Aldo Veltri Ha 17 anni. Studia al Liceo Scientifico presso il Polo Scolastico di Amantea e, parallelamente, frequenta il Triennio di Corno Francese presso il Conservatorio P.I. Tchaikovsky di Nocera Torinese. I suoi interessi negli studi spaziano dalle materie tecnico-scientifiche a quelle umanistiche. Infine, è cintura marrone di Karate
“Ho scelto Gadda non solo perché si tratta d’uno scrittore della mia lingua, [...] ma soprattutto perché la sua filosofia si presta molto bene al mio discorso, in quanto egli vede il mondo come un ‘sistema di sistemi’, in cui ogni sistema singolo condiziona gli altri e ne è condizionato.” - Italo Calvino, Lezioni Americane.
Come sarebbe il mondo se tutti noi vivessimo nelle nostre convinzioni?
L’essere umano vive in società e affronta il confronto con l’altro praticamente ogni giorno e sarebbe impossibile non cambiare anche un minimo in seguito alle varie interazioni giornaliere. Eppure, usiamo le nostre credenze, i nostri valori e le nostre conoscenze come un’impalcatura salda e spesso dogmatica. Basarsi su ciò che si ha non è, in linea di principio, un ragionamento sbagliato, ma lo diventa quando si ritiene ciò che si ha come dotato di un’autorità tale da rendere lo scetticismo sui propri principi un atto da stolti. Deve essere, anzi, proprio il fatto che ognuno nella sua propria sfera individuale abbia principi diversi che lo caratterizzano a suggerire le potenzialità di una visione molteplice.
La conoscenza di un dato è, in tal senso, lo scontro delle varie “tesi” in antitesi tra loro.
Non è solo il mondo così come lo vediamo ad essere tridimensionale, ma sono anche gli eventi e i dati che possiamo raccogliere in esso ad esserlo: ognuno analizza il mondo secondo il suo modo e ha un metodo unico di comunicazione ed è tramite il conflitto ragionato che sboccia come un fiore la conoscenza. Certe volte, inoltre, abbiamo la necessità di un “consulto esterno”, di un’altra visione, che ci aiuti a progredire perché, in fondo, abbiamo la necessità di interagire con l’altro per provare a comprendere il mondo secondo la sua visione.
Ciò vale per la scienza: se la teoria Newtoniana basata sulla Legge di Gravitazione Universale non fosse stata “ridimensionata” dalla teoria della Relatività Einsteiniana, le tecnologie satellitari, così come le abbiamo funzionanti oggi, non potrebbero funzionare in quanto non terrebbero conto di effetti non individuati nella teoria di Isaac Newton.
Così come vale in ambito tecnico-scientifico, vale anche in ambito etico, estetico, politico e così via.
Come può tornare utile una visione basata sulla molteplicità? Non dobbiamo mai dimenticarci del mondo in cui viviamo. Ognuno ha le sue differenze e l’imposizione di una visione su un’altra è proprio ciò che va contro il nostro essere umani (sociali).
Il fatto che un dato sia statisticamente diffuso in maggior quantità non implica che ciò che è contrario ad esso sia da ignorare in quanto devia dalla media, dallo standard, dal pensiero comune.
Il fatto che una religione abbia un numero di seguaci maggiore rispetto alle altre non implica che esse non siano altrettanto valevoli o perfino sbagliate, così come ciò vale per una visione agnostica o atea. Pensiamo anche alla sessualità di una persona. Il fatto che viviamo in un mondo dove la maggior parte degli esseri umani sono eterosessuali non implica la non normalità di tutti gli altri. Stesso discorso vale per il colore della pelle: chi decide che il colore bianco della pelle sia prevalente sul colore nero? Così come potremmo chiederci: chi ha deciso che l’uomo sia superiore alla donna?
Tutte queste visioni hanno in comune l’intolleranza e l’odio. In quest’ottica, quindi, cosa sarebbe la molteplicità? Essa non è altro che comprensione, logica, immedesimazione, altruismo. Le visioni intolleranti aventi alla base l’odio scaturiscono, infatti, da un non ragionato egoismo che, nei casi peggiori, nasconde un egocentrismo di fondo. Per cui, non bisognerebbe solo pensare al molteplice, ma anche e soprattutto applicare il molteplice e iniziare a guardare il mondo sotto uno sguardo critico, ragionevolmente scettico.
La Molteplicità è Tolleranza Critica. Sapendo che esiste qualcun altro all’infuori di me, non posso ignorare il fatto che abbia una vita totalmente sua, con la sua storia alle spalle, con il suo contesto, con le sue esperienze e le sue conoscenze. E’ comprensibile una reazione di stupore dinnanzi a ciò, dettata, seppur discutibilmente, dall’istinto. Non è altrettanto comprensibile l’intolleranza in tal senso, in quanto basata unicamente su istinti per niente regolarizzati dalla ragione. Si farebbe, cioè, ragionare la “pancia” e non la testa.
Paradossalmente, il climax di Intolleranza è tollerato dagli intolleranti e non tollerato dai Tolleranti.
Sono le nostre particolarità a renderti ciò che siamo e vivere con la consapevolezza della peculiarità individuale aiuta anche a vivere in pace con se stessi e sono proprio le peculiarità ad accomunare tutti noi. E’ proprio questo il fulcro dell’immedesimazione: spesso spendiamo giornate intere cercando di capire chi siamo per conto nostro, pur non provando a capire chi siamo a partire dagli altri.
Collaboratore
Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo a scrivere.
Continua a leggere
AVVICINARSI AL MONDO CHE NON C’È
Linguaggio e didattica
L'insegnamento è una pratica di trasmissione che, tramite l'uso consapevole delle parole, deve attivare il movimento delle facoltà dell'alunno. L'insegnante è chiamato a inventare strategie per avvicinare i ragazzi al mondo, per renderli in grado di elaborare in autonomia il loro futuro.
LA STELE DI ROSETTA
L'autore riflette sull'asimmetria linguistica e generazionale tra docenti e studenti, aggravata dai social network. Come la Stele di Rosetta, la scuola deve fornire un linguaggio comune per trasformare le informazioni in vera conoscenza e saggezza.
QUANDO LA SINTESI NON È UN DONO
L'autrice riflette sull'uso del linguaggio nella scuola, partendo dalle polemiche sull'Esame di Stato. Si evidenzia uno scollamento tra il burocratese ministeriale, il linguaggio virtuale degli studenti e la necessità di una lingua riflessiva e complessa, lontana dalle semplificazioni.