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Accendere una luce, camminare insieme

L’esperienza della scuola serale: un laboratorio di vite e vissuti

21 maggio 2026 2 min

La classe del corso serale, è sempre attenta, adulta nella volontà e nella determinazione, ma giovanissima nell'intenzione condivisa di reinventarsi. È come se i miei otto studenti avessero spento tutti insieme le candeline dei loro diversi compleanni e avessero espresso lo stesso desiderio: portare a termine la scuola superiore, animati da convinzioni forti, intime e segrete, eppure così manifeste ed esplicite.

Del serale mi piace la fatica, mi stimola a mettere in gioco la mia identità insieme a quella di altri adulti, mi diverte mescolare le carte e poi riordinarle. Accadono sempre piccoli miracoli, incidenti senza conseguenze. Si entra nei ruoli, si esce dai ruoli, si gioca in squadra, ci si allena, si ringrazia, si va avanti, sempre avanti, a passi lenti, con determinazione, pazienza, onestà.

È faticoso essere studenti del serale? Credo di sì, è faticoso quanto sa esserlo la vita quando chiede la rivincita.

In questo esatto momento, io sono a casa, ma i miei studenti (ormai a un passo dal diploma) sono ancora a scuola, fanno lezione dal lunedì al venerdì dalle 18:00 alle 22:00. Ogni volta che faccio lezione imparo come la scuola sia preziosa occasione per reinventarsi. Ricordo quando in terza serale ho spiegato il Cantico delle Creature e abbiamo sentito la gioia e la forza di Francesco d'Assisi, un uomo così fuori dall'ordinario e una studentessa mi ha detto di aver ritrovato, inaspettatamente, suoni e parole della sua lingua madre, il rumeno, come se la sua infanzia si nascondesse fra i suoni arcani del volgare italiano. Le parole di tutti vibrano e si insinuano fra il cuore e la mente.

Non si confondono i ruoli, ma si mescolano le identità, si rafforzano le complicità e si ride, si sorride, si condivide la voglia di trovare un senso alle cose, anche se non è immediato.

È stato un viaggio fantastico questo anno scolastico, mi commuove l'idea che stia per concludersi.

È stata una splendida avventura attraversare la poesia italiana, un viaggio breve, fatto di inciampi e di cadute; non ci siamo mai soffermati sui versi quanto io avrei voluto, ma siamo arrivati là dove l'amore, la morte, la vita, il dolore, la memoria mescolano le carte e tutto diventa poesia.

La casa dei Doganieri ha ospitato anche me, le mie nostalgie, le mie irrequietezze e la gioia di insegnare, anche quando alla gioia si accompagna la consapevolezza di essere sempre inadeguata a compiti così importanti e complessi.

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Doris Bellomusto
Doris Bellomusto

Redazione

Si è laureata in lettere classiche presso l'Università della Calabria, insegna materie letterarie presso il "Liceo G. Pascoli" di Barga (LU). Autrice di raccolte di poesie ("Come le rondini al cielo" 2020, "Fra l'Olimpo e il Sud" 2021, "Nuda" 2022).

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