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Il riscatto sociale attraverso la lettura

La biblioteca dell’IPM di Catanzaro si arricchisce con le donazioni del progetto “Un libro per Anna”

21 maggio 2026 3 min

Manuela Magnelli

Non avevo mai varcato, prima dello scorso ottobre, le soglie di un IPM. Avrei voluto che l'acronimo indicasse l'indirizzo di una scuola superiore ma in realtà non è altro che un istituto penitenziario minorile. In Italia ce ne sono 17, dislocati su tutto il territorio nazionale e ospitano minorenni o ultradiciottenni (fino ai 25 anni) che però abbiano commesso il reato prima del compimento della maggiore età. In buona sostanza è un carcere dove “espiare la propria pena” attraverso una serie di percorsi, scolastici ed educativi, che possano aiutare i giovani rei a essere reinseriti nella società al termine dello stato detentivo. Mare fuori et similia sono fiction che non ho mai guardato, un po' per disinteresse un po' per ragioni di tempo. Il mio immaginario sui luoghi detentivi è quello che si ricava dai telegiornali, dalla lettura di qualche articolo o dall'immagine romanzata restituita da uno scrittore. Entrare in luogo che limita, per ragioni giuridiche, la libertà personale fa un certo effetto, anche se sei scevro da ogni condizionamento emotivo.

La mia visita, precedentemente concordata e autorizzata per la donazione dei libri raccolti per il progetto #unlibroperanna, è iniziata con l'apertura di più cancellate. L'ultima, quella di accesso, era di sbarre colorate di giallo. Un clic chiude alle tue spalle un mondo e ne apre un altro, quello della reclusione. Chi insegna negli istituti penitenziari ha familiarizzato con i rumori metallici delle chiavi manovrate dalle guardie carcerarie ma, ne sono certa, non riduce o anestetizza ciò che si prova entrando in quelle stanze. È un'emozione forte, un misto di paura ed empatia verso giovani vite sbandate. Ho fatto ingresso nell'IPM di Catanzaro, insieme ad un gruppo scout di Cosenza 2 e a Silvia Reda, ideatrice del progetto Un libro per Anna destinato agli istituti penitenziari minorili. Occasione di questa inusuale visita è stata la consegna di circa 700 libri di narrativa, raccolti a marzo dello scorso anno presso la Biblioteca Nazionale di Cosenza. Scopo del progetto è quello di arricchire le biblioteche degli IPM e tentare di offrire, attraverso la cultura della lettura, occasioni di rinascita sociale ed esistenziale.

Non è un'impresa facile – ci spiega l'educatrice che segue un numero di ragazzi variabile nel corso dell'anno. Molti dei giovani detenuti passano mesi, qualcuno anni, in questa sede dove devono far fronte non solo all'estinzione della propria pena ma anche alle diversità anagrafiche, geografiche, etniche e religiose. Qualcuno parla a stento l'italiano così come qualche giovane italiano parla stentatamente la lingua madre. Comunque si capiscono o si sforzano di capirsi per facilitare la convivenza, in fondo ci sono linguaggi universalmente riconosciuti. Gennaro, lo chiamerò così per il suo accento partenopeo, non ricorda più a quale anno di scuola superiore era iscritto prima di finire in carcere. Frequentava l'alberghiero, vorrebbe, un giorno, diventare un cuoco, meglio dire un grande chef! Rosso Malpelo, il ragazzino minuto e lentigginoso, si presta a leggere con gli scout coinvolti in questa iniziativa, alcune pagine di Saint-Exupéry. Il piccolo principe lo ricordano un po' tutti, reminiscenze di letture scolastiche o restituzione delle immagini del cartone animato su Rai yoyo. E poi c'è Andrei (nome diffuso per chi ha accento dell'Est), il più grande di tutti, quello che ha l'aria di comandare tra quelle quattro mura e che incute soggezione a tutto il gruppo.

Prima di andar via, dopo un pomeriggio di letture condivise e attività socializzanti, è impossibile non mettere a confronto vite diverse, destini differenti ma con la possibilità del riscatto. L'istruzione rimane una di queste strade percorribili – sostiene l'educatrice che sottolinea come “trovarsi dalla parte del torto” sia più facile di quanto si pensi.

Qui non c'è il tempo per creare legami affettivi, ci si fida per convenienza e opportunismo. Bisogna sopravvivere. Le pagine di un libro possono aiutare a farlo.

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Manuela Magnelli
Manuela Magnelli

Redazione

Docente di Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Insegna dal 2004 maturando un'esperienza nelle scuole superiori e sul sostegno.

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