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Le braccia grandi e accoglienti di mamma scuola

Le storie di Diana, Nicola, Mario, Mohammed, Mattia e Damiano

21 maggio 2026 5 min
Le braccia grandi e accoglienti di mamma scuola

La grandezza della scuola pubblica che spesso viene denigrata e maltrattata è paragonabile alle braccia sicure di una mamma: riesce ad accogliere una molteplicità di bisogni, di situazioni, di sogni e di speranze.

È la scuola che ha saputo accogliere Diana, fuggita due anni fa dall’Ucraina in guerra, con la mamma e due fratelli di poco più grandi. Ha i capelli lunghi e il viso incorniciato da un paio di occhiali rotondi e dorati. Ama i gatti e le stelline: le vorrebbe sulle scarpe, sui vestiti, tatuate addosso.

Molti suoi parenti sono rimasti in Ucraina e di alcuni non si hanno notizie da tempo. È bella, senza filtri e alla sua giovane età ha già imparato a contenersi, a ridere poco ma quando prende in mano le sue matite e i suoi fogli, riesce a sognare e a far sognare chi la guarda. È quello che, con la terminologia giusta, si definisce un’eccellenza, un vero talento. Diana attraverso il disegno si racconta, racconta del suo rapporto con gli altri, del mondo che la circonda. La scuola ha saputo darle gli strumenti per esprimersi e, chissà, forse per riprendersi, in parte, la spensieratezza di una ragazzina di 14 anni: ha partecipato ad un concorso sull’intelligenza artificiale e, con il suo disegno, è arrivata prima, in tutta Italia, nella sua categoria. È stata premiata a Torino, con una cerimonia importante, e forse, ha ripreso a credere che nel futuro qualcosa di bello può ancora accadere.

La scuola pubblica, bistrattata e limitata, ha saputo accogliere Nicola con le sue esigenze significative. Con i suoi quindici anni anagrafici e il suo corpo gracilino che gli dà l’aspetto di un bambino, perso nel suo mondo parallelo, probabilmente avrebbe avuto bisogno di una situazione più adatta a lui, cucita sui suoi bisogni e le sue necessità. Però, nonostante gli evidenti limiti, la scuola ha saputo attivare intorno a Nicola una rete che lo ha accolto, preso in carico, cercando di fargli vivere esperienze nuove e gratificanti, nonostante tutto. A scuola Nicola ha migliorato le sue capacità di interagire con gli altri, ha migliorato le sue autonomie nelle situazioni quotidiane e la sua comunicazione non verbale. La scuola si è attivata per la definizione del suo progetto di vita, in collaborazione con la famiglia, il comune di residenza, e gli altri attori che interagiscono nella sua vita, cercando di guardare oltre.

Quelle della scuola pubblica sono le stesse braccia che hanno saputo accogliere Mario, nato in una famiglia di origine Sinti: occhi azzurri che ti scavano nell’anima e una serie di problematiche legate per lo più al contesto sociale e familiare: sette fratelli, pochi mezzi economici e una mamma che, malgrado tutto, prova a tenere le redini della situazione, anche a costo di incollare insieme i pezzi con il nastro adesivo (proprio come succede per la loro vecchia macchina). Mario non è uno studente modello, anzi, farebbe perdere le staffe anche ai santi ma con non poche difficoltà è riuscito ad arrivare agli esami di maturità. Il giorno del suo colloquio orale si è presentato in abito scuro, con tanto di giacca nonostante il caldo asfissiante. Passeggiava nervosamente mentre aspettava il suo turno quando, inaspettatamente, ha visto comparire tutta la sua famiglia. Erano tanti e nell’aula quasi non ci entravano. È stato un momento commovente, per chi ha avuto la capacità di comprenderlo. Un momento di riscatto per tutti loro, una magia che la scuola, ancora una volta, ha saputo realizzare.

La scuola è la stessa mamma che ha accolto Mohammed, arrivato in Italia nel 2007. Era ancora piccolissimo ma il suo papà si era trasferito dal Burkina Faso quasi dieci anni prima per cercare di costruire un futuro migliore per la sua famiglia. Col suo fisico prestante e statuario e il suo temperamento pacato, Mohammed si è lasciato guidare dai suoi insegnanti. Voleva a tutti i costi il suo diploma di manutentore. Ha accettato di ripetere il quinto anno pur di ottenerlo. Con impegno, studio e dedizione ha concluso il suo colloquio orale tra gli applausi e i complimenti della commissione e la commozione dei prof che lo avevano seguito più da vicino. Si è diplomato con 90, realizzando un sogno che sembrava quasi irraggiungibile.

La molteplicità della nostra amata scuola sta anche nel saper dare le occasioni giuste agli studenti.

È il caso di Mattia e Damiano che, grazie alla lungimiranza di qualche insegnante hanno avuto la possibilità di approfondire le loro conoscenze nel campo della robotica, prima frequentando un corso di formazione e poi partecipando come gruppo squadra alle olimpiadi di robotica che si svolgono ogni anno presso una nota azienda del milanese. Hanno avuto l’occasione di misurarsi con ragazzi come loro, di uscire dalla loro zona di comfort e soprattutto di conoscere realtà nuove, di sapere che esistono possibilità diverse, strade nuove e possibili da percorrere per il loro futuro. Hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo ed è stato bello dargliene la possibilità.

La scuola pubblica, con tutte le sue ataviche criticità e le difficoltà che affronta ogni giorno, è fatta, tra gli altri, di uomini e donne che amano quello che fanno e che si impegnano per creare un posto migliore in cui tutti possano trovare la loro strada. È fatta anche di uomini e donne che riescono a guardare oltre i programmi ministeriali, i voti sul registro e le convinzioni personali dettate spesso dalle esperienze personali e dai ruoli che si ricoprono. Bisognerebbe sempre tenere presente che i veri protagonisti sono i ragazzi. Tutti i ragazzi, nessuno escluso.

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Stefania Lecce
Stefania Lecce

Redazione

Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.

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