DAL DOCENTE DELLA SCUOLA DI MASSA AL DOCENTE SOCIALE
Laureato in Giurisprudenza presso l’Università della Calabria. Giornalista e insegnante, scrive e publica poesie
Mutuare le categorie politiche di “operaio massa” e “operaio sociale” usate nel periodo dell’operaismo italiano, così come quelle dell’individuo sociale delineate da Franco Piperno, rispetto alla categoria del docente italiano, può essere un’operazione di certo un po’ forzata e possibile se portata avanti con una certa ironia, ma non completamente priva di fondamento. Perché se la scuola italiana, così come tutto quello oggi rientra nella sfera del pubblico (sanità, pensioni, diritti sociali) sotto l’attacco e la scure dei tagli del neoliberismo, implementato in Europa a partire dalla crisi economica del 2009, quale può essere il ruolo del docente se non un mero osservatore passivo di questa situazione? Un aspetto fondamentale che riguarda la scuola è che, a differenza di altre categorie del settore pubblico, i tagli alle risorse, non hanno un effetto che riguarda solo un aspetto pratico, dovuto alle politiche di smantellamento e pauperizzazione. Si tratta di creare un ambiente generale, una ristrutturazione vera e propria, che mina di fatto i valori fondanti di una comunità in cui viene a trovarsi il soggetto protagonista e principale della scuola, ovvero lo studente. Lo studente che è il cittadino di oggi nella scuola, e quello di domani al di fuori del contesto scolastico. Ma il contesto extra – scolastico non è più quello dello stato nazione che assorbiva individualità formate tra i banchi di scuola ed universitari all’interno di una catena progressiva e di costituzione di uno stato – nazione lavorista. Oggi vale la legge there is no alternative all’insicurezza sociale. Immaginate poi per i docenti di sostegno cosa debba significare tutto questo: da una parte nella scuola si parla di inclusione e di empatia, mentre la narrazione e l’andazzo generale sono quelli dell’esclusione e dell’assenza di alcuna garanzia sociale. L’inclusione, che dovrebbe essere una categoria frattale e un riverbero del principio di eguaglianza diventa un’improbabile pratica tecnica da raggiungere con una ripetizione meccanica della parola empatia o di qualche imprecisata tecnica. Sono in migliaia i docenti specializzati che prendono supplenze annuali, non si decide ad inserirli di ruolo, rendendo monco il percorso attuato con il TFA e per cui non dovrebbe esserci alcuna motivazione per non renderlo effettivo. È così figure precarie, in un contesto generale precario come il resto della società, devono in forma piuttosto solitaria e inspiegabile portare avanti il concetto del “nessuno deve rimanere indietro” proprio dell’inclusione. Dicevamo, i tagli al settore scolastico non hanno solo un effetto meramente pratico, ma fanno parte di un processo politico generale di ristrutturazione sociale e servono a sancire nelle forme biopolitiche i valori a cui tutti si devono adeguare. Valori che hanno pregnanza inevitabile nel corpo studentesco, che vede la scuola come un mero diplomificio, ed è avulso da qualsiasi idea di cittadinanza e bene comune. Può esserci senso della comunità se manca l’uguaglianza? Può esserci cittadinanza e senso del bene comune se manca l’ascensore sociale? No. Il risultato è quello di avere studenti sempre più aggressivi e refrattari alla discussione, non perché cattivi per natura, ma perché pensano solo alla propria individualità ed un utile personalissimo in contrasto con l’idea di qualsiasi relazione sociale degna di questo nome. La scuola è ineguale, e questo si capisce dalla semplice “intestazione”: il Ministero è infatti quello dell’Istruzione, e “del Merito”. Il merito, all’interno di una società sempre più diseguale e divisa per classi sempre più polarizzate, è una finzione ideologica per sancire e rendere effettive l’altra parte del concetto a cui si riferisce, cioè il demerito. Mentre la scuola si prodiga a valorizzare talenti ed eccellenze come in un format televisivo patetico, in realtà quello che importa è stabilire che chi non ce l’ha fatta è perché non se l’è meritato evidentemente. Ecco perché in questo contesto, generale e scolastico, non basta più essere docenti della scuola di massa ma docenti sociali.
Collaboratore
Laureato in Giurisprudenza presso l'Università della Calabria, ha conseguito la specializzazione per le attività di sostegno didattico nell'anno 2022/2023. Ha svolto attività giornalistica. Ha scritto un libro di racconti edito da ilfilorosso "Il palazzo blu e altri racconti".
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