DALL’ALTRA PARTE, OVVERO IO SONO CARMELA
Donato Martano Docente di Inglese più o meno dall’età di 11 anni, a 47 è ancora convinto di essere un giovane insegnante. Nella vita si è occupato anche di teatro e musica
Quando, ad aprile scorso, mi hanno chiesto di fare da tutor per il tirocinio di V. ho pensato in sequenza:
1 - Diamine, sto invecchiando. Mi sembra l’altro ieri che frequentavo la SSIS e facevo tirocinio in classe della grande Carmela insieme a Francesca, la mia adorata compagna di banco. Invece sono passati quasi vent’anni, ed è un battito di ciglia.
2 - Quindi adesso sono io la Carmela della situazione. Bella responsabilità. Sarò all’altezza?
3 - Cosa posso fare insieme a V. che sia utile a lei per il suo percorso, e magari anche a me e i miei studenti?
4 - O mio Dio, è vero, in questa cosa sono coinvolti anche i miei dolcissimi e delicatissimi studenti. Sei classi di Istituto Tecnico Industriale, tutti maschi, alcuni con visibili effetti della lunga permanenza in cattività. Come reagiranno alla presenza di V.? E la povera V. sarà in grado di sopravvivere?
Mi sono domandato perché a scuola avessero deciso di chiedere proprio a me di fare da tutor a V. Al di là della competenza professionale, credo sia dipeso molto dal mio carattere, tendenzialmente disponibile e aperto. Non è sempre facile trovare docenti disposti ad accogliere per un periodo abbastanza lungo una figura estranea in classe. Sarà la gelosia del proprio ruolo, il disagio nell’essere osservati nel lavoro quotidiano, la diffidenza verso il prossimo, la paura di essere scoperti. A me invece faceva piacere l’idea di un giovane collega in classe con me. Ho avuto diverse esperienze di co-docenza negli anni precedenti, sia con i colleghi di Sostegno, sia per la realizzazione di moduli CLIL che in occasione di progetti pluridisciplinari, e ne sono sempre uscito arricchito. Certo, bisogna avere voglia di mettersi in discussione e trovare un partner caratterialmente compatibile, ma resto convinto che il cooperative teaching sia una risorsa poco esplorata dalle grandi potenzialità.
Dall’arrivo in classe di V., ho pensato che da quel momento in poi bisognava ragionare come un team. Certo, lei ha seguito tutte le necessarie fasi di qualunque apprendistato: osservazione, feedback, riflessione, per arrivare alla fine del suo percorso alla progettazione e attuazione di una lezione in solitaria. Ma fin dal primo giorno in cui V. è entrata in classe con me, è stata presentata agli studenti come una docente, anche se in formazione. La reazione dei miei studenti al suo arrivo non mi ha stupito. Per quanto non abituati alla presenza di una giovane donna in classe, l’hanno accettata come una piacevole novità, guardandola con curiosità e interesse, ma comunque riconoscendone e il ruolo e accettandone la presenza. Rispettando il senso ancestrale dell’ospitalità, si sono comportati con lei sicuramente meglio che con me.
Le risposte alle domande iniziali sono venute da sole, con naturalezza. La cosa migliore che potessi fare per V. era continuare il mio lavoro quotidiano, rendendola però partecipe e consapevole. Si iniziava col briefing mattutino in sala professori o nei corridoi ("Adesso andiamo in Prima e facciamo questo, poi in Quarta invece questo, occhio che potrebbe succedere quest’altro…"), e si proseguiva con un feedback alla fine di ogni ora di lezione ("Cosa abbiamo notato oggi? Perché abbiamo fatto questo? Cosa ha funzionato e cosa no?"). Osservare V. è stato divertente e stimolante. Da un lato, era come avere in classe uno studente in più a cui pensare, con delle esigenze e obiettivi completamente diversi dagli altri. Dall’altro, era davvero una collega con cui discutere idee, metodologie, tecniche didattiche. Confrontarmi con lei mi ha costretto a confrontarmi con me stesso, ho rivissuto gli inizi della mia avventura professionale e guardato attraverso i suoi occhi che insegnante sono diventato. V. mi ha ricordato perché ho deciso di fare l’insegnante, anche quando, alla fine delle ultime due ore del sabato in quinta, le chiedevo scherzando se fosse ancora convinta della sua scelta, o quando le ho detto a bruciapelo di prepararsi che due giorni dopo sarebbe toccato a lei tenere cattedra. Il suo terrore e la sua voglia di mettersi in gioco mi hanno fatto pensare a quando vent’anni fa, è toccato a me. E alla grande Carmela, e a tutti i miei formatori della SSIS che non ringrazierò mai abbastanza.

Redazione
Docente di Inglese più o meno dall'età di 11 anni, a 47 è ancora convinto di essere un giovane insegnante. Nella vita si è occupato anche di teatro e musica.
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