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Identità in costruzione

Sulle sfide educative dell’adolescenza

21 maggio 2026 5 min

Identità in costruzione - Sulle sfide educative dell’adolescenza<br><br>di Francesco Luigi Gallo<br>Dottore di ricerca in filosofia, insegnante di sostegno e docente a contratto all’Unical (laboratori del corso di specializzazione in attività di sostegno didattico). Si occupa di filosofia dell’educazione e antropologia filosofica<br><br>Il modello di sviluppo psicosociale proposto da Erik Erikson in otto stadi continua a rappresentare un valido strumento per comprendere i processi evolutivi degli individui, in particolare sotto il profilo psicopedagogico (cfr. E. H. Erikson, I cicli della vita, Armando Editore, Roma, 1999; E. H. Erikson, Identity and the Life Cycle, «Psychological Issues», 1, International, University Press, New York). Ogni insegnante, a prescindere dall’ordine e dal grado di scuola si trova impegnato sempre e comunque in un compito particolarmente difficile, che è quello di coadiuvare, guidare e orientare la costruzione dell’identità personale degli studenti con cui si trova in relazione in classe (siano essi studenti con o senza disabilità).<br><br>Stando al modello eriksoniano gli insegnanti della scuola secondaria di secondo grado si trovano tuttavia di fronte un compito particolarmente delicato, che è quello di entrare in relazione con gli adolescenti (cfr. A. Arace, Gli adolescenti a scuola. Psicologia dello sviluppo e dell’educazione per l’insegnamento, Mondadori, Milano, 2019), e ciò rende particolarmente impegnativo il loro compito di educatori.<br><br>Stando al modello di Erikson ogni stadio si caratterizza per un’intrinseca bipolarità, più precisamente per una dialettica serrata tra le nuove richieste dell’individuo, indotte dalla sua crescita e dalla sua maturazione, e le richieste della società. L’esperienza di costruzione identitaria è dunque per Erikson l’esito del superamento di una dialettica individuo-ambiente la cui risoluzione consente l’accesso allo stadio successivo (con l’integrazione delle istanze superate dello stadio precedente). L’adolescenza si caratterizza nello specifico per un «dilemma psicosociale» particolarmente delicato e complesso, dato dalla dialettica opposizione tra la costruzione di un’identità nuova, costretta ad integrare i nuovi elementi dello sviluppo puberale e quindi della maturazione sessuale e il rischio sempre costante di una dispersione dell’identità stessa.<br><br>Si tenga conto che i compiti fase-specifici dell’adolescenza sono molti e complessi (cfr. Laurence Steinberg, Adolescenti. L’età delle opportunità, Codice, 2022): alcune aree cerebrali particolarmente importanti, come la corteccia prefrontale (deputata ai processi di autoregolazione) e il sistema limbico (addetto alle emozioni) vanno incontro a cambiamenti non tanto accrescitivi quanto piuttosto profondamente riorganizzativi e le trasformazioni nel circuito neurobiologico delle emozioni produce un costante bisogno di emozioni forti tipico di questa fase evolutiva (sensation seeking).<br><br>M. Lancini e colleghi hanno individuato ben quattro compiti evolutivi volti alla costruzione e al consolidamento dell’identità dell’adolescente: 1) il processo di separazione dalle idealizzazioni genitoriali e il distacco dal Sé infantile che vedeva in quelle figure una presenza protettiva onnipotente, 2) la mentalizzazione del sé corporeo che cambia (a partire dal menarca e dalla comparsa del liquido seminale) per i processi puberali, 3) la nascita sociale, quindi la creazione di un’identità socialmente riconosciuta (un compito, questo, che vede nella scuola il suo luogo d’elezione), 3) definizione di valori sulla base di nuovi modelli di identificazione (cfr. M. Lancini, L. Cirillo, T. Scodeggio, T. Zanella, L’adolescente. Psicopatologia e psicoterapia evolutiva, Raffaello Cortina, Milano, pp. 18-22).<br><br>Sebbene ogni stadio previsto dal modello eriksoniano veicoli l’idea di un transito evolutivo continuo che è sempre da conquistare, la fase in cui l’adolescente si trova risulta essere, tra tutte, quella più vistosamente complicata.<br><br>In questa fase l’essere umano percepisce, in modo a tratti violento, tutta l’intensità di una transizione trasformativa che interessa, a conti fatti, ogni aspetto della sua vita: l’immagine del proprio corpo, il modo di sentire le emozioni, la rete sociale e le relazioni significative, i valori etici, la propria immagine sociale. Non c’è un aspetto che non venga interessato da questo cambiamento radicale che spesso risulta fin troppo impegnativo per essere portato a termine al punto da sfociare poi in dipendenze marcate da alcool e da sostanze stupefacenti («[...] l’uso di droghe può essere interpretato come una modalità preriflessiva di elaborazione del cambiamento. I comportamenti trasgressivi e l’uso di sostanze indicano la presenza di una difficoltà di simbolizzazione del cambiamento evolutivo, della fatica ad abbandonare l’onnipotente e conosciuto Sé infantile, in direzione del nuovo ed incerto Sé adolescenziale», M. Lancini, L. Cirillo, T. Scodeggio, T. Zanella, L’adolescente, p. 224).<br><br>Nel nostro tempo il processo di costruzione identitario è reso notevolmente più complicato anche dalla possibilità di costruire continuamente varie versioni del proprio Sé grazie alla rete. Oggi quindi gli educatori (genitori ed insegnanti) si trovano impegnati in una sorta di gioco degli specchi nel quale l’adolescente sembra sfuggire e dileguarsi nella molteplicità delle identità che costruisce nelle diverse realtà virtuali (il mondo online è stato giustamente definito come una sorta di parco giochi delle identità, cfr. S. Turkle, Life on the screen: Identity in the Age of internet, Simon and Schuster Paperbacks, NY, 1995). Pertanto il processo di responsabilizzazione degli adolescenti (necessario per la costruzione dell’identità morale) potrebbe incontrare, nell’immaterialità delle dinamiche online, una sorta di impedimento dando la falsa percezione che online sia lecito e consentito ciò che nella realtà non lo sarebbe affatto (da qui l’origine di molti fenomeni di cyberbullismo e di svendita del proprio corpo).<br><br>In conclusione e alla luce di queste condizioni possiamo sostenere che il ruolo dell’insegnante nella scuola secondaria di secondo grado risulta particolarmente delicato. Egli è infatti chiamato non solo a trasmettere conoscenze, ma anche a svolgere la funzione di "curatore" dei processi identitari degli studenti. L’adolescente, come ho ricordato, si trova ad affrontare una fase di costruzione dell’identità che coinvolge tutte le dimensioni della sua vita. In questo contesto, l’insegnante, attraverso la relazione educativa, ha il compito cruciale di guidare e orientare gli studenti in questo processo di autodefinizione, accompagnandoli nelle difficoltà, nelle trasformazioni e nelle sfide di questa fase evolutiva che si costituisce a tutti gli effetti come una vera e propria sfida antropologica. Il suo ruolo è, quindi, fondamentale per sostenere l’adolescente nel raggiungimento di un’identità sana e consapevole (e integrata), pronta ad affrontare le sfide della vita adulta.

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