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IL TEMA DEL “FORMARSI PER FORMARE” NELLA LETTERATURA

Esempi e riflessioni sul romanzo di formazione

21 maggio 2026 8 min

Alla parola “formazione” dovrebbe essere sempre associato l’aggettivo “continua”. La formazione continua appartiene a qualsiasi percorso di consapevolezza dell’agire quotidiano e del sapere; nel caso della scuola, è correlato all’azione stessa dell’istruire che è spesso sinonimo di formare. Difatti, l’etimologia di “formare” richiama al significato di dare forma.

Dare forma al pensiero ma anche al sapere/ai saperi, in quella ricerca senza fine che porta a mettere insieme un bagaglio di conoscenze capaci di delineare il proprio sé professionale e di definire il passaggio di quanto acquisito verso coloro che intersecano le strade complesse del confronto tra più soggetti che si formano. La ricerca di formazione per il proprio sé è fondamentale per essere poi formatori. In ambito educativo e, quindi, nella scuola, la formazione non può che essere a lunga gittata e abbisogna di elementi sempre nuovi e arricchenti, una formazione che non è per sempre ma che continua sempre. Questo tipo di approccio è la chiave di volta di quello che si può palesare in un gioco di ruolo tra i più accreditati: in questo gioco c’è il formatore e il formato, il Maestro e l’allievo, il docente e il discente. D’altra parte, chi si erge a formatore deve prima formarsi e il gioco sulla formazione lungo l’arco di tutta la vita prende l’avvio, nella nostra riflessione, proprio dal ruolo del Maestro. In un bellissimo libro dal titolo evocativo, George Steiner traccia il percorso per riconoscere i Maestri, offrendo tre diverse vie: in un primo modello di insegnamento-apprendimento ci sono esperienze di Maestri che non sono stati in grado di elaborare un processo condiviso di apprendimento e hanno distrutto i loro studenti così come non è peregrina l’esperienza di allievi che hanno tradito il filo rosso che li teneva legati ai Maestri medesimi, fino a un terzo modello che si connota per scambi tra allievo e maestro di reciprocità e fiducia [1]. Il Maestro è tale se, prima di ergersi al ruolo di formatore, a sua volta, ha seguito un percorso di formazione, lo ha fatto come scelta iniziale e come lavoro in itinere e ha poi scoperto che non esiste un traguardo per porre termine al cammino stesso della formazione; il Maestro non è mai pago del proprio carico di conoscenze, non smette mai di essere allievo e, anzi, si schernisce e si denigra se qualcuno osa mettere in discussione la ricerca di consapevolezza di questa sua imperitura indagine di conoscenza, oltre il limite dell’esperienza e della ragione, oltre il nesso tra quello che si impara e che poi cambia forma al modo di essere e di esistere. Capita spesso che dinanzi a questa consapevolezza, chi si forma non percepisce un momento di stasi alla formazione e la carica emotiva che spinge alla ricerca si fa portatrice di una sensazione di inadeguatezza da colmare.

La ricerca di formazione si scontra quotidianamente con i motivi stessi dell’essere formatore e in questo scontro la domanda a cui rispondere è sul cosa e come formarsi, su cosa basare la propria conoscenza di senso rispetto alla formazione e su cosa è davvero utile per riempire all’inverosimile quella valigia di saperi, adatta a diventare la cassetta degli attrezzi di chi pretende, a sua volta, di “dare forma” ad altri. Ci piace pensare che molte delle risposte su tale tema siano rintracciabili, come spesso accade, nella letteratura e proviamo quindi a ricercare proprio nella memoria letteraria delle esemplificazioni che possano sortire l’effetto che stiamo cercando.

Quelli tra di noi avvezzi al macrotesto letterario possono rintracciare nelle letture di una vita passaggi interessanti che attengono al tema della formazione, nell’accezione del formarsi, attraverso un turbinio di personaggi, luoghi e scenari. Non a caso, spesso viene rilanciato un modello narrativo che si fa genere letterario e che risponde al canone del romanzo di formazione, un modello che si fa risalire al romanzo settecentesco e ottocentesco e che trova la sua ragion d’essere soprattutto nel novecento. I riferimenti che ci appaiono congeniali appartengono al canone letterario europeo ed extraeuropeo, il cui processo di significati, nel sistema della formazione tout court, si propone come archetipo. Nel romanzo di formazione, i protagonisti elaborano un percorso che porta alla crescita e alla trasformazione, una sorta di metamorfosi dettata dalle leggi delle acquisizioni, in senso individuale ma anche collettivo. Nelle proposte di Goethe, ad esempio, ci ritroviamo dinanzi a personaggi che dibattono sui temi dell’esperienza conoscitiva e sulle scelte della vita e per la vita, con esiti a volte tragici, a volte di superamento dell’effetto dirompente della formazione del proprio sé [2]; nel nostro Foscolo, la formazione appare come percorso di realizzazione sentimentale e politica [3]. Nel repertorio bibliografico sul tema della formazione, molta parte può essere ricondotta a Hermann Hesse, dal suo Siddharta, a Narciso e Boccadoro, fino a Il lupo della steppa [4]. Una buona guida bibliografica che permetta ai lettori più affinati di fare scelte consapevoli sulla formazione non può lasciare in disparte buona parte della letteratura francese, da Sthendal a Balzac e Flaubert, a Voltaire e Rousseau, per arrivare fino al decadente Zola.

