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“Mi sono innamorat* di hegel, prof., ho bisogno di farmi curare?”

Per una filosofia dialettica, verso una società delle identità ospitali

21 maggio 2026 3 min

Siamo cresciute e cresciuti con la didascalica idea che il sistema filosofico costruito dall’operoso Hegel fosse qualcosa di tristemente asfittico e irrimediabilmente chiuso. Troppe superficiali e avventate interpretazioni hanno guardato allo Spirito Assoluto hegeliano come a una forma di conoscenza totalizzante, definitiva, identitaria, nel senso “immobile” del termine. Tutte queste letture, tuttavia, dimenticano (o fingono strumentalmente di farlo) che il signor Hegel è colui il quale, in epoca romantica, ha ripreso l’antico metodo dialettico, quel metodo basato sulla condivisione, sulla costruzione comunitaria della verità, sul cambiamento anziché sull’identità concepita, ancora una volta, come tesi indiscutibile. Il pensatore tedesco, a dispetto di quanto si possa ritenere, però, non intende fare a meno tout court dell’identità ma, più semplicemente, sottoporla all’azione processuale del metodo dialettico stesso, smarcandola da una fissità ideologica che, di certo, non fa bene a nessuno. Ecco che la dialettica hegeliana, quindi, risemantizza il concetto di identità, privandolo del suo borioso e arrogante carattere di assolutezza metafisica, un’assolutezza di cui, francamente, non abbiamo certo bisogno, soprattutto oggi. L’identità va calata nella storia, nel bel mezzo delle relazioni, l’identità ha necessità di alienarsi, perdersi, estraniarsi, per recuperarsi, poi, in altro modo, dopo aver attraversato altri lidi, percorso sentieri inaspettati, incontrato identità nuove, straniere. Accettare e accogliere, costruire e formare un’identità collettiva, non difendere un’idea anacronistica e vetusta di identità, un’idea molto autoritaria e poco autorevole. Certo, leggendo la Fenomenologia dello Spirito, studentesse e studenti fanno fatica a percepire immediatamente il senso profondo del messaggio filosofico hegeliano, a causa delle asperità linguistiche e concettuali che il celebre testo hegeliano presenta. E, allora, quasi miracolosamente, ecco che appare il meno conosciuto, ma estremamente affascinante, cosiddetto “Frammento sull’Amore”, una brillante e schietta riflessione giovanile del filosofo tedesco, antesignana di tutti i concetti che, solo successivamente, assumeranno fisionomia pienamente trasparente. Il “Frammento sull’Amore” è la carta che, nel corso delle mie lezioni su Hegel, mi gioco sin da subito, quella carta che mi consente di rendere Hegel realmente appetibile, la carta a sorpresa, quella che non ti aspetti, la carta che fa battere il cuore. Così, studentesse e studenti, quando leggono il frammento in questione, s’innamorano di Hegel, contro qualsiasi didascalica e avventata previsione.

Cosa dice, però, Hegel in questo frammento e cosa ha a che fare con il discorso sull’identità? Leggiamo qualche parola: «unificazione vera, amore vero e proprio ha luogo solo fra viventi che sono eguali in potenza e che, quindi, sono viventi l’uno per l’altro nel modo più completo […] l’amore esclude ogni opposizione […] non è nulla di limitante, nulla di limitato, nulla di finito; l’amore è un sentimento, ma non un sentimento singolo […] nell’amore si trova la vita stessa come una duplicazione di se stessa, e come sua unità». L’amore come potentissima arma dialettica per creare relazioni autentiche, paritetiche, non sbilanciate, relazioni dove la mia identità dipende felicemente dal riconoscimento che mi offre spontaneamente la persona che ho di fronte. Un’identità in perenne costruzione, costantemente cangiante, un’identità che è reciprocità, intersoggettività, multiculturalismo, un’identità amorosa che desidera la realizzazione, e non la limitazione dell’altro, che scorge nell’altro l’infinito possibile di un cammino comune, e non la finitezza di una posizione assoluta, singola e derelitta. L’amore è riflessione, vita duplicata, è identità che si spezza per ricomporsi assieme a quella dell’altro, è identità collettiva, è la tesi che abbandona gli scranni del potere ideologico e dispotico per aprirsi al mondo, è la tesi che si aliena incontrando le sue contraddizioni, le altre identità, è la tesi che non si ritrae di fronte al negativo, ma lo accoglie come possibilità di arricchimento, di confronto, trasformando un ipotetico atroce e improduttivo scontro in una relazione genuina di interdipendenza. Identità che si rispecchiano le une nelle altre, identità dialettiche, identità amorose. Hegel promotore, più o meno consapevole, della società aperta, multietnica, della società in cui già ci troviamo e che dobbiamo imparare ad abitare dialetticamente. Un concetto filosofico che si fa carne e sangue, che si fa pedagogia, che si fa educazione all’accoglienza. Innamorarsi di Hegel è possibile, quindi. Di una società delle identità ospitali, anche.

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