QUANTE FORMAZIONI PER ESSERE FORMATI?\n### Riflessione di un formatore\n\nAlessandra Fantozzi\nDocente di Scuola primaria. Con un grande Amore per il teatro e il cinema, un passato nell’editoria e nella pubblicità, un presente attivo per la difesa e l’affermazione dei diritti di tutti (soprattutto di chi non sa di averli) e dell’Inclusione (questa sconosciuta!). Ama volare basso\n\nQuando si parla di formazione, in genere, si fa riferimento sia ad un percorso che a un processo finalizzato all’acquisizione di competenze specifiche, alla crescita professionale degli individui, oltre che al loro sviluppo personale e al loro benessere.\n\nViviamo un periodo di rapidi cambiamenti, esasperato dall’utilizzo delle nuove tecnologie e dalla trasformazione digitale, che hanno già modificato profondamente il nostro modo di essere, vivere e pensare. Ecco perché, nel mondo del lavoro, la formazione è divenuta elemento imprescindibile per tutte quelle aziende che vogliono sostenere le sfide di un mercato sempre più competitivo e complesso. Difatti, è stato più volte messo in evidenza, a livello globale, come la mancanza di competenze impedisca il processo di innovazione, indispensabile per la sopravvivenza e la crescita lavorativa.\n\nIl concetto di formazione non è appannaggio solo di determinate professioni, ma investe a tutto tondo il mondo del lavoro, chiedendo che a formarsi siano anche gli stessi formatori, cioè gli insegnanti, a cui spetta la trasmissione di valori e saperi, oltre che lo sviluppo personale e culturale dei propri studenti. Anzi, con la L. 107 del 2015, per chi è di ruolo diventa uno degli adempimenti propri della funzione docente, presentandosi come obbligatoria, permanente e strutturale. Lo scopo è sicuramente quello di avere professionisti della scuola sempre aggiornati, ma al contempo quest’aggiornamento deve essere coerente con quanto indicato nel PTOF e con i risultati emersi dai piani di miglioramento di ciascuna istituzione scolastica.\n\nQuesto è quanto previsto per chi è già all’interno del sistema, ma per chi ancora deve entrarci?\n\nNonostante il lavoro del docente sia uno di quelli più mortificati da un punto di vista salariale e professionale (fortunatamente la giusta carica di entusiasmo ed energia viene compensata dall'humanitas che accompagna tanti altri aspetti della vita didattica), sono tanti, troppi gli aspiranti insegnanti che puntualmente si iscrivono nelle graduatorie d’istituto, sperando in una supplenza e, infine, nel "posto fisso". Precari che, a differenza di qualsiasi altro contesto, raggiungono l’ambito traguardo con un bagaglio culturale e un’esperienza lavorativa che fa paura, perché per andare avanti in graduatoria devi avere il punteggio dato dalle supplenze, dal corso x, dal master y, dal dottorato, dall’abilitazione, dal sostegno… Altro che formazione necessaria per consolidare l’identità professionale, potenziare la pratica di insegnamento, elevare il livello di conoscenze e competenze… sembra più che altro una raccolta punti!\n\nIn qualità di insegnante anche io ho i miei bei corsi da seguire e i miei cari alunni da istruire ed educare, ma ho intrapreso anche una nuova strada, divenendo formatore degli insegnanti.\n\nMa chi forma i formatori? Stranamente nessuno in modo organico e organizzato, in quanto non c’è un profilo professionale specifico, anzi non è neanche indispensabile provenire dal contesto scolastico, basta che si abbiano qualifiche e titoli specifici in linea con la denominazione del corso. Così i formatori degli insegnanti costituiscono un gruppo molto eterogeneo: ingegneri, psicologi, terapisti della riabilitazione… anzi, proprio tutta questa diversità sta generando strane convinzioni, perché si ha più fiducia quando a parlarti di scuola lo fa chi non appartiene al mondo della scuola. Forse perché tutte le altre professioni hanno un’identità più forte!?!?