PCTO: ESPERIENZE A CONFRONTO
La vecchia alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria dalla legge 107/2015, è stata rinominata, con la legge di bilancio 2019, Pcto (nello specifico Percorsi per le competenze trasversali e orientamento).
Questi percorsi che "contribuiscono ad esaltare la valenza formativa dell’orientamento in itinere, laddove pongono gli studenti nella condizione di maturare un atteggiamento di graduale e sempre maggiore consapevolezza delle proprie vocazioni, in funzione del contesto di riferimento e della realizzazione del proprio progetto personale e sociale, in una logica centrata sull’auto-orientamento", spesso sono stati oggetto di numerose discussioni, soprattutto tra gli addetti ai lavori, ma non solo. Tutti si dividono su posizioni molto contrastanti.
La loro obbligatorietà li rende parte integrante del percorso di apprendimento, quindi dovrebbero avere una ricaduta positiva sulla preparazione di ogni studente: in sostanza si avrebbe la possibilità di mettere in pratica tutto ciò che si è appreso a scuola.
Sebbene questi percorsi mantengano numerose criticità, potrebbero essere considerati comunque come una buona possibilità di crescita personale e professionale. A volte, invece, capita che, a causa delle diverse difficoltà organizzative legate alla sicurezza e alla logistica, si riducano all’ennesimo sterile esercizio di burocrazia.
Un’altra considerazione che deve essere evidenziata, riguarda la differenza del tessuto economico che persiste tra il Nord e il Sud del nostro Paese. È innegabile che la fragilissima struttura industriale propria dell’Italia meridionale presenta poche realtà pronte ad accogliere gli studenti per periodi più o meno lunghi, e quelle messe nelle condizioni di poter offrire un lavoro sono ancora meno.
Proprio in quest’ottica, in questo articolo, abbiamo messo a confronto l’esperienza di Luca che ha frequentato un Istituto Professionale della provincia di Mantova ad indirizzo "Assistenza e manutenzione", e quella di Federica che ha frequentato un Istituto Tecnico Commerciale ad indirizzo "Turistico" in provincia di Cosenza.
Cominciamo dall'esperienza di Luca
Luca, dove hai svolto il tuo Pcto? L’ho svolto nell’azienda Ktec (nome di fantasia, ndr) che si occupa, tra le altre cose, di produzione di schede elettroniche. L’azienda si trova in provincia di Modena, vicino casa mia.
Che cosa hai imparato? Per me è stata un’esperienza bellissima e formativa perché ho imparato tantissime cose come l’assemblaggio, il montaggio e il collaudo delle schede elettroniche. Ho conosciuto più componenti elettrici ed elettronici rispetto a quelli che vedevo nel laboratorio di scuola ed oltre a questo ho imparato a gestire meglio il mio tempo. Aspetto, questo, che nel lavoro ritengo sia fondamentale.
Pensi che il Pcto sia un percorso utile per trovare lavoro una volta conseguito il diploma? Per me è stata un’esperienza davvero preziosa perché, oltre alla possibilità di crescere, mi ha dato la possibilità di trovare un lavoro. Subito dopo il diploma sono stato assunto prima con un contratto breve ed ora come apprendista. Quindi sì, è utile perché mette in contatto le aziende che cercano personale con i ragazzi giovani che vogliono iniziare subito a lavorare.
Passiamo ora a Federica
Federica, dove hai svolto il tuo Pcto? Ho avuto l’opportunità di svolgere lo stage presso la Bit di Milano (Borsa internazionale del turismo, ndr), una fiera della durata di tre giorni, nei quali ho presenziato come operatore turistico presso lo stand della regione Calabria.
Che cosa hai imparato? Ho appreso appieno il funzionamento del processo tecnico che porta alla creazione del prodotto turistico finale e ho capito quanto sia importante la collaborazione tra un ente pubblico, in questo caso la Regione Calabria, e le imprese locali per promuovere il territorio. Penso che sia importante valorizzare tutte le bellezze che il nostro territorio ha da offrire.
Pensi che il Pcto sia un percorso utile per trovare lavoro una volta conseguito il diploma? È proprio grazie ad esperienze del genere che noi studenti iniziamo a comprendere meglio come funziona il mondo del lavoro, e grazie alla Bit ho capito ciò che avviene "dietro le quinte" del settore turistico. Ho avuto modo di comprendere come potermi approcciare in futuro al mondo del lavoro, e ciò mi sarà di grande aiuto per trovarne uno.
In entrambi i casi le esperienze sono state nel complesso positive, anche se molto diverse tra loro: quella di Luca improntata completamente alla formazione pratica, finalizzata poi all’offerta di un lavoro; quella di Federica, invece, è stata un’esperienza sicuramente entusiasmante ma del tutto teorica, volta ad arricchire le competenze della studentessa.
Forse, sarebbe opportuno interrogarsi sulla reale utilità di questi percorsi e sulla corretta interpretazione da darne per sfruttarne le vere potenzialità al fine di migliorare sempre l’offerta formativa.

Redazione
Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.
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