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RADICI

21 maggio 2026 3 min

La parola identità deriva dalla radice “id” di “video” latino ed è la stessa che contraddistingue il sostantivo “idea”; l’una indica il riconoscimento di sé stessi, l’altro definisce la visione futura e costruttiva di qualcosa. Entrambi i termini descrivono, inoltre, concetti dinamici, in cui la forma di sé o delle cose future è soggetta a naturale mutamento, in relazione al contesto dal quale prende vita. Quella dell’identità è, dunque, un’astrazione poco facilmente associabile all’immobilità o all’immobilismo di pilastri solidi eretti a mo’ di exemplum. Forse, in modo più poeticamente bucolico, può ricondursi all’immagine delle radici da cui si erge un albero. Tuttavia, spesso, questa associazione può diventare oggetto di facile strumentalizzazione, soprattutto quando concorre a sottolineare il radicamento a un certo tipo di suolo, quasi ad enfatizzare la considerazione secondo cui ognuno e ogni cosa dovrebbero stare al proprio posto di origine, lontani da altre contaminazioni.

È chiaro che una tale prospettiva sia del tutto carente della corretta conoscenza storica e scientifica che individua le radici del genere umano nell’originaria culla del Corno d’Africa. Riesce, però facile ipotizzare che la memoria storica della quasi maggioranza degli elettori occidentali dei partiti di centro destra sia limitata al vago ricordo di una manciata di secoli fa, da cui estrarre il dato identitario più funzionale a ricostruire le proprie radici imperialistiche europee; allo scopo, ovviamente, di dominare con il denaro e ad avere sudditi e servi.

La stessa finalità viene perseguita sul piano linguistico su due fronti: il primo, con la promozione della lingua inglese allo scopo di creare un unico ponte comunicativo che, però, a questo punto, è soprattutto riconducibile all’aspetto economico consumistico; il secondo si è palesato ultimamente e, nello specifico in Italia, con l’anacronistica riproposizione linguistica del latino nel contesto scolastico della scuola secondaria di primo grado, in cui è alta la presenza di alunni con Italiano L2, provenienti solitamente da situazioni di svantaggio socio-economico e culturale.

Sicuramente più attenta ai bisogni di tutti gli studenti è stata, a tal proposito, la proposta di una scuola del Veneto che, in relazione all’elevato numero di alunni bengalesi, ha promosso un corso base di lingua bengalese per tutti i docenti e gli alunni per realizzare l’apprendimento per tutti identico, equo, solidale, civile.

E se la memoria della provenienza del nostro “volgare”, come delle altre lingue romanze, dalla fusione tra la base latina ed elementi di altre lingue parlate dai popoli “barbari”, come l’arabo, il greco e i dialetti germanici, non illumina abbastanza la consapevolezza di tanta parte dei governatori europei che reclamano l’identità nazionale, forse potrebbe essere più incisivo un richiamo alla religione cristiana, spesso usata come lo stendardo dei crociati nella guerra contro gli “infedeli”. Infatti, per quanto possa sembrare lontana e assurda, viene facile l’associazione con il Medioevo, con quello stesso regno di Gerusalemme costruito con il sangue a difesa della cristianità, come oggi alcuni governatori, in nome della religione o della difesa dei confini, ergono muri, promuovono guerre, avviano deportazioni, stabiliscono embarghi. Come nel Medioevo la motivazione era economica e di puro sciacallaggio, lo è anche adesso ed è ben lontana da una pretesa di riconoscimento di una propria identità culturale e religiosa, ben diversa da quell’identità che ha saputo ricostruire Manzoni ne I promessi Sposi, in cui la parola “pretesa” è messa solo sulla bocca dei prepotenti, mentre quella di “Divina Provvidenza” e di “Giustizia” sono pronunciate con l’appropriato riserbo e devozione dagli umili. È Manzoni che ci descrive Fra Cristoforo che, da Ludovico che era, superbo e assassino, diventa l’umile frate, che in ragione del grande potere, che ognuno ha, di modificarsi, grazie alla consapevolezza di sé e alla reale fede, sceglie di amare il prossimo come sé stesso. È Manzoni che al personaggio dell’Innominato, di cui ogni individuo potente può assumere il nome, riserva la grazia della conversione, dal latino convertĕre “rivolgere, dirigere, cambiare, divergere”. A testimonianza che l’atto della conversione è esso stesso parte dell’identità o che addirittura è l’unica azione capace di riportare ognuno alle proprie radici profondamente umane, profondamente cristiane.

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