La molteplicità che è in noi
Serena Gabriele Nata a Cosenza il 27 gennaio 2003. Attualmente studia Lettere classiche all’Università della Calabria
Questa –durante gli anni del liceo– era una delle massime più pronunciate dalla professoressa di Letteratura italiana e io la custodisco con cura nei cassetti della mia memoria per il gran valore che ha.
La prof, infatti, con queste parole voleva far capire a studenti e studentesse che difficilmente si può vivere bene senza i piccoli sforzi e che il più delle volte trascuriamo ciò che è in nostro potere per rincorrere grandi utopie. Era chiaro per tutti che in lei era assente la necessità di insegnare alle folle sconfinate: voleva solo comunicare il suo sapere a chi sarebbe stato in grado, nel tempo, di farne un tesoro non sepolto sotto la sabbia, ma libero e condiviso. Il suo obiettivo era quello di lavorare sul singolo individuo, tenendo conto del fatto che già nel singolo stesso si può trovare un’inesauribile molteplicità e noi, anime intricate e spesso ingestibili, ne eravamo una dimostrazione concreta.
I testimoni della complessità dell’essere umano erano soprattutto gli autori che leggevamo in classe, i quali costituivano il punto di partenza delle quotidiane riflessioni che portavamo avanti nella speranza di trovare qualche risposta, anche se alla fine ci ponevamo più domande di prima. È stato attraverso i libri di Pirandello, ad esempio, che molti hanno iniziato a badare al giudizio degli altri e a mettere in dubbio sé stessi per andare in cerca della propria autenticità, interrogando i ‘nessuno’ e i ‘centomila’ che vivono in noi per far emergere un genuino e personalissimo ‘uno’.
Diverse volte, poi, le Lezioni calviniane sono state indispensabili per comprendere che le nostre gambe non sono fatte per percorrere un’unica strada, ma possono curiosare e tentare sempre nuovi sentieri, senza sottovalutare il potere della letteratura che, oltre ad essere magistra vitae, è un’instancabile compagna di viaggio.
Infine era quasi impossibile escludere dalle discussioni Dante Alighieri, che con la sua Commedia ha dimostrato che si possono realizzare grandi opere senza limitarsi a un solo stile e che una delle passioni più travolgenti è proprio quella che si prova nei confronti dell’insaziabile e gratificante Conoscenza. Ad ogni modo, al termine del liceo erano veramente pochi quelli che ricordavano date, declinazioni e teoremi, mentre molti non hanno mai dimenticato la cura e l’attenzione di quei docenti che impiegavano buona parte delle loro energie per aiutarci a comprendere non solo il mondo esterno, ma anche quel caotico microcosmo interiore che ha bisogno di essere accarezzato e ascoltato da chi ha conosciuto l’amore prima di noi.
“Anche per una persona, per una soltanto, sento il bisogno di fare lezione”.
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