I GIORNI DELLA DAD
Benedetta Aquino Psicologa - Psicoterapeuta - IPSIA-LS-ITE "Marconi-Guarasci" Cosenza
Cinzia De Luca Docente - IPSIA-LS-ITE "Marconi-Guarasci" Cosenza
Roberta De Lorenzo Pedagogista - IPSIA-LS-ITE "Marconi-Guarasci" Cosenza
Maria Saveria Veltri Dirigente Scolastica - IPSIA-LS-ITE "Marconi-Guarasci" Cosenza
INTRODUZIONE
Il DPCM dell’8 marzo 2020 ha sancito l’avvio di un modo diverso di fare scuola, probabilmente l’unico nel momento di maggiore diffusione del SARS-CoV-2, nel tentativo di creare momenti e spazi virtuali di incontro, apprendimento e vicinanza emotiva. Ma la domanda che ci siamo posti tante volte tra connessioni perse, inviti ad accendere le webcam e collegamenti in pigiama era sempre la stessa: come vivono la Didattica a Distanza (DaD) coloro che vivono la scuola tutti i giorni in prima persona? La seguente analisi, promossa dall’I.I.S. "Marconi-Guarasci" di Cosenza ha cercato di rispondere a questa domanda, ponendosi come studio osservazionale al fine di comprendere il vissuto di studenti e docenti rispetto la DaD. Alla luce degli stravolgimenti nello stile di vita dettati dall’emergenza Covid-19, tra i quali rientra a pieno titolo la DaD, abbiamo voluto indagare il vissuto degli studenti nelle dimensioni emotivo e sociale-relazionale e l’impatto di questo nuovo modo di fare scuola sulle prestazioni scolastiche. Nell’indagine rivolta ai docenti, invece, si è prestata particolare attenzione alla valutazione dello stress lavoro correlato, inteso come l’impatto dei compiti affrontati dagli individui durante l’esercizio di incarichi, ruoli e responsabilità professionali sulla sfera del proprio benessere psico fisico (Lazarus, Folkman, 1984). Ciò alla luce del fatto che oltre ai compiti didattici e di programmazione all’insegnante è implicitamente richiesto di comprendere e prendersi cura degli studenti. Questo è ancora più vero in un periodo di grande crisi dettata dalla diffusione del virus e agli effetti, a breve e lungo termine, del lockdown. Si è, dunque, deciso di indagare le emozioni e gli atteggiamenti verso la loro professione e l’ambiente lavorativo modificato e orientato allo smartworking. Studi presenti in letteratura evidenziano, infatti, che i docenti che sperimentano emozioni e atteggiamenti negativi verso la professione e l’ambiente lavorativo possono facilmente sviluppare fatica mentale, esaurimento psico-fisico, e vedere così diminuito il proprio coinvolgimento nel lavoro, con il rischio di sviluppare una sindrome da burnout (Botticelli, 2012). In questa sede verranno presentati e discussi esclusivamente i risultati relativi all’indagine rivolta agli studenti.
METODO
Partecipanti
La seguente indagine è stata condotta mediante la predisposizione e la somministrazione, avvenuta attraverso il collegamento a piattaforma online, di due questionari anonimi uno rivolto agli studenti e l’altro ai docenti dell’IPSIA-LS-ITE "Marconi-Guarasci", dislocato nelle tre sedi di Cosenza, Rogliano, Montalto. Il campione era costituito da 442 studenti, (m= 266; f= 176), con un’età media calcolata di 16,44 anni.
Il questionario per gli studenti
Il questionario è stato predisposto al fine di indagare quattro dimensioni: area emotiva – area relazionale – area sociale (cambiamento stile di vita) – area didattica (didattica a distanza).
