Domenico Marino Docente di Lettere negli Istituti superiori. Giornalista, collabora con Gazzetta del Sud e Avvenire, e dirige il periodico l'Abbraccio. Preferisce il tragitto al traguardo
Ma chi l’ha detto che i docenti sono tutti svogliati per non dire disinteressati, che non si prendono cura dei loro allievi. Io ne conosco almeno tre che ogni mattina prima della campanella discutono, si confrontano, chiedono e danno consigli su come entrare in classe e rapportarsi con i ragazzi, che si mettono in discussione e sono pronti non solo ad ascoltare ma pure a cambiare strada se si convincono che sia funzionale per essere un bravo prof. Uno di quelli, cioè, che è utile agli studenti e non a sé stesso, che è contento quando i ragazzi lo seguono, e non gli basta bearsi della propria erudizione, se e quando c’è.
Questa tempesta di cervelli e idee quotidiana, e formazione tra pari, avviene giornalmente in una delle autovetture che ogni mattina alle 7:30, minuto più minuto meno, imbocca l’autostrada del mediterraneo per risalire sino a una cittadina dello Jonio cosentino dove sono in servizio in un Istituto di istruzione secondaria superiore importante e dal nome prestigioso.
Racconto la storia di Marianna, Sara e Attilio, perché spesso ho la fortuna di viaggiare con loro e ogni giorno è una scoperta, ogni viaggio un arricchimento, ogni ritorno una verifica informale ma non per questo meno attenta né severa. Tutto mirato a curare al meglio delle proprie capacità i ragazzi che ci sono stati affidati. Racconto di loro ma ritengo che situazioni analoghe siano vissute ogni giorno in altre auto come in altrettante sale professori e corridoi di scuole piccole e grandi, del centro come della periferia.
“Sono i Prof, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!”. Donne e uomini che confermano, magari involontariamente ma con profitto, quanto Seneca ci consiglia da secoli: “Gli uomini, mentre insegnano, imparano”. Sarebbe sciocco negare che non tutti i docenti sono così, ma questo dipende dagli uomini che stanno dietro ogni classificazione: i prof come i giudici, i politici come i sacerdoti, i giornalisti come i manager e tutti gli altri. Troppo facile attribuire a un’intera categoria l’errore d’un singolo, o anche di tanti.
Un altro elemento che mi piace sottolineare, anzitutto in questa sede, è che i tre Insegnanti-in-formazione-continua sono tutti appena sfornati dal corso di specializzazione sul sostegno organizzato dall’Università della Calabria. Hanno frequentato il VI ciclo, terminato la scorsa estate. Quindi sono freschi di pezzo di carta, ma soprattutto di indicazioni e conoscenze, competenze e professionalità che a mio parere hanno raggiunto il loro obiettivo: formare docenti preparati per entrare nelle classi e aiutare anzitutto i ragazzi che hanno bisogno di un approccio differente. Anche per loro vale l’assunto sottolineato in precedenza: sono donne e uomini, quindi professionalità e attenzione sono condizionate dalla personalità. Epperò è frequente trovarla in allievi dei corsi di specializzazione sul sostegno che sono ancora più importanti, considerato il loro ruolo nelle classi, come ha confermato impietosamente il lungo periodo di didattica a distanza, quando i prof di sostegno non sono potuti rimanere fisicamente al fianco dei ragazzi.
No, non è nemmeno un impegno, che sa di illusione, figlio della giovane età dei neo docenti. Perché ce ne sono tanti, ma davvero tanti, che oltre a qualche anno in più hanno pure tantissime idee e voglia in più. Che sono un vulcano di iniziative, non solo didattiche, tutte mirate unicamente a prendersi cura dei “loro ragazzi”. Sì, li chiamano proprio così.
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