Parlare di Calvino per conoscere le nostre paure
Articolo del numero precedente "Leggerezza" (ci scusiamo per aver mancato la pubblicazione e recuperiamo nel numero attuale, sempre dedicato a Calvino)\n\n# Parlare di Calvino per conoscere le nostre paure\nLuigi Carbone\n\nSi dice l’ovvio affermando che il mondo oggi deve essere alleggerito della rigidità che gli(ci) stiamo costruendo addosso; se si parla dei conflitti in corso, del dibattito politico, del vincitore di Sanremo, qualunque tipo di discorso finisce prima o poi per polarizzarsi: o buono o cattivo, o bianco o nero, o noi o loro, si diventa oppositivi e ci si appesantisce.\n\nLa dialettica da social è esemplare, luoghi virtuali in cui scrivere il più delle volte significa schierarsi o essere presi per quelli che si schierano. Le parole e i discorsi vengono banalizzati, li si svuota di significati e di valore col risultato di appesantire la vita e chi è fragile, tante volte chi è giovane, rischia di rimanere spezzato sotto il peso delle parole. Ci viene in aiuto la "Leggerezza", la prima delle "Lezioni americane" di Italo Calvino che, ripensando alle difficoltà del se stesso neorealista, dice: "Presto mi sono accorto che tra i fatti della vita che avrebbero dovuto essere la mia materia prima e l’agilità scattante e tagliente che volevo animasse la mia scrittura c’era un divario che mi costava sempre più sforzo superare. Forse stavo scoprendo solo allora la pesantezza, l’inerzia, l’opacità del mondo: qualità che s’attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle". La metafora con cui si identifica il mondo è Medusa e chiunque prova a guardarlo resta pietrificato. Calvino si fa Perseo e scruta il mondo in un riflesso salvifico. "Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare – dice Calvino –, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio".\n\nLa soluzione dei nostri tempi, osservare il mondo da una certa distanza, senza scappare ma affrontandolo attraverso un riflesso, come fa Perseo con Medusa. Calvino punta ad alleggerire le parole non per svuotarle di significato, ma perché rappresentino il mondo e la vita in modo gentile, perché Perseo sconfigge Medusa non quando le stacca la testa ma quando tratta quell’orrore mozzato di sangue e serpenti con gentilezza. Ovidio, dice Calvino "ha dei versi [...] che mi paiono straordinari per spiegare quanta delicatezza d’animo sia necessaria per essere un Perseo, vincitore di mostri: ‘Perché la ruvida sabbia non sciupi la testa anguicrinita [...] egli rende soffice il terreno con uno strato di foglie, vi stende sopra dei ramoscelli nati sott’acqua e vi depone la testa di Medusa a faccia in giù’. Mi sembra che la leggerezza di cui Perseo è l’eroe non potrebbe essere meglio rappresentata che da questo gesto di rinfrescante gentilezza verso quell’essere mostruoso e tremendo ma anche in qualche modo deteriorabile, fragile".\n\nQuante ragazze e quanti ragazzi, oggi, restano pietrificati dopo aver guardato il mondo in faccia? Per non aver avuto qualcuno, a casa o a scuola, che insegnasse loro la leggerezza delle parole e della vita? Ragazze e ragazzi che avvertono l’esistenza come un peso insopportabile dal quale si sentono schiacciati e restano pietrificati da Medusa. E allora vogliamo educare i giovani all’affettività? Non perdiamoci in vuoti slogan propagandistici dettati dall’emotività del momento, non c’è bisogno di un’altra disciplina da trasformare in un voto sulla pagella, affidiamo il compito a quello che la scuola già possiede. La letteratura. Troviamo un buon momento per parlare ad alunne e alunni di Calvino, diamo loro una traccia da seguire per ritrovarsi, diamogli le parole di uno dei più grandi autori del Novecento per difendersi dallo sguardo della gorgone: "Resta ancora un filo, quello che avevo cominciato a svolgere all'inizio: la letteratura come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere".
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