Valutazione e disturbi specifici dell’apprendimento:
dai pregiudizi all’individuazione precoce
«Signora, suo figlio è un bambino intelligente, però è svogliato e pigro… rimane sempre indietro! Non presta attenzione nella scrittura, difatti il suo quaderno è pieno di ORRORI grammaticali e anche correggendoglieli, regolarmente si ripresentano».
Quanti genitori hanno sentito parole del genere ai colloqui? Tanti, forse troppi. E se alla primaria, in base alla classe di riferimento, si può pensare ancora ad un sorta di immaturità, alla secondaria di primo grado il problema deve essere affrontato diversamente.
Si parte dunque dalla valutazione del docente e dalle sue competenze in termini di DSA, perché il riconoscimento dei segnali predittivi sono il punto di partenza per una diagnosi precoce che si può addirittura proporre nella scuola dell’Infanzia.
Per poter effettuare una valutazione coerente con il profilo di apprendimento di uno studente, il docente deve raccogliere una serie di dati che non si possono dedurre dalla mera somministrazione di prove che conducono ad un voto; il docente deve avvalersi dell’osservazione e nello specifico di una osservazione sistematica che non si può limitare ad un "guardare" occasionale o un banale "etichettare" gli alunni, ma deve intendersi come una fase della valutazione di tipo intenzionale che abbia come obiettivo la distanza da stereotipi, pregiudizi e opinioni personali che possono portare a interpretazioni ingannevoli per giustificare nell’alunno la presenza di errori sistematici e fragilità incomprensibili ("È sempre distratto; si impegna poco; basterebbe volerlo; è immaturo").
«Ciò assegna alla capacità di osservazione degli insegnanti un ruolo fondamentale, non solo nei primi segmenti dell’istruzione - scuola dell’infanzia e scuola primaria - per il riconoscimento di un potenziale disturbo specifico dell’apprendimento, ma anche in tutto il percorso scolastico, per individuare quelle caratteristiche cognitive su cui puntare per il raggiungimento del successo formativo» (Linee Guida 12 luglio 2011).
Nella scuola dell’infanzia è possibile individuare precocemente i segnali di "alterato" sviluppo delle abilità di prerequisito. La valutazione dei prerequisiti per l’apprendimento, assume particolare importanza durante l’ultimo anno di scuola dell’infanzia e all’inizio del primo anno di scuola primaria. Le aree sottoposte a valutazione sono: prerequisiti per la lettura, prerequisiti per la scrittura (grafo-motori e fonologici); prerequisiti per il calcolo. Oltre a queste, esistono anche alcune abilità che predicono ulteriori competenze come l’abilità di comprensione del testo, di soluzione di problemi e di produzione scritta.
Intervenendo tempestivamente è possibile superare completamente le difficoltà oppure registrare un significativo miglioramento.
Gli strumenti più utilizzati per la valutazione dei prerequisiti durante la scuola dell’infanzia e i primi anni della scuola primaria sono il PROGETTO IPDA Identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento; SR 4-5 School Readiness - Prove per l’individuazione delle abilità di base nel passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria; RSR-DSA Questionari di osservazione sistematica per la rilevazione di difficoltà e disturbi dell’apprendimento; PRCR-2/2009 Prove di prerequisito per la diagnosi delle difficoltà di lettura e scrittura. Test CMF Prove per la valutazione della consapevolezza metafonologica; Test BIN 4/6 Prove per la valutazione dei prerequisiti dell’intelligenza numerica.
Oltre ai prerequisiti dell’apprendimento, dalla seconda metà del primo anno di scuola primaria in poi, è possibile valutare le abilità strumentali di lettura (decodifica e comprensione), scrittura e calcolo. Gli strumenti più utilizzati per la valutazione delle abilità di lettura, scrittura e calcolo nella scuola primaria e secondaria di primo grado sono: Lista delle 16 Parole (Stella); Prove MT – Kit Scuola Aritmetica, geometria e algebra; BVSCO-2; AC-MT 6-11; AC-MT 11-14.
Se gli interventi didattici non producono miglioramenti significativi il bambino deve essere indirizzato verso una valutazione specialistica; successivamente la famiglia è tenuta a depositare a scuola la documentazione clinica, affinché gli insegnanti possano redigere un piano didattico personalizzato (PDP) che tenendo conto delle caratteristiche cliniche del bambino possa essere il più funzionale possibile.
L’attenzione del docente nella valutazione degli alunni più fragili però non si ferma qui, perché a volte capita che bambini con difficoltà di apprendimento, dunque senza nessun disturbo di tipo neurobiologico, ai quali servirebbe solo una didattica più efficace, un metodo di studio più adeguato, o un supporto pomeridiano per lo svolgimento dei compiti, vengano "etichettati" come alunni con DSA pur non avendo una diagnosi clinica.
Si ritorna alle considerazioni iniziali: competenze in termini di osservazione sistematica e analisi dei segnali predittivi che spazzano via stereotipi e luoghi comuni.
Signora, suo figlio è un bambino intelligente, però è svogliato e pigro… rimane sempre indietro! Non presta attenzione nella scrittura, difatti il suo quaderno è pieno di ORRORI grammaticali e anche correggendoglieli, regolarmente si ripresentano

Redazione
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