\n\nE comunque anche i formatori dei formatori si trovano ingabbiati in uno strano sistema di "raccolta punti", con la redazione del proprio curriculum, che altro non è che la sommatoria di corsi ed esperienze varie. Pensiamo ad esempio che per poter accedere a determinati incarichi, funzioni o ruoli è fondamentale aver già ricoperto tali incarichi, funzioni o ruoli, che però sono puntualmente ri-assegnati sempre ai soliti noti, con il risultato che tali contesti (formativi e lavorativi) sono di fatto dei feudi, che risultano difficili da espropriare!\n\nIn qualità di formatore mi trovo ogni volta di fronte a platee estremamente variegate: c’è chi ci crede veramente, chi ha bisogno di credere che non sia una vuota e vana mercificazione di contenuti astratti, chi si immola spinto dal senso del dovere e chi vi è costretto e scarica la sua frustrazione sugli astanti con polemiche e narrazioni del proprio malessere.\n\nAlla fine, tuttavia, per tutti, recalcitranti o motivati, gli incontri di formazione sono realmente un’opportunità di crescita perché, soprattutto nei momenti dialogici, ci si confronta, si scambiano le esperienze, si trovano soluzioni. E non di meno sono occasioni di socializzazione, che consentono di distaccarsi da un contesto e dalla sua ripetitiva staticità, senza fuoriuscirne completamente, in una logica di scambio costruttivo di buone pratiche didattiche e pedagogiche (talvolta anche di sopravvivenza, visto che la professione docente è tra le più usuranti e ad alto rischio burn-out!).\n\nTrovo che sia davvero costruttivo quando all’interno dei dibattiti vengono fuori le varie esperienze con tutte le riflessioni e le emozioni che le hanno accompagnate. O anche quando si parte da un argomento e si arriva da tutt’altra parte, inducendo anche lo stesso formatore a rivedere il suo planning, per assecondare gli interessi di tutti.\n\nÈ vero che l’apprendimento permanente è il motore del nostro progresso sociale ed economico.\n\nÈ altresì vero che un sistema educativo di successo debba contare soprattutto su insegnanti fortemente motivati e altamente specializzati (in quanto lavoratori in prima linea), per poter formare e promuovere lo sviluppo integrale di studenti provenienti da esperienze di vita diverse.\n\nTuttavia, per rafforzare i nostri sistemi educativi, ritengo sia importante fermarsi a riflettere su cosa sia veramente necessario per migliorare l’istruzione, su quali siano le competenze pertinenti e adeguate che gli insegnanti devono possedere e sviluppare.\n\nIn accordo con il concetto di Life long Learning, ovvero l’apprendimento per tutto l’arco della vita, la formazione continua è uno strumento determinante per lo sviluppo professionale dei docenti, a favore del rinnovamento sociale e culturale, di cui gli studenti sono e devono essere i protagonisti assoluti.\n\nMa se l’agire educativo e didattico di educatori e docenti passa anche attraverso un aggiornamento continuo, che non diminuisce ma si accresce con l’accrescersi delle conoscenze e competenze, mi chiedo cosa succederà alla formazione di noi docenti, spesso così caotica e nebulosa, qualora dovesse essere approvata la legge sull’autonomia differenziata, che vedrà una scuola differenziata in base alla propria latitudine, perché ad essere differenziati sono e saranno soprattutto gli stanziamenti economici. Forse che alcune Regioni avranno più finanziamenti e potranno accaparrarsi i corsi migliori e i formatori migliori, mentre altre ancora una volta resteranno indietro?
Collaboratrice
Docente di Scuola primaria. Con un grande Amore per il teatro e il cinema, un passato nell'editoria e nella pubblicità, un presente attivo per la difesa e l'affermazione dei diritti di tutti e dell'Inclusione.
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