Cosa ci rende diversi dagli altri esseri viventi?
Andere Olaso Mendibil È insegnante nella scuola pubblica basca e storica dell’arte
Gli esseri umani sono animali sociali e culturali: abbiamo bisogno di creare per sopravvivere, proprio come gli alberi necessitano del sole e dell'acqua per crescere. Non è un lusso, ma una necessità. Il dizionario ci dice che la cultura è un insieme di conoscenze che ci permette di evolverci come persone, ossia di crescere come quell'albero. Tuttavia, non esiste cultura senza rapporti e scambi. Fin dalla nascita, dipendiamo dagli altri per sopravvivere e prosperare.
La musica, il cinema, la letteratura, le lingue, la filosofia, l’arte e la comunicazione sono tutte espressioni profonde dell'essere umano. Ed è qui che entra in gioco l’educazione (scolastica e non), una parola così grande che comprende tutto.
Ho iniziato il mio percorso come insegnante con il desiderio di emozionare gli studenti e realizzarmi facendo ciò in cui credevo. All'inizio, con l'innocenza di chi ha vissuto solo la teoria, pensavo di poter raggiungere tutti e diventare un punto di riferimento nelle loro vite. Quando ciò accade, è un momento magico che ti fa dimenticare tutto il resto.
Tuttavia, devo ammettere che ultimamente ho perso questa illusione. Mi rendo conto che il sistema scolastico, come la società in generale, non stimola né il pensiero critico, né la riflessione, né l'immaginazione, ed è spesso respingente e poco inclusivo. Molti studenti sembrano privi di obiettivi o motivazione per andare avanti e imparare. È allarmante che questa generazione, pur essendo la più informata della storia, sia anche la più disinformata. I social e internet hanno democratizzato l'informazione, ma anche la disinformazione. Sembra che tutti siano esperti di tutto e che tutte le opinioni siano ugualmente valide. Non sono d'accordo: è fondamentale conoscere bene ciò di cui si parla per evitare pettegolezzi, critiche infondate o sensazionalismo pericoloso.
Noi docenti non siamo più quelli di una volta, ma come società abbiamo perso la rotta. L'informazione e la disinformazione sono all'ordine del giorno, e noi professori siamo diventati "guide", "mediatori" o "accompagnatori" degli studenti. Anche se queste parole sembrano tratte da una legge sull’educazione o da un articolo di giornale, noi docenti, protagonisti di questo nuovo scenario, non sappiamo né dove siamo né dove stiamo andando. Per questo motivo, nessuno ci prende sul serio, nemmeno noi stessi a volte. Spesso viviamo situazioni di mancanza di rispetto e violenza di vario tipo in classe, e tutto ciò è così normalizzato che sembra impossibile cambiare. La mancanza di protezione per i professori è nota e proviene dall'amministrazione, dai colleghi, dagli studenti, dalle famiglie e dal sistema in generale.
Quale può essere la soluzione? Secondo me, solo una: rendersi conto che l’educazione è responsabilità di tutti. Finora sembrava essere solo responsabilità degli insegnanti, ma questo è come costruire una sedia che si regge su una sola gamba: appena ti siedi, cadi. Come cittadini del mondo, dobbiamo prenderci questo impegno se vogliamo fare del mondo un posto più giusto, più libero, con più opportunità e più bello per tutti. Dobbiamo discutere e lavorare insieme verso un obiettivo comune, non solo creare un ecosistema ideale a scuola senza impatto sociale esterno. Ancora più pericoloso è considerare la scuola come una fabbrica di futuri lavoratori preparati tecnicamente, ma carenti a livello sociale, emozionale e critico. L’educazione e l’apprendimento devono estendersi in tutte le direzioni; tutti noi siamo emittenti e riceventi allo stesso tempo e dobbiamo concordare sul tipo di società che vogliamo costruire.
Da dove possiamo cominciare? Tornando alle origini della nostra natura umana. Voglio fare un’appassionata difesa delle scienze umane, spesso trascurate. Se è chiara la nostra natura di animali culturali e sociali, perché non promuoviamo l’arte, la letteratura, la musica e la filosofia? In un periodo di incertezze planetarie, guerre, violenza, discriminazione, disparità sociali e carenza di obiettivi, è evidente che ci manca l'apprendimento come esseri umani. L’analisi e lo studio della storia e del pensiero passato ci aiutano a capire quale strada intraprendere. Nelle mie lezioni di storia e arte, cerco di insegnare l’importanza di conoscere e analizzare queste materie, di studiare il nostro patrimonio culturale e, allo stesso tempo, di far capire agli studenti la nostra realtà.
Lo sviluppo umano non dovrebbe essere orientato solo alla tecnologia e alla scienza, ma soprattutto ed essenzialmente agli aspetti sociali e culturali. Pertanto, scuola e società, insieme e allo stesso tempo, devono essere i custodi delle scienze umane, che rappresentano lo strumento più importante per cambiare e migliorare il mondo. Il progresso deve essere sempre globale: dobbiamo recuperare e abbracciare il passato per imparare e avanzare insieme. Tornando alle origini e, perché no, alla "Matria paleolitica", dove tutti erano necessari e ugualmente considerati per avanzare collettivamente, capiremo che questa è l’unica forma di sopravvivere.
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