 - 4 - 3 - 2 Note | Strumentale | Crescendo strumentale | Crescendo strumentale
SEZIONE | ritornello | strofa | ritornello BATTUTE | 6 | 4 - 4 - 3 - 2 | 6 Note | | Crescendo strumentale |
SEZIONE | special | ritornello | strofa BATTUTE | 4 - 2 | 2 | 4 - coda Note | Strumentale | | Accordo finale
In molti libri di testo per le scuole medie sono proposte canzoni tratte dal Festivalone nazionale e non solo, a mio parere è una scelta intelligente al fine di veicolare contenuti musicali, sociali e letterari. Compito del docente è guidare verso un ascolto consapevole, svelare le complessità nascoste, accendere un riflettore sui grandi autori del passato e nel contempo fornire i mezzi per interpretare i repertori attuali.
Non è semplice, ma è affascinante avvicinarsi al mondo della canzone, alla varietà delle sue forme, alla complessità del suo linguaggio… leggero o pesante che sia.
Collaboratore
Musicista. Docente precario nelle scuole Secondarie di Primo Grado, Licei Musicali, Conservatori.
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