RISULTATI E DISCUSSIONE
Dall’analisi delle risposte emerge che, durante il periodo di isolamento, 214 ragazzi si sono sentiti soli (35.7 % a volte; 12.7% spesso), nonostante la presenza in casa dei propri familiari per la maggior parte del tempo della giornata. Infatti il 56.8% degli studenti dichiarava di trascorrere molto tempo della giornata con i propri familiari verosimilmente a causa della riduzione dell’attività lavorativa e all’aumento del lavoro agile dovute al lockdown e all’emergenza sanitaria (figura 1). Il 21.9% dei ragazzi preferiva trascorrere il tempo per conto proprio a prescindere dalla presenza o meno in casa dei familiari, mentre il 13.8% dichiarava di trascorrere poco tempo con i familiari poiché impegnati in attività lavorativa (figura 2). Tali risultati appaiono in linea con quelli di Lavenia e coll. (2020) i quali hanno rilevato un aumento della fatica da parte dei ragazzi a condividere le emozioni con i genitori, probabilmente perché anche gli adulti tendono ad essere sempre più distratti dalle nuove tecnologie. Inoltre, l’aumento dello smartworking ha reso, per molte famiglie, complessa la gestione degli spazi generando in alcuni casi frustrazione e crescente chiusura sia da parte dei ragazzi che degli adulti. La percezione del senso di solitudine, nonostante la vicinanza dei familiari, riporta, inoltre, l’attenzione sull’importanza del gruppo dei pari in fase adolescenziale. L’assenza di questi rapporti potrebbe spiegare l’alto tasso di solitudine esperita e, probabilmente, l’incapacità delle relazioni esclusivamente virtuali nel sanare la mancanza di "presenza" reale. Rilevante risulta il dato secondo cui 306 ragazzi, nel corso dell’isolamento sociale, hanno pensato che nessuno li conosca veramente (9% sempre; 16.7% spesso; 43.4% qualche volta) (Figura 3), in più l’8.8% degli studenti non si è mai sentito capito dalle persone intorno a sé e il 34.6% almeno qualche volta (Figura 4). Uno studio di Lavenia e coll. (2020) sugli adolescenti in quarantena riporta il peggioramento dei rapporti con i familiari. Nella fase adolescenziale in cui è naturale la propensione all’autonomia, alla sperimentazione dei propri limiti e al processo di individuazione dalle figure adulte la costrizione alla vicinanza (fisica ma non necessariamente emotiva) può generare una esacerbazione dei conflitti: bisogno di indipendenza da una parte e convivenza e confronto obbligati con i propri genitori dall’altro. L’avvicinamento fisico se non coincide con quello emotivo potrebbe spiegare il non sentirsi accolti e compresi e conseguentemente il senso di solitudine. I dati evidenziano che il 40.7% dei ragazzi riusciva sempre ad ottenere compagnia nel momento di necessità, mentre 122 studenti dichiaravano di riscontrare difficoltà nel trovare compagnia quando lo desiderano (3.4% mai; 24.2% qualche volta) (Figura 5). Solo 95 ragazzi ritenevano di non avere alcuno con cui poter parlare (3.2 % mai; 18.3% qualche volta) (Figura 6). Si potrebbe ipotizzare che la facilità nel reperire compagnia quando la si cerca e la percezione di avere la possibilità di confrontarsi sempre con qualcuno derivi dall’utilizzo dei media e, di conseguenza, includa la compagnia e il confronto "virtuale" oltre a quelli reali. Le risposte relative alle emozioni esperite durante il periodo di lockdown sono state molteplici e variegate. Infatti il 25.6% degli studenti dichiarava di sentirsi, prevalentemente, nostalgico/a; il 15.2% sosteneva di sentirsi annoiato/a; il 12.7% preoccupato/a; il 4.5% solo/a; il 5.2% ansioso/a; il 3.2% disperato/a; il 2.3% dichiarava di avvertire disagio; il 5.7% arrabbiato/a; l’1.8% impaurito/a; il 5.4% angosciato/a (Figura 7). L’elevata scelta del termine nostalgia per indicare il proprio stato emotivo risulta essere significativa e al contempo interessante. La nostalgia si configura come un’emozione vicina alla tristezza e sebbene le sia stato attribuito a lungo un valore mal adattivo, diversi studi, condotti di recente, evidenziano come perdersi in ricordi del passato nostalgici aumenti il tono dell’umore nel lungo termine, rinforzi l’autostima e rafforzi la sensazione di vicinanza agli altri (Wildschut, Sedikides, Arndt, & Routledge, 2006; Manfredi, 2016). Ad esempio in uno studio di Routledge del 2008, si è notato che stimolare sentimenti nostalgici nei partecipanti rendeva meno accessibili i pensieri collegati alla morte (Routledge, Arndt, Sedikides, & Wildschut, 2008), aspetto rilevante se consideriamo la paura e i pensieri sulla morte dati dalla diffusione del virus e la sovraesposizione ai media che mostravano continuamente "bollettini di guerra". Dal punto di vista interpersonale, invece, sembra che la nostalgia funzioni come spinta verso la ricerca di un maggiore contatto sociale, e dall’altra parte la prevalenza dei ricordi nostalgici chiama in causa la compagnia e la condivisione con altre persone (Wildschut et al., 2006). La nostalgia, dunque, nel nostro campione e nel momento non-ordinario vissuto, in linea