Il coraggio di sapere e la leggerezza del cuore
Armando Canzonieri - Insegnante di Filosofia e storia nei licei
Per chi vive la scuola occupando il posto dell’insegnante è chiaro che gli ostacoli principali che bloccano l’esperienza educativa ruotano intorno alla relazione che gli alunni credono di dover avere con i saperi che abitano le aule. Ruolo dell’insegnante è quello di frenare quelle derive che le impediscono di essere efficace. Ma cosa significa in questo caso la parola "efficace"? Crediamo che il diverso modo in cui si risponde a questa domanda indirizza l’istituzione scolastica verso scelte organizzative dei tempi, delle modalità di insegnamento e di verifica, delle materie di studio, via via fino ad arrivare alla stessa organizzazione degli spazi.
È evidente che se una relazione efficace con i saperi viene interpretata nei termini del padroneggiare informazioni, del raggiungere obiettivi o del preparare al mondo del lavoro, allora si produrrà inevitabilmente una selezione gerarchica tra i saperi che avrà come risvolto una specifica atmosfera che verrà assorbita e interpretata dagli alunni in maniera valutativa (studiare latino non serve, sapere quello che ha detto Anassimandro ha meno valore rispetto a sapere come funziona l’economia, e così via). Sul versante emotivo, contemporaneamente, una tale scelta produrrà negli studenti specifiche emozioni legate alla coppia oppositiva "farcela/non farcela", "sapere/non sapere". Emozioni che creeranno il terreno fertile per atteggiamenti che si muovono all’interno di un ventaglio che va dalla competizione all’ansia da prestazione, passando per il rifiuto di rispondere tutte le volte che si è convinti che le cose "o le sai o non le sai".
I saperi, allora, diventano pesanti e con essi anche i compiti, le verifiche, le spiegazioni. È proprio all’interno di questo quadro che la leggerezza può lavorare come antidoto. Con questo termine intendiamo una specifica modalità di relazionarsi al sapere che, senza vergogna, indichiamo essere sorella della virtù fondamentale dello studente: la virtù della sperimentazione. Solo chi ha il cuore leggero ha il coraggio di sperimentare. Forse da troppo tempo abbiamo perso di vista un aspetto strutturale della relazione educativa che rende l’istituzione scolastica un unicum all’interno del sistema delle istituzioni. L’istituzione scolastica è l’unica istituzione in cui la dimensione della sperimentazione è centrale.
Ed è proprio per questo che la scuola non può fare a meno di ideare spazi e tempi virtuali all’interno dei quali gli effetti delle diverse sperimentazioni possono essere osservati e non, come nella vita, anche subiti in tutto il loro peso. Il percorso formativo scolastico non mira alla trasformazione del soggetto che vi accede in un qualcosa di differente rispetto a quello che è nel momento in cui mette piede ad esso. A scuola si entra studenti e si impara a essere studenti, cioè si impara a relazionarsi in modo efficace con i diversi saperi e per farlo bisogna usare questi saperi, bisogna girarci attorno, stirarli, smontarli, ricomporli, cosa che può essere fatta solo se si ha il cuor leggero rispetto agli effetti di questo gioco di esplorazione.
Ed è proprio sul versante esplorativo che la leggerezza diventa fondamentale, in quanto in una cornice esplorativa il "peso" della prestazione e del "risultato" viene disinnescato. Rendere centrale l’aspetto esplorativo comporterebbe dare maggiore spazio didattico a esperienze immersive nelle quali simulare gli effetti dei nostri saperi, così da sorvegliare anche la pericolosa distanza tra nozioni e azioni che caratterizza una didattica eccessivamente incentrata sull’archiviare i saperi e non sul loro uso. Perché, non dimentichiamolo, dentro questi saperi che la scuola dovrebbe insegnare a esplorare, siamo già immersi, pur senza accorgercene. Crediamo che ogni qual volta l’istituzione scolastica, a tutti i livelli, dimentica di coltivare l’aspetto sperimentale, essa vada perdendo qualcosa, fallendo nella sua missione di formare buoni studenti.
In una cornice esplorativa il "peso" della prestazione e del "risultato" viene disinnescato
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