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CHI HA PAURA DEL FREE JAZZ?

21 maggio 2026 3 min

Ah... Quante inesattezze e pregiudizi ha creato la parola "Free" associata al Jazz! Accusato di iconoclastia e messo al bando il Free Jazz è pressoché assente nelle programmazioni didattiche dei dipartimenti di Jazz dei Conservatori italiani, per non parlare di altre istituzioni scolastiche.

Eppure le sue potenzialità formative sono enormi, certamente non minori rispetto ad altre musiche. Non è questa la sede per inquadrare storicamente il cosiddetto Free Jazz, tuttavia è necessario specificare che i musicisti a cui viene addossata tale etichetta stilistica sono spesso molto diversi tra loro per soluzioni formali, attitudine ritmica, fraseggio, contesto storico, provenienza, formazione, insomma è una definizione che dice tutto e niente, per questo tendo a rifiutarla.

Mettiamola così: molti jazzisti dalla fine degli anni ‘50 in poi hanno realizzato la paradossale coesistenza tra gerarchia ed anarchia. Gradualmente sempre più liberi da vincoli armonici e ritmici cercano nuove soluzioni creative, senza negare il passato di cui rimangono profondi conoscitori; i tradizionali ruoli degli strumenti spesso si ribaltano, ed anche se ogni gruppo ha il proprio leader i "gregari" diventano quasi insostituibili perché il contributo di ognuno è unico ed il gruppo ha bisogno di quella specifica voce, soprattutto imparano a comunicare tra loro e ad orientarsi anche in un ambiente musicale caotico.

Le regole nel caos, l’anarchia che accetta un leader, il quale realizza le sue idee solo nella misura in cui comprende ed accoglie quelle altrui, ma cosa c’è di più formativo?

Chi conosce il Jazz sa bene che la quasi totalità di ciò che ho scritto finora si può applicare anche alla monumentale produzione di Duke Ellington, quali sono allora i valori aggiunti del cosiddetto Free Jazz? Certamente la possibilità di una improvvisazione non idiomatica (cioè non legata a nessuno stile in particolare), ma anche la possibilità di improvvisare senza vincoli armonici o con vincoli armonici molto blandi.

Inoltre ho sperimentato che i ragazzi mostrano interesse verso l’inaudito e la discussione in aula diventa ben presto fruttuosa. Bisogna osare! Il docente può avere una funzione scandalizzante, allo scopo di alzare l’asticella del dibattito; un ascolto shockante è utile a smuovere le acque, rimane impresso nella memoria, alcuni ragazzi continuano a parlarne per giorni, come se si accendesse una luce e non perché "si trasmette una conoscenza", ma perché si instilla un dubbio.

Ma andiamo al sodo con l’ascolto di un classico: Lonely Woman di Ornette Coleman, dal disco The Shape of Jazz to come (Atlantic, 1959).

https://www.youtube.com/watch?v=OIIyCOAByDU

Notiamo che:

  • il tema ricalca la tradizionale forma AABA
  • l’improvvisazione nega la forma del tema (non avendo riferimenti tradizionali il calcolo cronometrico rivela che le esposizioni tematiche occupano rispettivamente 1’28’’ ed 1’30’’, mentre l’improvvisazione occupa 1’07’’)
  • la tromba (suonata dal "gregario" Don Cherry) offre un riferimento a tutti durante l’improvvisazione con un richiamo tematico
  • sono presenti tre livelli musicali stratificati, funzionali l’uno all’altro ma indipendenti: la batteria sottile e veloce / il contrabbasso più lento e largo / gli strumenti a fiato sempre ben coordinati tra loro ma fluttuanti rispetto al resto
  • sia il ritmo che l’armonia rimangono comunque vaghi, non stringenti, modellabili

L’ascolto guidato può offrire molti spunti per l’immaginazione degli ascoltatori (ne ho suggeriti alcuni), ma soprattutto questa musica diventa facilmente metafora di accoglienza, inclusione e anche di riscatto sociale! Perché non si piega mai ad una forma data.

Guida all'ascolto

Lonely Woman (The Shape of Jazz to come, Atlantic, 1959)

  • Ornette Coleman: sax alto
  • Don Cherry: tromba
  • Charlie Haden: contrabbasso
  • Billy Higgins: batteria
  • Batteria in double time: La batteria ordisce una trama sottile e veloce in double time, il groove è generato proprio dal contrasto che crea col contrabbasso. Può evocare immagini di vento ed aria.
  • Sax alto e tromba: I fiati si muovono fluidi tra due estremi ritmici, definendo un'ulteriore stratificazione. Possono evocare l'immagine dell'acqua.
  • Contrabbasso in half time: Pur non accompagnando in modo tradizionale il contrabbasso definisce il centro di gravitazione tonale di Re minore. È l'elemento che suona più lentamente, rilassato in half time. Può evocare l'immagine della terra.
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CC
Carlo Cimino

Collaboratore

Musicista. Docente precario nelle scuole Secondarie di Primo Grado, Licei Musicali, Conservatori.

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