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A SCUOLA DI CINEMA

... il cinema a scuola

21 maggio 2026 4 min

Rossana Villella Originaria di Lamezia Terme, da 16 anni trapiantata a Mantova, dove insegna materie letterarie nelle scuole secondarie

Nel film "Arrival" del regista Denis Villeneuve alla protagonista, la filologa Louise Banks, viene dato l’incarico di trovare un codice linguistico con cui comunicare con gli alieni che sono giunti sul pianeta Terra. La donna si accorgerà che comprendere una lingua significa scoprire un mondo sconosciuto, valicare i confini dello spazio e del tempo, creare un ponte verso l’altro ed essere capace di condividere esperienze e conoscenze.

A volte noi docenti, di fronte agli anglicismi ed alle abbreviazioni tipiche del linguaggio dei nostri studenti, ci sentiamo come la dott.ssa Louise Banks: incapaci di capire, a meno che non siamo disposti a comprendere a fondo tutto il mondo che circonda l’adolescenza.

C’è un linguaggio in particolare di cui teniamo poco conto, ma che permea ogni momento della vita di tutti ed in particolare dei più giovani, ossia quello delle immagini e più nello specifico delle immagini in movimento.

Si condividono esperienze su Instagram, si creano tendenze su TikTok, si ci affida a Youtube per cercare informazioni o soddisfare i propri interessi. Lavorare su un codice condiviso può quindi essere un modo per comunicare in maniera significativa con gli studenti e per arrivare a ciò si può partire da qualcosa che sia attrattivo per loro, ossia il cinema.

Come ogni forma di vera comunicazione, questa non deve essere a senso unico, quindi il docente può strutturare delle lezioni sul linguaggio cinematografico, ma deve sapersi eclissare per dare la possibilità ai suoi studenti di esprimersi attraverso il cinema, a partire dalla scelta consapevole di film da condividere con la classe, fino alla creazione di video e cortometraggi.

Il Miur, in accordo col Mibac, sembra essersi accorto dell’importanza dell’insegnamento del cinema nelle scuole, tanto da dedicare ogni anno diversi bandi per supportare i progetti atti a valorizzare la diffusione di conoscenze e competenze legate alla settima arte.

Attività interessanti sono i corsi di storia e critica del cinema o quelli di videomaking, affidati a professionisti del settore. Lo scopo di far analizzare e creare audiovisivi è quello di educare al video fornendo ai ragazzi gli strumenti per diventare conoscitori, lettori e "creatori" consapevoli delle opere cinematografiche. Attraverso attività laboratoriali si possono fare acquisire le competenze tecniche di base, ma anche raggiungere obiettivi di carattere più generale, come la capacità di adattarsi a situazioni mutevoli e a superare ostacoli, collaborare con persone diverse, di accogliere, valorizzare i punti di vista diversi dal proprio e aprirsi alle novità, sviluppare le competenze creative.

Si potrebbe obiettare che per realizzare prodotti di qualità ci sia bisogno di un grosso investimento di denaro e vincere dei bandi ministeriali non è semplice. Vero, ma con una formazione specifica il docente potrebbe aiutare gli studenti a creare le loro opere anche attraverso un semplice smartphone.

Consideriamo inoltre che l’uso di strumenti audiovisivi, in particolare di film da visionare in classe, è comune nella scuola, anche se troppo spesso sottovalutato. Tali strumenti infatti non sono solo un supporto alla trasmissione di contenuti, ma, se scelti con cura, possono contribuire alla formazione etica ed estetica dello studente. Normalmente i motivi principali che spingono alla scelta di un film da proporre in classe durante le lezioni sono sostanzialmente: documentaristico, etico, etico-estetico. Quest’ultimo caso (che sintetizza anche i precedenti) necessita di far visionare capolavori della settima arte. Un film come "Il Settimo Sigillo" può introdurre lo studio del Medioevo, far riflettere sul senso della vita, accrescere il senso del bello attraverso le immagini mai banali offerte dal regista. Meglio però scegliere film più vicini al vissuto degli studenti, perchè scoprire che un’opera, guardata al solo scopo di divertirsi, contiene invece diversi messaggi, chiavi di letture ed uno studio a volte maniacale per la messa in scena, può rivelarsi sorprendente. A tal proposito è sempre un buon alleato il caro vecchio Quentin Tarantino.

Poiché la capacità di fruire pienamente di un film, di trarne messaggi etici e di coglierne la bellezza non è innata, è importante facilitare gli studenti a svilupparla, inserendo tale attività nella più ampia finalità di educare al senso del bello. Per questo motivo sarebbe interessante, soprattutto nelle classi del biennio, lavorare sul linguaggio cinematografico, in modo che gli studenti dispongano degli strumenti per analizzare un film, comprendendone le scelte registiche, altrimenti si rischia che vivano la visione in classe di una pellicola solo come un modo per "saltare due ore di lezione".

Il linguaggio cinematografico ha anche il pregio di essere interdisciplinare e di promuovere quindi la collaborazione tra docenti. Un dato non certo essenziale, ma utile, è che potrebbe essere utilizzato per affrontare alcuni argomenti di Educazione Civica.

Oggi più che mai i ragazzi e le ragazze dimostrano la necessità di parlare di sé, soprattutto dopo il periodo pandemico nel quale sono stati spesso invisibili e costretti a vivere dietro uno schermo. Per esprimersi sentono il bisogno di trovare un linguaggio adatto a loro.

Il cinema può essere la scelta giusta per creare relazione, comunicazione, trasversalità, scambio di ruoli, partecipazione attiva e per non rapportarci più al mondo dei nostri studenti come ad un mondo alieno.

"Il cinema è la scrittura moderna il cui inchiostro è la luce" J. Cocteau
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