E poi ancora, ad altre latitudini, Stevenson e Twain ma anche Kipling.

Dalla fine dell’ottocento al novecento italiano, il nostro ideale percorso è intriso di viaggi letterari che intersecano la strada della formazione consapevole: da Manzoni a Verga, con un veloce passaggio su D’Annunzio e Svevo e ancora Vittorini, Pavese, Bonaviri [5], Deledda, Moravia, Morante, Pasolini, Calvino e Maraini fino alle prime incursioni letterarie di Eco. Uno dei casi più eclatanti, a livello internazionale, ci deriva dall’eco letteraria de Il giovane Holden di Salinger, la cui ripercussione viene periodicamente rilanciata e attraversa i tempi, lo spazio e le generazioni di lettori. Ci appaiono nella loro unicità, quali elementi formativi di grande spessore, le letture di Dickens, Faulkner ma anche Uhlman e Roth.

Anche nella letteratura per i più piccoli molta parte riesce a essere legata alla formazione delle giovani generazioni, dall’enfasi su Pinocchio e Il piccolo principe agli scritti di Gianni Rodari, alle splendide possibilità che emergono dalle testualità di Bianca Pitzorno e Roberto Piumini, pienamente nel canone letterario dell’elaborazione e della riflessione sul tema della formazione, alle più recenti riflessioni di tante serialità attraverso cui i lettori si affiliano a una certa tipologia di personaggi e li seguono lungo l’arco di avventure che sono altrettante esemplarità e scie di formazione. Ci sembrano azzeccate le scelte di lettura che prevedano un passaggio non troppo repentino sul Dr. Seuss e la sua arte visionaria o su Roald Dahl e i suoi personaggi per nulla superficiali o, ancora, su Astrid Lindgren e la mirabolante storia di Pippi Calzelunghe.

Di questa parte cospicua di pubblicazioni, con una platea attenta, gli esempi potrebbero essere una miriade, ma in tutti prevale il senso di ricerca della propria formazione per ritrovare un posto nel mondo, al netto delle relazioni con il mondo adulto. Alcuni percorsi narrativi di formazione, senza voler essere esaustivi, li ritroviamo negli scritti di autori contemporanei quali Gabriele Clima, Fulvia degl’Innocenti, Antonio Ferrara, Pino Pace, Fabrizio Silei, Beniamino Sidoti, Annalisa Strada, Paola Zannoner e nel legame forte con i temi dell’illustrazione, altro linguaggio in grado di creare aspettative di formazione, come nelle recenti altezze raggiunte dalle opere incantevoli di Benjamin Lacombe, Quentin Blake, Rebecca Dautremer, Valeria Do Campo, Fabian Negrin o nelle magnifiche espressioni di matita (e non solo) di Francesca Carabelli, Gianni De Conno, Arianna Papini, Sonia Maria Luce Possentini, Jole Savino.

Ci piace considerare possibile che nella formazione del proprio sé, sia per la crescita personale che professionale, possa trovare spazio un ideale percorso sulla letteratura che inserisca nell’esperienza di ciascuno, altrettante prove di formazione perché siamo tra quelli che crediamo che la letteratura coinvolga le esperienze più fortemente evocative del vivere e che tali esperienze siano riutilizzabili nel lungo periodo per crescere in consapevolezza e in condivisione. In questo nostro momento di riflessione, la possibilità di aprire il dibattito, di aggiungere e di togliere, di riscoprire traiettorie alternative e prevedibilmente di fare in modo che la buona letteratura trovi casa nella formazione di tutti e di ciascuno anche perché tutte le citazioni di questo personale percorso sono arbitrarie e riconducibili a chi scrive ma tentano di costruire un esempio di viaggio nelle proprie esperienze di lettura dei linguaggi espressivi che formano e lasciano una traccia indelebile nel proprio cammino di formazione.

Qui, dunque, semplicemente la riflessione personalissima di un lettore che mette in fila alcune piacevolezze letterarie a cui ritorna in continuazione.


Note

[1] George Steiner, La lezione dei Maestri, Torino, Garzanti, 2013

[2] Si pensi a due pubblicazioni notevoli di Johann Wolfgang von Goethe, Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister e I dolori del giovane Wether.

[3] Ci riferiamo chiaramente a Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis.

[4] Qui tornano utili i riferimenti ad una letteratura che fa di Hermann Hesse un rifermento importante per tante generazioni di lettori.

[5] Si veda a questo proposito di Giuseppe Bonaviri, Il sarto della strada lunga, Sellerio, 2006.

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Assunta Morrone

Collaboratrice

Nata a Cosenza. Dirigente Scolastico, ama scrivere libri per bambini, ma anche per grandi. Si definisce una cantastorie fuori dal tempo.

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