con gli studi di Routledge, potrebbe aver funzionato da fattore protettivo contro stimoli che avrebbero potuto minare il senso della vita, come considerazioni negative esistenziali su ansia, depressione, paura e morte (Manfredi, 2016). Per quanto concerne la DaD 379 (85.7%) studenti hanno espresso valutazione positiva, considerandola una modalità per rimanere in contatto con il personale educativo e i compagni. Solo 27 studenti hanno espresso valutazione negativa (6.1%), considerandola una modalità di fare didattica inutile data la promozione assicurata (Figura 8). Emergeva, dunque, dalle risposte fornite, l’importanza attribuita alle relazioni sociali (intese in questo caso come contatti con compagni e docenti) anche se in modalità virtuale. Infatti 401 studenti (90.7%) (Figura 9) consideravano importanti le relazioni con gli altri. Tali dati possono evidenziare l’importanza che viene comunque riconosciuta alla scuola nel processo di socializzazione da parte degli studenti stessi. Sebbene la maggioranza degli studenti (N=228; 51.6%) riportava stabilità nelle proprie performance scolastiche, 138 studenti riconoscevano un miglioramento delle proprie prestazioni con la DaD rispetto alla didattica tradizionale (31.2%); 76 studenti, al contrario, ammettevano un peggioramento delle prestazioni scolastiche con la nuova modalità di fare scuola (17.2%) (Figura 10). Inoltre, nonostante la maggioranza degli studenti (N=175; 39.6%) dichiarava l’assenza di differenza nella percezione della propria libertà di esprimersi e confrontarsi con docenti e pari tra DaD e in presenza, 137 (31%) studenti riportavano un incremento delle difficoltà relazionali con la DaD rispetto alla didattica in presenza, mentre 130 (29.4%) riconoscevano una maggiore libertà e competenza nelle interazioni con la DaD rispetto alla didattica in presenza (Figura 11). Della totalità del campione 280 studenti dichiaravano di non aver riscontrato difficoltà con la DaD, mentre 130 di aver avuto difficoltà (29.4%), 3 un po’ (0.7%) e 3 a volte (0.7%) (Figura 12). Benché il rapporto Istat evidenzi che in Calabria il 46 % delle famiglie non possiede un computer, da i nostri dati emerge che solo l’1.6% degli studenti non aveva a disposizione alcun dispositivo per fruire della DaD. Al contrario il 66.1% degli studenti asseriva di possedere due o più dispositivi (smartphone, pc, tablet) e il 30.3% di possedere solo lo smartphone. Per la maggioranza del nostro campione (76.7%) la necessità di collegarsi dalla propria abitazione non rappresentava un problema, mentre il 5.4% dei ragazzi dichiarava di sentirsi esposto/a, il 4.1% aveva paura di essere giudicato/a e il 2.3% provava imbarazzo nel mostrare agli altri il luogo in cui viveva. Si ipotizza che il timore di essere giudicati dai pari possa essere stato un fattore, che insieme ad altri, ha inciso sulla tendenza a voler tenere spente le telecamere durante le video lezioni. Abbiamo, inoltre, deciso di porre alcune domande al fine di indagare la percezione degli studenti riguardo al cambiamento nello stile di vita rispetto alle dimensioni del sonno, attività fisica, alimentazione e tempo libero. I risultati più rilevanti riguardavano l’area del sonno, poiché solo il 22.9% degli studenti non ha riportato, nel periodo di isolamento, cambiamenti nella qualità del sonno. Al contrario, il 38% del campione dichiarava di dormire di più rispetto a prima, il 13.1% di meno e il 23.3% di avere difficoltà nella fase di addormentamento. La maggior parte degli studenti dichiarava di trascorrere le giornate in casa utilizzando dispositivi tecnologici: 63 guardando TV e serie TV (14.3%), 31 usando social Network (7%), 43 giocando ai videogiochi (9.7%), 27 contattando gli amici (6.1%), 24 ascoltando musica (5.4%). È stata, poi, analizzata la correlazione tra la percezione della propria qualità del sonno e le attività svolte nel tempo libero (Figura 13) Emerge chiaramente che nel periodo di lockdown le principali attività svolte dai ragazzi hanno previsto l’utilizzo di device e strumenti tecnologici connessi alla rete. Internet ha supportato gli studenti in ambito scolastico e relazionale concedendo di mantenere connessioni, collegamenti e contatti, accorciando distanze e consentendo di restare virtualmente vicini. Tuttavia ha dato vita a nuovi rischi, come quello dell’iperconnessione (stare sempre online). L’uso massiccio degli strumenti tecnologici, nel periodo di isolamento in casa, potrebbe essere stato uno dei fattori che ha inciso sui cambiamenti (e a volte disturbi) del sonno riscontrati negli adolescenti. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che i device attivano il circuito della ricompensa e hanno la capacità di diventare magnetici, dando il via in alcuni casi a vere e proprie dipendenze (Lavenia, 2020). Analizzando le risposte degli studenti alla domanda aperta relativa all’allontanamento dalla scuola intesa come luogo fisico e d’incontro reale emergevano, con predominanza, i temi della relazione diretta e del contatto. Il 44% degli studenti dichiarava che a pesare era soprattutto la lontananza dai compagni, nonostante molti abbiano riportato la prosecuzione di rapporti e interazioni online e il 23% sosteneva di avvertire il peso della lontananza dai docenti, oltre che dai pari. Nella categoria "altro" sono incluse tutte le risposte che non si riferivano direttamente a questi due domini, ma che trasversalmente li riguardavano. Risposte frequentemente riscontrate erano: tutto, le chiacchiere nei corridoi, la presenza, il contatto umano, qualunque cosa presente nella scuola, vederci di persona, vedere fisicamente gli altri. Il 60% del campione dichiarava di non voler proseguire in DaD, mentre il 27% si mostrava favorevole alla prosecuzione di una modalità didattica a distanza. È evidente, dunque, che nonostante la maggioranza degli studenti consideri la DaD in maniera favorevole, questa modalità didattica non potrà sostituire la scuola, quella vera, fatta di persone, di presenza e di contatti concreti. Infine, nel tentativo di comprendere il cambiamento nella percezione di sé in relazione alla nuova modalità di fare didattica e l’effetto sulle performance scolastiche abbiamo deciso di mettere in correlazione i dati relativi a domande specifiche, in modo da slatentizzare punti di vista e percezioni del singolo partecipante in riferimento a domini differenti. Rilevante è il dato secondo cui gli studenti che in presenza si percepivano timidi, solitari, introversi ottengono giovamento dalla Dad poiché ritenevano di apparire agli altri come solari ed estroversi (Figure 16,17,18). Questo dato può essere spiegato mediante "l’ipotesi della compensazione sociale" ossia la tendenza delle persone introverse a compensare la mancanza offline con il virtuale: la distanza fisica e lo schermo probabilmente rendono questi studenti meno imbarazzati (Giusti, Lippi, 2015). Sono state, poi, messi in correlazione i dati relativi alle performance scolastiche degli studenti con la percezione del grado di libertà, confronto e comunicazione con docenti e pari in Dad. Attraverso tale correlazione si voleva valutare se la DaD potesse effettivamente permettere un miglioramento delle performance scolastiche di alcuni studenti o se il confronto diretto in presenza restasse un punto-chiave dell’apprendimento e della crescita personale. Dall’analisi dei grafici 19, 20, 21 è possibile osservare che gli studenti, le cui performance erano rimaste stazionarie o che avevano subito miglioramenti durante la DaD, hanno avvertito un maggiore senso di libertà nell’esprimere le proprie opinioni. Invece, circa un terzo dell’intero campione, analizzato in questo studio, percepiva un certo grado di difficoltà nella DaD, rispetto alla didattica in presenza, per l’impossibilità di un confronto diretto e personale con i propri compagni di classi e i docenti. Questo, probabilmente, è stato un motivo che ha portato ad un peggioramento delle prestazioni scolastiche per una quota del 17,19% degli studenti sottoposti a questionario, e ad una percezione negativa della fruizione della didattica per il 19,23% dei partecipanti.
CONCLUSIONI
In generale i nostri risultati evidenziano che sebbene la Dad sia valutata positivamente dagli studenti sia forte, anche da parte lo loro, la consapevolezza che il virtuale non potrà sostituire il reale. Questa specifica analisi, dunque, sottolinea allo stesso tempo i vantaggi e i limiti della DaD, intesa quale possibile ramo collaterale della didattica in presenza in quanto, sebbene possano esistere margini per un miglioramento delle performance scolastiche, si riconosce e ribadisce l’innegabile valore della presenza nel processo di crescita cognitiva-emotiva-sociale degli studenti.
Bibliografia
Botticelli, F., Burla, F., Lozupone, E., Pellegrino, R., (2012). Il disagio degli insegnanti tra psicologia e pedagogia: una indagine multidimensionale sul fenomeno del burnout. International Journal of Psychoanalysis and Education vol IV n.1 (8) Giusti, E., Lippi, R., (2015) Facebook per psicologi: Il marketing con i social network. Roma: Sovera Edizioni Lavenia, G., (2020). Indagine "Giovani e Quarantena" https://www.dipendenze.com/coronavirus-quarantena-vita-adolescenti/ Lazarus, R.S., e Folkman, S. (1984). Stress, appraisal and coping. New York: Springer. Manfredi, C., (2016). La funzione protettiva della nostalgia https://www.stateofmind.it/2016/06/nostalgia-funzione-protettiva/ Pedditzi, M.L., Nonnis, M. (2014). Fonti psico-sociali di stress e burnout a scuola: una ricerca su un campione di docenti italiani. Medicina del lavoro 105, 1 : 48-62 Routledge, C., Arndt, J., Sedikides, C., & Wildschut, T. (2008). A blast from the past: The terror management function of nostalgia. Journal of Experimental Social Psychology, 44, 132-140. Wildschut, T., Sedikides, C., Arndt, J., & Routledge, C. (2006). Nostalgia: Content, triggers, functions. Journal of Personality and Social Psychology, 91(5), 975–993.
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